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Carlo A. Pelanda
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Libero

2014-7-20

20/7/2014

La divergenza tra Russia e Occidente è focolaio di disordine

Dopo la trasformazione da parte di Obama dell’America da impero in regno il mondo è senza centro e si sta frammentando in blocchi. Questi sono mobili, chi in espansione (Cina e Russia) chi in ritirata o consolidamento (America ed Europa). Nei confini tra i blocchi in movimento si accendono, per frizione, conflitti. Questi, poi, sono la causa indiretta e sistemica di tragedie puntuative, quali l’abbattimento di un aereo civile sopra l’Ucraina, che però indicano una probabilità crescente di crisi sistemiche. Collegare un singolo disastro, di questo tipo, ad una tendenza generale non è retorica di circostanza, ma consapevolezza di una tendenza generale negativa che va invertita con senso di urgenza. Infatti la storia sta cambiando. Dal 1945 al 2008 l’effetto ordinativo globale della Pax Americana ha sospeso temporaneamente la normalità storica (disordini, conflitti). Ora la storia è tornata e trova in tutto l’Occidente una politica ed una popolazione impreparate. Infatti la prima reazione ad un mondo più insicuro è quella di rinchiudersi nel proprio recinto sperando che resti al di fuori delle turbolenze. L’America ritrova il mai sopito isolazionismo, l’Europa si colloca in un neutralismo passivo. Junker ha annunciato che nel suo mandato la Ue non si allargherà, ma si concentrerà sul consolidamento interno. Queste posizioni sono errori gravi, suicidi geopolitici. Così come è stato un errore pensare che il G20 potesse diventare un luogo di governo del mondo in sostituzione dell’effetto ordinativo esercitato dall’America: non può funzionare un tavolo dove siedono nazioni con interessi troppo divergenti. Ma può funzionare uno composto da nazioni convergenti. Questo c’è già, il G7 con sottostante la Nato, ma è troppo piccolo per produrre un potere condizionante globale. Quindi il problema di ricostruire un centro di governo del mondo che minimizzi i conflitti, e i loro derivati catastrofici piccoli e grandi, consiste, in sostanza, nell’ingrandire il G7 stesso con nuove inclusioni e nel dargli coerenza interna. La Russia sarebbe l’inclusione più importante e decisiva. Ma fin dal 1991, quando fu abbattuto il regime comunista, l’Occidente non ha mai voluto includere seriamente, né aiutare, Mosca e questa, in particolare dopo l’ascesa di Putin nel 1999, ha reagito rafforzando la propria identità nazionale/imperiale. La storia delle relazioni tra Russia, Europa ed America negli ultimi 15 anni è perfino surreale: alleati naturali che invece divergono. La Russia sta tentando una strategia di blocco economico autonomo, ma questo dipenderà sempre più dalla Cina che alla fine se lo mangerà. Mosca ne è consapevole e resta in collocazione incerta tra Occidente ed Oriente, alternando conflitto e cooperazione con il primo. In sintesi, la Russia da sola non può farcela così come America ed Europa senza la Russia non possono sperare di formare un blocco occidentale grande abbastanza per ri-governare il mondo a dargli ordine. Inoltre l’incerta collocazione internazionale della Russia è fonte di molteplici instabilità: presidio insufficiente dell’Asia centrale, spazio politico eccessivo per l’Iran, vantaggio all’espansione cinese, conflitti nell’Europa orientale, ecc. L’Italia e le opinioni qui formate sono irrilevanti? In realtà Roma ha influenza sufficiente per porre la questione russa e impostare una soluzione inclusiva su cui far riflettere sia gli alleati sia Mosca. Se poi il Vaticano riprendesse il progetto di unificare cattolici, ortodossi e protestanti il contributo di Roma ad una Nova Pax sarebbe più incisivo.

(c) 2014 Carlo Pelanda
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