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Carlo A. Pelanda
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Libero

2015-10-4

4/10/2015

Cerchiamo di chiudere la questione russa

Vorrei riesaminare la questione russa tentando una lettura più approfondita di quelle apparse finora sui media. Secondo me, diversamente da altre analisi, c’è una relazione diretta tra aggressività verso ovest e attivismo nel Medio Oriente dell’impero russo e la prospettiva di formazione di un mercato integrato euroamericano (TTIP, negoziati arrivati al 10° round) che escluderà Mosca, considerando che resterà fuori, insieme a Pechino, dall’area di libero scambio amerocentrica tra 12 nazioni del Pacifico (TPP). Complessivamente, il 67% del Pil mondiale. Mosca ha intensificato la sua aggressività in coincidenza con l’annuncio dell’avvio dei negoziati TTIP, nel febbraio 2013, ma preceduti da molti segnali nel 2012. Quando Putin ha giustificato l’invasione della Crimea e il sostegno alla secessione dei russofoni in Ucraina dicendo che stava reagendo a un’aggressione si riferiva al tentativo, per altro mai precisato, di indirizzare l’Ucraina verso posizioni antirusse o aveva visto come più pericolosa la minaccia di un’espansione euroamericana che non solo escludeva Mosca, ma aveva la capacità di provocare frammentazioni nell’area di influenza russa? Le indiscrezioni relative agli ascolti telefonici americani dei tedeschi, i finanziamenti ai partiti di molte nazioni europee per creare opposizione al TTIP, altre azioni di influenza e l’incentivazione di suggestioni euroasiatiche, ecc., fanno intendere lo scopo di creare motivi di frizione tra America e Europa per sabotare questo negoziato. Per inciso, parallelamente, Pechino aumentò gli investimenti in Europa per condizionarne i governi. Cosa che permette una battuta: Pechino può cercare di influenzare con i soldi perché li ha, mentre Mosca ha solo le armi, e mezzi segreti, per farlo. Pertanto è comprensibile che Mosca li abbia attivati per segnalare a europei e americani che la sua esclusione avrebbe avuto un prezzo e che la cosa andava ridiscussa. Ma l’aggressività russa ha prodotto un risultato controproducente per Mosca. Gli strateghi russi devono aver avuto un momento di panico nel proiettare una Russia isolata dagli occidentali e costretta ad allearsi, per sopravvivere economicamente, con una Cina vogliosa e capace di mangiarsela, nel lungo termine. Gli analisti vedono nella creazione di un mercato regionale russocentrico una risposta simmetrica al TTIP, come lo è l’area economica sinocentrica annunciata da Pechino nel gennaio 2015. Ma ho la sensazione che sia anche un segnale alla Cina: la Russia resterà un impero autonomo. La sensazione è corroborata dal fatto evidente che Mosca sta cercando in tutti i modi di mostrarsi partner rilevante sia per l’America sia per gli europei. L’ingaggio in Siria appare politica di potenza nello spazio lasciato vuoto dalla difficoltà dell’America di prendere posizione nella guerra tra Arabia saudita, sunnita, e Iran, sciita. Dove la prima, che inizialmente finanziò l’insorgenza contro il regime di Damasco, vuole uno Stato sunnita, formato da Siria non-costiera e Iraq settentrionale, che eviti la continuità territoriale sciita tra Iran e Hezbollah. A me, invece, sembra che Mosca voglia mostrare di essere un risolutore di problemi a favore degli occidentali in difficoltà per farsi riconoscere come interlocutore rilevante e affidabile. Postura, per altro, tenuta nel negoziato tra America e Iran. Da un lato, Mosca ha interesse ad aiutare l’Iran a diventare potenza regionale, accettata internazionalmente, per ottenere in cambio mercato e, soprattutto, aiuto nel sedare l’insorgenza islamica nel Caucaso e oltre. Dall’altro, ha mostrato una collaborazione tale con l’America da costringere Obama a ringraziarla. Come dovrebbe reagire l’alleanza occidentale ai segnali collaborativi di Mosca? Secondo me, pur con cautela, bisognerebbe aprire una finestra nel negoziato euroamericano non per far entrare la Russia, impossibile, ma per ammettere un successivo trattato di libero scambio, quando sarà risolta la questione ucraina, tra area del TTIP e mercato regionale russocentrico. In conclusione, penso che Putin si sia accorto di aver fatto un errore che porta la Russia nelle fauci della Cina e che stia cercando di correggerlo: un’apertura gliela darei, andando al nocciolo della questione, che è la non esclusione futura dal mercato euroamericano, per chiuderla. Con il beneficio che in tal modo il TTIP, massimo interesse nazionale italiano, potrebbe andare più liscio perché meno contrastato da poteri esterni.

(c) 2015 Carlo Pelanda
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