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Carlo A. Pelanda
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Libero

2015-7-12

12/7/2015

Per l’Italia è più utile convergere con la Germania che con la Francia

L’annuncio di Renzi che ora l’Italia farà pressioni per rendere l’Europa pro-sviluppo, pur sensata, significa, tra le righe, che Roma tenderà a convergere più con Parigi che con Berlino. Invito il governo a riflettere più a fondo su quale sia l’interesse nazionale italiano. Se lo facesse vedrebbe che l’Italia ha più interesse, invece, a convergere con la Germania. Lasciamo da parte simpatie ed antipatie e guardiamo la realtà. L’Italia è una potenza industriale, seconda in Europa e quinta nel mondo per export, ma senza scala politica per sostenere i propri interessi geoeconomici regionali e globali. Per colmare questo gap Roma ha bisogno di alleanze che ne moltiplichino la forza nazionale. Da qualche anno quelle principali, Europa e America, ci stanno dando più costi che benefici. Le regole dell’Eurozona sono depressive. Per mantenere l’alleanza con l’America abbiamo dovuto bombardare la Libia che era nostra colonia economica, perdendo molti miliardi/anno e rinunciare alle relazioni economiche con la Russia con impatto sul nostro Pil. Gli scenari fanno sospettare che potremmo perderne di più nel futuro: siamo soli nel Mediterraneo, compressi in Europa, bloccati ad Est. Mollare le alleanze dette non è una soluzione per il semplice fatto che non ne avremmo altre sostitutive. Quindi siamo costretti a contare di più in queste per influenzarle affinché ci diano più vantaggi. Al riguardo di quella europea mi sembra realistico convergere con la nazione più forte comprendendo il dare e l’avere di reciproca utilità. L’opzione degli Stati Uniti d’Europa non esiste perché non voluta da Germania e Francia in quanto hanno l’interesse di dominare l’Europa stessa e non a farsi vincolare da questa. L’Europa resterà qualcosa di più di un’alleanza per i requisiti di comunanza imposti dall’euro e dal mercato unico, ma molto meno di un’unione, dove alcune nazioni contano più di altre. La Germania è potenza dominante, ma non può esercitare da sola questo ruolo. L’Italia ha molto da dare alla Germania: un legame tra nord e sud europei più significativo di quello che può offrire la Francia. Soprattutto, le due nazioni sono potenze manifatturiere con i medesimi interessi geoeconomici e già molto integrate sul piano industriale. La Germania può dare molto all’Italia se la seconda si dimostrasse ordinata: potrà attutire alcune euroregole depressive e rafforzare alcuni interessi esterni comuni. Ambedue sono partner privilegiati dell’America, ma l’Italia è considerata secondaria mentre la Germania è interlocutore primario. Se i due convergenti, l’America non potrebbe non ascoltare. Che cosa? Che è una fesseria lanciare sanzioni economiche alla Russia mentre questa, che ha dovuto costruire con la Cina un’alleanza non voluta e di necessità perché esclusa dall’Occidente, può sostituire senza problemi le relazioni economiche con gli occidentali. Che ci vuole un presidio congiunto euroamericano del Mediterraneo e dell’Africa in particolare. Che il futuro mercato euroamericano si farà, cioè il trattato TTIP, nonostante la riluttanza francese, ma lasciando un’apertura futura alla Russia per permetterle di staccarsi dalla Cina. Cosa dovrebbe fare l’Italia per essere riconosciuta nazione forte e convincere la Germania alla convergenza privilegiata? Un’operazione patrimonio contro debito per ridurlo di almeno 500 miliardi, qui più volte spiegata, ed il rispetto del pareggio di bilancio, ma con una forte riduzione della spesa pubblica e delle tasse per aumentare la crescita. Soprattutto, l’Italia non dovrebbe più fare la terrona lamentosa: i nostri problemi ce li risolviamo da soli. Non intendo un appiattimento sulla Germania perché ci toglierebbe valore agli occhi dell’America, ma una relazione con Berlino dove questa possa fidarsi e far funzionare la scala europea a nostro e suo vantaggio combinati, in convergenza con l’America. Se, invece, convergessimo con la meno industrializzata e più antiamericana Francia tale obiettivo non sarebbe ottenibile. Parigi, inoltre, tenterebbe di dominarci per bilanciare il potere economico tedesco incorporandoci, come tenta dal 1993. Il nostro governo propende per Parigi perché ciò non lo costringerebbe ad operazioni su debito e spesa ad alto rischio di dissenso. Ma valuti che il dare ordine ed efficienza all’Italia le permetterebbe di avere più voce nelle alleanze e così rafforzarsi come potenza industriale a raggio globale mentre il cercare di evitarlo comporterebbe un rapido declino.

(c) 2015 Carlo Pelanda
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