Gli americani non sono granché preoccupati del fatto che gli europei si dotino, entro il 2003, di una forza autonoma di intervento (quasi) rapido sotto comando UE nonostante il fatto che tale decisione, presa ad Helsinki la settimana scorsa, potrebbe mettere in crisi la Nato nel futuro. Anzi, nei mesi scorsi l'hanno perfino stimolata. La prestazione militare, infatti, dei partner europei nella guerra contro la Federazione Jugoslava é stata, sul piano dei mezzi, penosa. Benvenga quindi un'integrazione che promette maggiore efficienza militare sul lato europeo. A controprova, basti pensare che se gli americani non fossero stati d'accordo gli inglesi, portatori fedeli degli interessi atlantici, non avrebbero mai dato l'assenso alla formazione di una struttura militare europea potenzialmente concorrenziale con la Nato e caldeggiata con fortissime pressioni dalla Francia, notoriamente a favore di una maggiore euroindipendenza dagli Stati Uniti.

Alcuni osservatori hanno stranamente interpretato come segno di disagio americano la freddezza del comunicato emesso dalla Nato alla conclusione della sua riunione di mercoledì scorso, a Bruxelles, dedicata a valutare l'impatto della novità del polo militare europeo nelle relazioni interne dell'Alleanza. In realtà il poco calore non é dipeso da un fastidio statunitense. Sono stati i paesi Nato minori che non sono membri della UE (Turchia, Norvegia e altri) a pretendere questa prudenza formale. Per ragioni molto concrete e legittime. Poniamo che gli europei vogliano attuare un intervento autonomo, cioé sotto comando UE e non Nato e che chiedano alla Nato stessa una parte dei mezzi per svolgerlo (trasporti, intelligence satellitare, altri assets). I Turchi si troverebbero a dover pagare la loro quota Nato per tali mezzi senza essere presenti nella catena di comando dell'operazione. La soluzione di questo problema é abbastanza semplice, sulla carta. Si deciderà caso per caso e sulla base del consenso. Ma i paesi Nato non-UE vogliono vedere tale soluzione nei fatti prima di dare il benvenuto alla novità europea. E ciò spiega la posizione di fondo tenuta dal Segretario generale della Nato, l'inglese George Robertson: restiamo in attesa di fatti concreti prima di esprimere una valutazione finale. In sintesi non c'é al momento alcun segno di una reale preoccupazione americana sul fatto che cominci un distacco degli europei dalla Nato. E c'é un buon motivo.

Sono gli europei, invece, che hanno un crescente timore che gli americani si stacchino da loro o che li condizionino pesantemente. La questione più calda, infatti, nel recente vertice Nato é stata quella della difesa antimissile. Joschka Fisher, ministro degli esteri tedesco, ha esplicitato con inusuale chiarezza il disagio dichiarando che gli europei sono molto inquieti per lo sdoppiamento degli standard di sicurezza antimissile in Europa e negli Stati Uniti. La prima é senza tale difesa e non ha né le capacità tecnologiche né i soldi per farsela da sola. E quello degli attacchi missilistici nucleari o biocontaminanti da parte di Stati fuorilegge o impazziti e/o terroristi é un problema reale e crescente a causa dell'incontenibile proliferazione delle tecnologie (e loro basso costo). Il caso peggiore é previsto nell'eventualità, non del tutto remota, che la Russia cada in mano a qualche sconsiderato. Gli Stati Uniti sono già in grado di difendersi annullando l'ipotetico attacco sia al territorio nordamericano, Canada incluso (Natonal Missile Defence) sia alle loro truppe, basi e flotte sparse nel mondo (Theater Missile Defence). Tale capacità é stata costruita di fatto, approvata nelle leggi di bilancio americano (1997 e 98), ma non ancora formalizzata apertamente perché violerebbe il trattato di congelamento dei sistemi antimissile (ABM) siglato con l'Unione Sovietica - Russia nel 1972. Strobe Talbott, viceministro degli esteri statunitense, ha rassicurato gli europei che verrà presa in considerazione l'eventualità di estendere anche a loro lo scudo antimissile. Ma c'é un bel problema di mezzo. Se Washington esporta e formalizza a livello Nato la difesa antimissile, allora ciò diventerebbe una violazione plateale dell'accordo con i russi. Che reagirebbero pesantemente. E gli americani non lo vogliono di certo. Fino a che la capacità antimissile resta solo statunitense e mantenuta formalmente sfumata, invece, si può giocare sull'ambiguità e tenere buona Mosca perché in tale situazione non perderebbe la faccia. Ma ciò significa che gli europei non potranno partecipare apertamente al sistema antimissile. E allora? Potranno goderne di fatto - sul piano militare ed industriale - se faranno i bravi ascari degli USA, ovviamente uniti sotto l'orgogliosa bandiera della UE. Dovrebbe essere chiaro, svelato il ricattino, perché gli americani non sono per nulla preoccupati.

