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Carlo A. Pelanda
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Il Foglio

2001-8-18

18/8/2001

La bolla precedente non ha finito di sgonfiarsi, ma il mercato ne sta già cercando un’altra

Next bubble. In questi giorni gli scenari “seri”  prevedono un futuro  buio per la crescita reale e finanziaria globali non solo per il 2001, ma anche per il 2002 e, alcuni, perfino oltre. Le prospettive negli Usa appaiono pessime, nell’eurozona brutte, in Giappone sconfortanti. In sintesi, la speranza di un rally borsistico di fine anno sta scemando. E per il prossimo si vede grigio.  Si rassegnerà il mercato finanziario ad un biennio, o più, di rendimenti minimi? Il consenso dei “seri”, appunto, lo consiglierebbe. Ma è improbabile che il mercato finanziario stia tranquillo ad aspettare il ritorno del bel tempo. I risparmiatori sono rimasti nei fondi di investimento, nonostante le perdite, perché comunque restava alta la speranza di un rimbalzo. Se questa si deprime gli istituti finanziari avranno meno clienti e volumi da gestire. Oppure i risparmiatori non accetteranno la dura realtà – avendo in memoria la recente cuccagna -  e migreranno verso operatori più propensi al rischio, abbandonando quelli più prudenti. Che per non perdere il cliente dovranno osare di più. Inoltre la tendenza recessiva globale sta generando un’enorme massa di liquidità non impiegata che prima o poi dovrà trovare sfogo. Il punto è che in un’economia altamente finanziarizzata  esiste sempre una bolla di capitale che preme per alte remunerazioni. In fase di crescita diviene esplicita, in recessione (se non catastrofica) si fa implicita. E tenta continuamente di ritrasformarsi in esplicita. Curiosamente, l’ipotesi di fine dei cicli nella nuova economia potrebbe parzialmente confermarsi in una sua variante: la pressione costante del capitale rende più lunghe le fasi espansive e più corte quelle recessive. Se ciò fosse vero, il dato rilevante non riguarderebbe solo il ciclo reale, ma anche la possibilità di forzare una bolla da qualche parte. Scenario “non-serio”? Forse, ma i dati mostrano che stanno aumentando i tentativi per cercare nuove cose da mandare in bolla. Gli operatori finanziari, dopo aver tentato quotidianamente e inutilmente di forzare rialzi borsistici generali, ora si stanno aggiornando e puntano sulla spinta di singoli settori. Cresce anche l’attenzione su speculazioni valutarie dovute alle oscillazioni del dollaro: va giù, si comprano euro poi si ricomprano dollari. Altri si sono accorti che gli investimenti arrischiati nei Paesi emergenti non sono stati puniti ai tempi della crisi messicana, asiatica e, ora, argentina perché il Fondo monetario ripaga comunque tutti o quasi. E ciò ispira nuove avventure, pur leggermente immorali. In conclusione, non si sa quale sarà, ma è frenetica la ricerca della prossima bolla. Buona caccia.   

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