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Carlo A. Pelanda
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Libero

2014-2-16

16/2/2014

Renzi strumento geopolitico

Cosa realmente abbia causato la sostituzione di Letta con Renzi ha a che fare con la missione affidata al nuovo esecutivo, quindi da valutare. Oltre alle cause interne, ben commentate da altri, ritengo prevalenti, quelle esterne. Nel 2011 il mercato finanziario globale scoprì che il debito italiano non poteva essere garantito da un prestatore di ultima istanza europeo e che aveva un destino di insolvenza. Sia Obama sia Merkel presero paura: la mina italiana, se fosse esplosa e generato un caos globale, avrebbe compromesso le loro speranze di rielezione. Per questo nervosismo esagerarono l’intensità con cui pretesero il cambio del governo di allora e, soprattutto, il tipo di soluzioni ristabilizzanti. Lo stile non-intrusivo fu rispettato nella forma, nel senso di lasciare libera l’Italia di scegliere i dettagli della soluzione, ma nella sostanza fu imposta dall’esterno quella “patrimoniale”: portare una parte del risparmio/patrimonio privato italiano (circa 8 trilioni) a garanzia del debito sovrano (2 trilioni) che nessun altro poteva garantire. Monti svolse tale missione del governo Napolitano 1 adottando il “metodo Jaruzelski” (dimostrarsi fedele a Mosca per non far invadere la Polonia, Anni ‘80) ma non riuscì ad evitare una catastrofica recessione sotto la pressione ricattatoria di una Germania isterica e di un’America distratta a cui interessava solo una stabilizzazione di breve termine, allora. Ma non bastò. Draghi, per salvare la baracca, fu costretto a violare di fatto lo statuto della Bce e nel settembre 2012 disse, in sostanza, che avrebbe garantito il debito italiano. Funzionò. Per inciso, se Draghi avesse detto la stessa cosa nel settembre 2011 non ci sarebbe stata una recessione italiana così grave. Ma va anche detto che se l’Italia non avesse mostrato la capacità di uccidere economicamente una parte dei suoi cittadini, Berlino non avrebbe mai lasciato dire la frase salvifica a Draghi. Il Napolitano Bis fu reso necessario dall’esito elettorale, in un ambiente internazionale che non richiedeva più un eccesso di pressione fiscale-patrimoniale, ma più crescita che sostenesse il volume del debito. Letta continuò la strategia Monti: mostrare alla Germania che l’Italia sapeva darsi ordine per poi ottenere da questa più margini per ridare ossigeno al sistema e rimetterlo in crescita. Berlino fu soddisfatta, ma non l’America. Due questioni. Prima, senza maggiore e più rapida crescita l’Italia non avrebbe potuto sostenere il debito e quindi restava una mina globale. Seconda, la gestione tedesca dell’Eurozona la teneva a bassa crescita, compromettendo la ripresa globale e quella statunitense. Alla fine del 2013 i poteri “reflazionisti” decisero, convergendo, che queste due questioni andavano risolte rapidamente. Non so se l’ascesa senza ostacoli rilevanti di Renzi sia stata favorita da questo clima oppure sia stata fenomeno spontaneo. Ma è certo che la pressione per metterlo a capo di un governo Napolitano Ter sia dovuta, tralasciando ambizioni personali che in una nazione governata dall’esterno contano di meno, ad una strategia finalizzata a portare l’Italia nel fronte che vuole bilanciare la Germania per ridurne l’influsso nefasto sull’economia. Tra le righe del discorso di Napolitano al parlamento europeo c’era già questa svolta. Il punto: Letta non è apparso adeguato per la nuova strategia ed è stato sostituito. Ciò serve a capire quale sia la missione primaria del Napolitano Ter a conduzione Renzi: divergenza sostanziale, pur non nella forma, dalla Germania per indebolirla. A questa è evidentemente agganciata una missione reflazionista nazionale. Ma, a parte qualche azione per spettacolo, non è credibile che un governo di sinistra tagli i 60 miliardi di spesa e tasse come servirebbe. Quindi, mentre è chiaro il gioco geopolitico di cui Renzi è strumento, non so se consapevole o meno, resta un mistero cosa potrà fare per reflazionare l’Italia. Io spero che Draghi, e lo sapremo vedendo chi sarà il ministro dell’economia, ci sia in questa partita perché la ripresa troppo poca e lenta è causata dalla restrizione del credito più che dalle tasse, pur mortifere, e servirebbe un’azione prioritaria sulle banche per impostare una soluzione vera. In sintesi, spero che l’indebolimento della Germania permetterà questa soluzione in Italia. Solo per questo auguro buon lavoro al nuovo governo, auspicando che finita l’emergenza quello successivo ritrovi un minimo di substrato democratico ed un po’ di sovranità.

(c) 2014 Carlo Pelanda
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