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Alcuni osservatori hanno stranamente interpretato come segno di disagio americano la freddezza del comunicato emesso dalla Nato alla conclusione della sua riunione di mercoledì scorso, a Bruxelles, dedicata a valutare l'impatto della novità del polo militare europeo nelle relazioni interne dell'Alleanza. In realtà il poco calore non é dipeso da un fastidio statunitense. Sono stati i paesi Nato minori che non sono membri della UE (Turchia, Norvegia e altri) a pretendere questa prudenza formale. Per ragioni molto concrete e legittime. Poniamo che gli europei vogliano attuare un intervento autonomo, cioé sotto comando UE e non Nato e che chiedano alla Nato stessa una parte dei mezzi per svolgerlo (trasporti, intelligence satellitare, altri assets). I Turchi si troverebbero a dover pagare la loro quota Nato per tali mezzi senza essere presenti nella catena di comando dell'operazione. La soluzione di questo problema é abbastanza semplice, sulla carta. Si deciderà caso per caso e sulla base del consenso. Ma i paesi Nato non-UE vogliono vedere tale soluzione nei fatti prima di dare il benvenuto alla novità europea. E ciò spiega la posizione di fondo tenuta dal Segretario generale della Nato, l'inglese George Robertson: restiamo in attesa di fatti concreti prima di esprimere una valutazione finale. In sintesi non c'é al momento alcun segno di una reale preoccupazione americana sul fatto che cominci un distacco degli europei dalla Nato. E c'é un buon motivo.

Sono gli europei, invece, che hanno un crescente timore che gli americani si stacchino da loro o che li condizionino pesantemente. La questione più calda, infatti, nel recente vertice Nato é stata quella della difesa antimissile. Joschka Fisher, ministro degli esteri tedesco, ha esplicitato con inusuale chiarezza il disagio dichiarando che gli europei sono molto inquieti per lo sdoppiamento degli standard di sicurezza antimissile in Europa e negli Stati Uniti. La prima é senza tale difesa e non ha né le capacità tecnologiche né i soldi per farsela da sola. E quello degli attacchi missilistici nucleari o biocontaminanti da parte di Stati fuorilegge o impazziti e/o terroristi é un problema reale e crescente a causa dell'incontenibile proliferazione delle tecnologie (e loro basso costo). Il caso peggiore é previsto nell'eventualità, non del tutto remota, che la Russia cada in mano a qualche sconsiderato. Gli Stati Uniti sono già in grado di difendersi annullando l'ipotetico attacco sia al territorio nordamericano, Canada incluso (Natonal Missile Defence) sia alle loro truppe, basi e flotte sparse nel mondo (Theater Missile Defence). Tale capacità é stata costruita di fatto, approvata nelle leggi di bilancio americano (1997 e 98), ma non ancora formalizzata apertamente perché violerebbe il trattato di congelamento dei sistemi antimissile (ABM) siglato con l'Unione Sovietica - Russia nel 1972. Strobe Talbott, viceministro degli esteri statunitense, ha rassicurato gli europei che verrà presa in considerazione l'eventualità di estendere anche a loro lo scudo antimissile. Ma c'é un bel problema di mezzo. Se Washington esporta e formalizza a livello Nato la difesa antimissile, allora ciò diventerebbe una violazione plateale dell'accordo con i russi. Che reagirebbero pesantemente. E gli americani non lo vogliono di certo. Fino a che la capacità antimissile resta solo statunitense e mantenuta formalmente sfumata, invece, si può giocare sull'ambiguità e tenere buona Mosca perché in tale situazione non perderebbe la faccia. Ma ciò significa che gli europei non potranno partecipare apertamente al sistema antimissile. E allora? Potranno goderne di fatto - sul piano militare ed industriale - se faranno i bravi ascari degli USA, ovviamente uniti sotto l'orgogliosa bandiera della UE. Dovrebbe essere chiaro, svelato il ricattino, perché gli americani non sono per nulla preoccupati.

