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Carlo A. Pelanda
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Libero

2015-6-21

21/6/2015

Nè Grexit né Grexin ma Grimbo

Sono improbabili sia una rottura sia un accordo definitivo tra governi dell’Eurozona e quello greco ed è più probabile un’intesa provvisoria che implichi la continuazione di negoziati tecnici. Su quale base queste probabilità? Se si inseriscono gli interessi in una matrice di Teoria dei giochi (delle decisioni razionali), di cui Varoufakis è cultore, si trova che solo tale esito raggiungerebbe il valore “minimax” per ambedue gli attori in gioco: la minimizzazione della perdita in vista di un danno peggiore. Esattamente quale accordo? Uno che permetta a Tsipras di dire che ha ottenuto il miglior risultato possibile e a Merkel di riferire al Bundenstag che la Grecia è stata riportata nell’eurobinario. Possibile, pensando che comunque qualcosa di tecnico dovrà essere detto anche in sede di (semi)accordo politico? Certamente, per esempio: Atene rinuncia alla pretesa di cancellare una gran parte del debito ed accetta la proposta del gruppo dei creditori di allungare la scadenza del debito stesso per ridurre gli interessi pagati annualmente. Per inciso, sarebbe un regalone ai greci da parte dei governi europei che possiedono quasi la totalità del debito greco, l’Italia per ben 40 miliardi, ma potrebbe essere venduto alle sensibilità rigoriste come una conferma di rispetto degli impegni presi. Va aggiunto che in realtà quel debito non sarà mai ripagato in pieno e che la natura governativa dei creditori permetterà manipolazioni politiche dei volumi e dei costi. Per altro Tsipras potrà dire che il costo del debito sarà minore. Bruxelles dovrebbe rinunciare a qualche misura rigorista per poter far dire al governo greco che, appunto, c’è stato un buon compromesso. Basterà? A metà. L’altra metà dovrà convincere i greci che la Grecia resterà nell’euro allo scopo di far loro rimettere i soldi nelle banche greche, ormai vuote e sostenute solo dalla liquidità d’emergenza erogata dalla Bce (Programma Ela). La cosa è ottenibile anticipando una parte degli aiuti promessi (7,5 miliardi) in cambio della disponibilità di Atene a riforme di efficienza, da usarsi anche per ripagare entro luglio una tranche del debito verso il Fmi, evitando un’insolvenza che complicherebbe di più la situazione. O qualcosa del genere. In sintesi, nel gioco a due è visibile un compromesso di congelamento (Grimbo, cioè nel limbo). Perché finora non è stato fatto? Forse perché Atene ha incluso nella matrice di gioco attori multipli: America, Russia, Eurozona e Cina in un contesto di competizione tra loro dove l’inclusione della Grecia ha rilievo strategico. In effetti un giocatore dilettante, come appare Atene, può avere l’illusione di poter ottenere una massimizzazione del vantaggio minacciando l’uscita dall’euro e dalla Nato, stringendo un’alleanza con la Russia ed offrendo alla Cina una testa di ponte. Ma nel mondo dei professionisti la realtà è diversa. La Grecia ha valore di cuneo per la Cina solo se Atene resterà nell’euro e nella Ue con diritto di veto. Mosca mai farebbe l’imprudenza di sfidare sul serio America ed Ue pur sperando in un loro indebolimento. Infatti Tsipras è rimasto deluso dall’incontro con Putin quando il secondo ha dichiarato che Mosca aiuterà Atene solo su richiesta, segnale che rispetta il confine e che non si fa strumentalizzare dai greci. Per questo Tsipras dovrà ridurre le opzioni, riportando il gioco a due attori: Grecia e Germania. Ma Tsipras è inesperto e Merkel molto pressata da un sentimento nazionale che vuole la Grecia arrendersi o fuori. Ed è anche pressata da un’America che vuole la Grecia “dentro” e domata. Paradossalmente, Merkel è più nei guai di Tsipras. Ciò lascia ancora un margine di speranza al greco di ottenere qualcosa di più: manca un po’ di dissuasione per renderlo attore razionale in un gioco a due. L’interesse italiano di breve termine è che il caso greco venga congelato con un compromesso temporaneo per non pesare, via contagio di sfiducia, sulla ripresa troppo stentata. Che poi, nel medio termine e strutturalmente, sia un vantaggio o uno svantaggio per l’Italia che la Grecia resti dentro la Nato e l’Eurozona è ancora da valutare, considerando che Roma potrebbe avere molti benefici da una posizione di “confine di sistema”, come quelli avuti durante la Guerra fredda e poi persi dopo la fine di questa. In conclusione, per servire il proprio interesse di breve termine Roma dovrebbe aiutare Berlino sul lato della dissuasione utile alla convergenza di Tsipras. Poi, appunto, rivaluteremo lo scenario.

(c) 2015 Carlo Pelanda
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