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Carlo A. Pelanda
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Libero

2015-3-1

1/3/2015

Monetanfetamina

La Bce salverà l’Italia nel breve-medio termine con iniezioni di monetanfetamina stimolante. Ma la crescita drogata permetterà alla politica di mantenere un modello economico inefficiente mentre sarebbe necessario cambiarlo ora per dare un futuro di sviluppo e non di declino alla nazione. La Bce stamperà di fatto circa un trilione di euro nei prossimi 18 mesi comprando titoli di eurodebito, sul mercato secondario, ed altre obbligazioni. Tale mossa avrà i seguenti effetti tecnici, per altro già visibili perché il mercato li sta scontando: (a) discesa tendenziale del valore di cambio dell’euro contro dollaro e valute collegate, per la maggior massa di moneta combinata con un costo del denaro a zero, situazione che favorisce le esportazioni eurodenominate e, per effetto sconto, gli investimenti, nonché i flussi turistici, da aree non-euro; (b) l’ingaggio della Bce come compratore di eurodebito la rende di fatto garante di ultima istanza del debito pubblico italiano, permettendo al mercato di ridurre il premio di rischio, cioè il rendimento, quando ne compra i titoli nonostante un rating che è di un solo scalino sopra la definizione di titolo spazzatura, cioè destinato all’insolvenza; (c) tale fenomeno permetterà allo Stato di risparmiare, nel 2015 e parte del 2016, circa 10 miliardi sui costi di rifinanziamento e servizio del debito stesso; (d) il calo generalizzato dei rendimenti obbligazionari, che è fenomeno globale, combinato con l’enorme massa di liquidità disponibile grazie a quella creata dalla Bce ed altre Banche centrali minori che stanno facendo operazioni analoghe, sposterà una gran massa di capitale sui titoli azionari, rigonfiando artificialmente le Borse. Questi effetti, combinati con quelli del minor costo dell’energia fossile, spingeranno la crescita dell’Italia nonostante l’inefficienza del suo modello economico che, senza intervento Bce, la terrebbe a crescita zero o ancora in recessione. La crescita nel 2015 non sarà granché proprio perché tale inefficienza ridurrà la trasmissione dello stimolo monetario all’economia reale: 0,5% la media delle stime istituzionali, lo 0,8% quella del mio gruppo di ricerca. Il punto: la crescita, pur irrisoria e non rilevante sia per arginare la deindustrializzazione in corso sia per riassorbire la disoccupazione, verrà spacciata come successo dal governo, e pazienza, ma, soprattutto, come prova che non occorre cambiare modello riducendo i dipendenti pubblici, nazionali e locali, ed altre spese per funzioni parassitarie per poter abbassare le tasse come stimolo vero per una crescita prolungata e sana. In sintesi, lo stimolo monetario permetterà alla politica di nascondere la necessità di quello fiscale. Ciò manterrà l’economia italiana debole. E quando, verso metà 2017, lo stimolo monetario cesserà (formalmente in scadenza nell’autunno 2016, ma che probabilmente sarà prolungato per la lentezza della reflazione verso l’obiettivo di inflazione al 2%) l’inefficienza del modello italiano irriformato riemergerà come bassa crescita endemica, insostenibilità prospettica del debito ed estrema vulnerabilità a turbolenze globali. Ma con un problema in più: la continuità di fattori ostili al mercato renderà sempre più debole il sistema economico nazionale, pur questo in ripresa. Con questo voglio segnalare il rischio che la droga Bce alla fine comporti una situazione italiana nel 2017-18 caratterizzata da un declino sempre più difficile da invertire. Ciò che rende droga il megastimolo Bce è il suo uso per continuare un modello insostenibile e spacciare minime revisioni come riforme decisive. Non è pregiudizio: i piani pubblicati dal governo Renzi per il prossimo triennio fanno intendere una continuità del modello depressivo, solo limato un po’, proprio perché conta sulla crescita drogata. Un governo ed una politica consistenti, invece, userebbero l’opportunità offerta dalla Bce per tagliare la spesa di 90-100 miliardi e le tasse almeno di 70, lasciando un margine di 20 per pareggiare il bilancio o per investimenti pubblici sulle infrastrutture, combinando uno stimolo fiscale con quello monetario ed usando l’opportunità del secondo per rendere meglio fattibile e gestibile il primo. Parlo come la Bundesbank che si oppose allo stimolo Bce proprio temendone l’effetto droga nelle nazioni con modello comunistoide, in particolare Francia ed Italia, e che propone di impoverirle per costringerle a cambiare? Attenzione: i crucchi sbagliano terapia, ma non la diagnosi.

(c) 2015 Carlo Pelanda
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