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Alcuni osservatori hanno stranamente interpretato come segno di disagio americano la freddezza del comunicato emesso dalla Nato alla conclusione della sua riunione di mercoledì scorso, a Bruxelles, dedicata a valutare l'impatto della novità del polo militare europeo nelle relazioni interne dell'Alleanza. In realtà il poco calore non é dipeso da un fastidio statunitense. Sono stati i paesi Nato minori che non sono membri della UE (Turchia, Norvegia e altri) a pretendere questa prudenza formale. Per ragioni molto concrete e legittime. Poniamo che gli europei vogliano attuare un intervento autonomo, cioé sotto comando UE e non Nato e che chiedano alla Nato stessa una parte dei mezzi per svolgerlo (trasporti, intelligence satellitare, altri assets). I Turchi si troverebbero a dover pagare la loro quota Nato per tali mezzi senza essere presenti nella catena di comando dell'operazione. La soluzione di questo problema é abbastanza semplice, sulla carta. Si deciderà caso per caso e sulla base del consenso. Ma i paesi Nato non-UE vogliono vedere tale soluzione nei fatti prima di dare il benvenuto alla novità europea. E ciò spiega la posizione di fondo tenuta dal Segretario generale della Nato, l'inglese George Robertson: restiamo in attesa di fatti concreti prima di esprimere una valutazione finale. In sintesi non c'é al momento alcun segno di una reale preoccupazione americana sul fatto che cominci un distacco degli europei dalla Nato. E c'é un buon motivo.

Sono gli europei, invece, che hanno un crescente timore che gli americani si stacchino da loro o che li condizionino pesantemente. La questione più calda, infatti, nel recente vertice Nato é stata quella della difesa antimissile. Joschka Fisher, ministro degli esteri tedesco, ha esplicitato con inusuale chiarezza il disagio dichiarando che gli europei sono molto inquieti per lo sdoppiamento degli standard di sicurezza antimissile in Europa e negli Stati Uniti. La prima é senza tale difesa e non ha né le capacità tecnologiche né i soldi per farsela da sola. E quello degli attacchi missilistici nucleari o biocontaminanti da parte di Stati fuorilegge o impazziti e/o terroristi é un problema reale e crescente a causa dell'incontenibile proliferazione delle tecnologie (e loro basso costo). Il caso peggiore é previsto nell'eventualità, non del tutto remota, che la Russia cada in mano a qualche sconsiderato. Gli Stati Uniti sono già in grado di difendersi annullando l'ipotetico attacco sia al territorio nordamericano, Canada incluso (Natonal Missile Defence) sia alle loro truppe, basi e flotte sparse nel mondo (Theater Missile Defence). Tale capacità é stata costruita di fatto, approvata nelle leggi di bilancio americano (1997 e 98), ma non ancora formalizzata apertamente perché violerebbe il trattato di congelamento dei sistemi antimissile (ABM) siglato con l'Unione Sovietica - Russia nel 1972. Strobe Talbott, viceministro degli esteri statunitense, ha rassicurato gli europei che verrà presa in considerazione l'eventualità di estendere anche a loro lo scudo antimissile. Ma c'é un bel problema di mezzo. Se Washington esporta e formalizza a livello Nato la difesa antimissile, allora ciò diventerebbe una violazione plateale dell'accordo con i russi. Che reagirebbero pesantemente. E gli americani non lo vogliono di certo. Fino a che la capacità antimissile resta solo statunitense e mantenuta formalmente sfumata, invece, si può giocare sull'ambiguità e tenere buona Mosca perché in tale situazione non perderebbe la faccia. Ma ciò significa che gli europei non potranno partecipare apertamente al sistema antimissile. E allora? Potranno goderne di fatto - sul piano militare ed industriale - se faranno i bravi ascari degli USA, ovviamente uniti sotto l'orgogliosa bandiera della UE. Dovrebbe essere chiaro, svelato il ricattino, perché gli americani non sono per nulla preoccupati.

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1999-12-16

16/12/1999

Senza difesa antimissile propria il nuovo polo militare europeo non preoccupa gli americani

Gli americani non sono granché preoccupati del fatto che gli europei si dotino, entro il 2003, di una forza autonoma di intervento (quasi) rapido sotto comando UE nonostante il fatto che tale decisione, presa ad Helsinki la settimana scorsa, potrebbe mettere in crisi la Nato nel futuro. Anzi, nei mesi scorsi l'hanno perfino stimolata. La prestazione militare, infatti, dei partner europei nella guerra contro la Federazione Jugoslava é stata, sul piano dei mezzi, penosa. Benvenga quindi un'integrazione che promette maggiore efficienza militare sul lato europeo. A controprova, basti pensare che se gli americani non fossero stati d'accordo gli inglesi, portatori fedeli degli interessi atlantici, non avrebbero mai dato l'assenso alla formazione di una struttura militare europea potenzialmente concorrenziale con la Nato e caldeggiata con fortissime pressioni dalla Francia, notoriamente a favore di una maggiore euroindipendenza dagli Stati Uniti.

