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Carlo A. Pelanda
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Il Foglio

2000-12-30

30/12/2000

Lo staff e’ professionale, ma l’Amministrazione avra’ successo solo se Bush junior diverra’ senior

Che stile politico usera’ la nuova Amministrazione Bush? Lo sintetizza con una battuta uno che ne e’ parte:  “bus(h)inesslike”, come negli affari. Vuole dire che e’ finita l’era Clinton, fatta di tante parole prima dei fatti. Lo stile di governo sara’ aziendale: riservato, pragmatico, orientato al risultato. Se tale metodo dovesse essere confermato vi sara’ certamente un miglioramento nella sicurezza internazionale. Per esempio, palestinesi ed israeliani non saranno piu’ chiamati a passare settimane incocludenti a Camp David solo perche’ Clinton desidera il Nobel per la pace. E’ piu’ probabile che, riservatamente, un inviato dell’Impero li convochera’, per dire, su una nave e li forzera’ ad un compromesso. Magari usando quelle pressioni, o concessioni, fortine che una si fida a fare solo se non ci sono telecamere nei dintorni. Ma e’ proprio vero che dei professionisti siano tornati al vertice dell’Impero dopo otto anni di dilettantismo clintoniano? Le premesse sono buone. Sul piano interno, per esempio, la scelta del ministro del Tesoro e’ stata molto indicativa. Alan Greenspan aveva fatto capire, con certa determinazione, che desiderava persona a lui non sgradita. Bush ha nominato Paul O’Neill, dotato di questa caratteristica, ma anche della capacita’ di  comunicare con decisione a “dio Greenspan” stesso le ragioni del presidente, quando necessario. Sul piano esterno l’Amministrazione non fa capire ad alcuno cosa realmente vorra’ fare, ma rassicura tutti che nessuna decisione verra’ presa senza consultazioni. Scelta professionale per gestire un impero. Ma non e’ vero, come sostengono frettolosamente molti osservatori, che la nuova Amministrazione potra’ essere rispettata e consistente solo perche’ fatta da un “dream team” di grandi professionisti (e ottimi burocrati imperiali), irrilevante la personalita’ un po’ sotto tono di Bush. Il sistema di comando statunitense - per le questioni importanti - dipende molto dalle capacita’, umori ed emozioni personali del presidente, di fatto un monarca assoluto a termine. Anche Jimmy Carter e Richard Nixon ebbero personaggi notevoli nello staff. Ma la loro azione di governo fu pregiudicata a causa di lacune psicologiche, nel secondo caso, o di idee irrealistiche, nel primo. Cosa sappiamo di Bush in merito al carattere? Ancora nulla, nei fatti. Dovremo aspettarli prima di poter scommettere sulla solidita’ o fragilita’ della sua Amministrazione. Sappiamo di piu’ sul modo di pensare. E’ molto realistico, senza fronzoli: l’Impero c’e’ e va consolidato con prudenza. Sul piano interno non esibisce  idee fisse da imporre con fanatismo ideologico. Cio’ dovrebbe evitargli incidenti di percorso. Ma per essere rieletto nel 2004, Bush dovra’ caratterizzare la propria presidenza con qualche azione eclatante e togliersi di dosso quel “junior” che ne penalizza l’immagine. Un presidente americano e’ condannato a tentare di essere grande. E per diventarlo non bastera’ lo stile “come nel business” ne’ uno staff da sogno.

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