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Carlo A. Pelanda
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Il Foglio

2003-9-17

17/9/2003

New leviathan

Nei think tank occidentalisti si è rilevato un profondo mutamento culturale nelle società euroamericana a seguito degli eventi  del 2001 – 2002. L’11/9 ha modificato la visione del mondo mostrando quanto questo sia cattivo e minaccioso. La quasi contemporanea caduta dei mercati finanziari ha eroso profondamente l’ottimismo di massa. Il fenomeno non è ancora precisabile, ma si manifesta come aumento della domanda diffusa di certezza. Per questo i pensatoi detti raccomandano alla politica di mettere in assoluta priorità la “produzione di fiducia”. Dagli anni 50’ fino al 2000 la visione prevalente era che alla fine potesse vincere la bontà, il modo gentile, perché il numero di uomini buoni e razionali supera quello dei cattivi ed irrazionali. I figli di questa società sono stati educati a non fare la guerra, ma inchini e correttezze. Inoltre, in base alle tendenze ascendenti dell’economia post-bellica, si è insediata l’attesa che il domani sarebbe stato meglio dell’oggi. Tale sistema culturale non è più maggioritario perché e emersa la visione che nel mondo siano più i cattivi che i buoni, che i destini sono reversibili.  Quanto è grande il problema? Notevole. Per esempio, ben prima di questa raccomandazione l’autorità monetaria statunitense, Fed, ha modificato i propri criteri di politica monetaria proprio in riferimento al contenimento della crisi di fiducia. Al punto di violare molti standard tecnici di stabilità per tappare la falla psicologica. Significa che la Fed percepisce l’emergenza simbolica. La Bce, per inciso, non è comparabile perché ha missioni più ristrette. Anche buona parte della politica di Bush risente della priorità di rassicurare come succede in quella degli europei, ma ancora in modo ondivago e non mirato. Cosa consigliare ai politici per renderli più efficaci? Sul piano economico devono dare, almeno per un triennio, un plus di garanzie. Che significa  andare in deficit senza esitazioni. Meno facile è la rassicurazione sistemica. Confermare che il mondo è cattivo sarebbe controproducente. Dire che è buono non sarebbe più credibile. Infatti la sinistra è in crisi perché si poggia su un’antropologia (Rousseau) e dottrine buoniste. Tocca quindi alle destre guidare. Con una soluzione neoleviatana (Hobbes): dare la certezza che i buoni vinceranno sui cattivi, facendo la guerra ai secondi. La mobilitazione per far vincere il bene contro il male è il simbolo più semplice ed  efficace per restaurare la fiducia. Utile anche a costruire un codice più forte di coesione sociale: noi occidentali i buoni, gli altri i cattivi. Lo scenario conseguente implica tre anni di “conquista & inflazione”.   

(c) 2003 Carlo Pelanda
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