Alcuni osservatori hanno stranamente interpretato come segno di disagio americano la freddezza del comunicato emesso dalla Nato alla conclusione della sua riunione di mercoledì scorso, a Bruxelles, dedicata a valutare l'impatto della novità del polo militare europeo nelle relazioni interne dell'Alleanza. In realtà il poco calore non é dipeso da un fastidio statunitense. Sono stati i paesi Nato minori che non sono membri della UE (Turchia, Norvegia e altri) a pretendere questa prudenza formale. Per ragioni molto concrete e legittime. Poniamo che gli europei vogliano attuare un intervento autonomo, cioé sotto comando UE e non Nato e che chiedano alla Nato stessa una parte dei mezzi per svolgerlo (trasporti, intelligence satellitare, altri assets). I Turchi si troverebbero a dover pagare la loro quota Nato per tali mezzi senza essere presenti nella catena di comando dell'operazione. La soluzione di questo problema é abbastanza semplice, sulla carta. Si deciderà caso per caso e sulla base del consenso. Ma i paesi Nato non-UE vogliono vedere tale soluzione nei fatti prima di dare il benvenuto alla novità europea. E ciò spiega la posizione di fondo tenuta dal Segretario generale della Nato, l'inglese George Robertson: restiamo in attesa di fatti concreti prima di esprimere una valutazione finale. In sintesi non c'é al momento alcun segno di una reale preoccupazione americana sul fatto che cominci un distacco degli europei dalla Nato. E c'é un buon motivo.

Sono gli europei, invece, che hanno un crescente timore che gli americani si stacchino da loro o che li condizionino pesantemente. La questione più calda, infatti, nel recente vertice Nato é stata quella della difesa antimissile. Joschka Fisher, ministro degli esteri tedesco, ha esplicitato con inusuale chiarezza il disagio dichiarando che gli europei sono molto inquieti per lo sdoppiamento degli standard di sicurezza antimissile in Europa e negli Stati Uniti. La prima é senza tale difesa e non ha né le capacità tecnologiche né i soldi per farsela da sola. E quello degli attacchi missilistici nucleari o biocontaminanti da parte di Stati fuorilegge o impazziti e/o terroristi é un problema reale e crescente a causa dell'incontenibile proliferazione delle tecnologie (e loro basso costo). Il caso peggiore é previsto nell'eventualità, non del tutto remota, che la Russia cada in mano a qualche sconsiderato. Gli Stati Uniti sono già in grado di difendersi annullando l'ipotetico attacco sia al territorio nordamericano, Canada incluso (Natonal Missile Defence) sia alle loro truppe, basi e flotte sparse nel mondo (Theater Missile Defence). Tale capacità é stata costruita di fatto, approvata nelle leggi di bilancio americano (1997 e 98), ma non ancora formalizzata apertamente perché violerebbe il trattato di congelamento dei sistemi antimissile (ABM) siglato con l'Unione Sovietica - Russia nel 1972. Strobe Talbott, viceministro degli esteri statunitense, ha rassicurato gli europei che verrà presa in considerazione l'eventualità di estendere anche a loro lo scudo antimissile. Ma c'é un bel problema di mezzo. Se Washington esporta e formalizza a livello Nato la difesa antimissile, allora ciò diventerebbe una violazione plateale dell'accordo con i russi. Che reagirebbero pesantemente. E gli americani non lo vogliono di certo. Fino a che la capacità antimissile resta solo statunitense e mantenuta formalmente sfumata, invece, si può giocare sull'ambiguità e tenere buona Mosca perché in tale situazione non perderebbe la faccia. Ma ciò significa che gli europei non potranno partecipare apertamente al sistema antimissile. E allora? Potranno goderne di fatto - sul piano militare ed industriale - se faranno i bravi ascari degli USA, ovviamente uniti sotto l'orgogliosa bandiera della UE. Dovrebbe essere chiaro, svelato il ricattino, perché gli americani non sono per nulla preoccupati.

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