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Carlo A. Pelanda
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Libero

2007-4-3

3/4/2007

Il tesoretto è in realtà un furto a noi

Avrei voluto incrociare i gagliardi lettori della Voce il 1° aprile. Quel giorno sarebbe bastato fare lista delle azioni e delle dichiarazioni del governo senza necessità di commento: uno scherzo, non può essere vero. Incontrandovi il 3 devo comunicarvelo in altro modo: il regime rosso che sopportate nell’Esarcato comunista fa piangere, ma quello nazionale almeno fa ridere.

Pensate, proprio nell’anno (2006) in cui le entrate fiscali sono aumentate di circa 38 miliardi oltre le previsioni, il governo Prodi ha aumentato la pressione fiscale complessiva del 2%, portandola dal 41 a quasi il 43%. La cosa entrerà nei libri di storia di economia: l’unico esempio di aumento delle tasse in presenza di incremento del gettito. Ma non è finita. Di questi 38 miliardi in più (il primo tesoretto) il governo ne ha dichiarati, nel novembre scorso in sede di calcoli per la Finanziaria 2007, solo 5 “strutturali”, cioè gettito ripetibile nell’anno successivo. In realtà dei 38 almeno 30 erano strutturali perché derivanti dalla tassazione ordinaria di persone fisiche ed imprese. La legge Biagi promulgata dal governo Berlusconi ha aumentato l’occupazione in chiaro e più gente paga le tasse. Alla fine del 2005 le imprese italiane hanno compiuto la loro riorganizzazione interna ed intercettato il boom globale, crescendo di più e riportandolo nella dichiarazione fiscale del 2006. Così l’Iva. Ma il governo ne ha riconosciuti solo 5 ed in tal modo, calcolando una crescita del Pil vicina al 2% nel 2007, è sicuro che alla fine dell’anno potrà dire: ohibò, abbiamo circa 25 miliardi in più di entrate di quanto pensassimo, ma che bravi che siamo. Perché tale trucco? Per non riconoscere al governo precedente il merito di aver incrementato il gettito senza alzare le tasse e per poter dire di aver ereditato un disastro nei conti pubblici. Per poter attribuire alla sinistra il merito dei conti migliorati e, in particolare, alla paura della polizia fiscale di Visco. Che infatti ha spiegato, con sprezzo del ridicolo, così il fenomeno (il maggior gettito fu evidente ai primi del 2006). Spero sia chiaro: il secondo “tesoretto” di cui si parla nasce da questo imbroglio contabile. Non è di 10 miliardi, ma probabilmente di 20 e più per i motivi detti sopra. Dove è la cosa ridicola? Nel fatto che il governo, reparto economia, aveva cercato di nascondere il tesoretto anche per evitare l’assalto alla diligenza da parte dei partiti dell’Unione. Ma le cifre sono talmente evidenti da impedire il nascondimento, pur furbescamente Padoa parlando di 10, ridotti a 2,5, miliardi invece di 20. E ora è in difficoltà per la spartizione. Ma la cosa più esilarante è una conseguenza: l’estrema sinistra, avendo annusato il bottino, vuole sostenere il governo attuale a tutti i costi fino alla prossima finanziaria. E per questo è pronta anche ad accettare le Crociate, a rimangiarsi qualsiasi principio ideale. Buon segno che il soldo porta a ragione realistica anche i più lirici? Certo, li conoscete da vicino, la sinistra, alla fine, è solo uno strumento per fare soldi senza guadagnarli con il duro lavoro sul mercato. Ma, finito di ridere, dovremmo mostrare la rabbia: il tesoretto sono denari rubati a noi perché tasse pagate in più. Un professore non dovrebbe chiamare Prodi “Gambadilegno” e la sinistra “Banda Bassotti” perché sarebbe una caduta di stile. Un favore: lo fate voi per me?  

(c) 2007 Carlo Pelanda
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