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Carlo A. Pelanda
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Libero

2014-6-15

15/6/2014

Fuffa a sinistra & e vuoto a destra

La riforma della Pubblica amministrazione abbozzata dal governo è un tentativo di rendere sostenibile l’inefficienza e non l’avvio di una vera modernizzazione: un atto di conservazione e non di innovazione. Qual è la giusta posizione che dovrebbe tenere il pur frammentato centrodestra su questa cruciale materia? Da un lato, la proposta di tagliare ogni anno l’1% della spesa pubblica per apparati e dintorni non va contrastata e, anzi, ne andrà monitorata con attenzione sia la specificazione normativa sia l’esecuzione fattuale affinché si realizzino tagli veri e non finti. Dall’altro, questa formula non modificherà né l’impatto devastante – per drenaggio fiscale – dell’apparato pubblico sul sistema economico nazionale né la degenerazione di una spesa pubblica destinata più a pagare stipendi per funzioni inutili che ad indirizzare risorse verso chi ha veramente bisogno di aiuto e per investimenti. La spesa pubblica tagliabile è di circa 350 miliardi su quasi 800 in cui sono incluse pensioni, previdenze, ecc. Significa che ogni anno vi sarebbero 3,5 miliardi in meno nella spesa complessiva, 35 in 10 anni. Sembra tanto, ma in realtà è niente. Ed è ovvio: la sinistra non può tagliare troppo personale pubblico perché questo costituisce la gran parte del suo elettorato e si suiciderebbe se riducesse la massa di 3,2 milioni di persone che vivono direttamente di denari fiscali e quella di altri 2 milioni circa che lo fanno indirettamente. E’ sensato, in condizioni di minoranza, sostenere una politica di sinistra che tende a ridurre l’aumento della spesa, ma non si pensi che questa sia una riforma del welfare. La proposta Renzi va vista come un tentativo, appunto, di rendere sostenibile l’inefficienza, a fronte di una pressione europea ed interna per ridurla sostanzialmente, con l’obiettivo politico di rassicurare il popolo dello Stato al riguardo del mantenimento dei privilegi. In sintesi: fuffa, solo meglio cosmetizzata del solito. La riforma vera, infatti, può essere generata solo da un ambiente politico dove gli interessi prevalenti siano quelli di far funzionare il mercato, di ridurre le tasse e di utilizzare i denari fiscali rimasti non per intermediazioni burocratiche, ma per investimenti modernizzanti. La buona notizia è che tale ambiente esiste e che è maggioritario. Quella cattiva è che non è organizzato in una forza politica unitaria capace di trasformare la maggioranza potenziale del “popolo del mercato” in una di governo. Non solo. La mancanza di un partito unitario e strutturato del centrodestra impedisce l’elaborazione di riforme basate su analisi e teorie evolute, e conseguenti esami critici di raffinamento applicativo, proprio in un momento in cui il modello di Stato sociale, oltre che degenerato, è storicamente esaurito e va sostituito con uno nuovo. Se vi fosse un tale partito e io fossi invitato a presentare un’idea di riforma, direi così, come scritto in tanti libri dai primi anni ‘90: (a) la missione del nuovo Stato sociale non è più quella di tutelare i deboli, ma di trasformare i deboli in forti; (b) per riuscirci deve sia aumentare le opportunità economiche, ampliando la libertà del mercato, sia dedicare il più dei denari fiscali nella formazione iniziale e continua dei cittadini affinché possano coglierle; (c) tale modello si chiama “Stato di investimento” dove il denaro fiscale va impiegato per rendere produttivo il sistema e solo un minimo necessario per funzioni amministrative; (d) le nuove tecnologie permettono la quasi totale automazione delle funzioni amministrative e ciò implica la possibilità di ridurre di 2/3 il personale dedicato, ai livelli nazionale e locale, con un risparmio a regime, dopo 5 anni di transizione, di almeno 100 miliardi solo per questa voce di spesa, convertibile parte in detassazione e parte in investimento sugli individui. La proposta Renzi ipotizza solo 17,5 (3,5 x5) senza investimenti né riduzioni fiscali rilevanti. Il tutto, per renderlo tecnico e misurabile, lo sintetizzerei in un unico concetto: la “produttività della spesa pubblica”, cioè valutare ogni euro fiscale in base a quanti euro di Pil prospettico produce. Rivoluzionario, fattibile, necessario. In conclusione, il centrodestra governativo sostenga, condizionandola, la proposta Renzi, ma tutto il centrodestra si riunisca per creare un luogo dove le nuove idee di riforma possano essere presentate, discusse e trasformate in offerta politica sostitutiva e futurizzante. E’ora che il centrodestra sia un luogo di pensiero e azione strategici e non un recinto per galline senza testa.

(c) 2014 Carlo Pelanda
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