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Carlo A. Pelanda
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Libero

2014-8-3

3/8/2014

Occidente in bilico tra frammentazione e ricomposizione

L’America a conduzione Obama si è trasformata da impero stabilizzante in regno ambiguo, creando un vuoto geopolitico nel mondo. In tale situazione sarà possibile mantenere la convergenza tra Europa ed America o vi sarà una separazione degli interessi? Capirlo e tentare di influenzare lo scenario è una priorità per l’Italia. La riorganizzazione dell’impegno globale statunitense è una strategia (National Interest) che Bush elaborò nel 2000 in sostituzione del non più sostenibile globalismo di Clinton: continuazione del presidio mondiale, ma con interventi diretti solo in caso di minaccia estrema, delegando agli alleati la gestione delle diverse regioni del pianeta. Gli eventi del 2001 costrinsero l’America a tornare nel mondo, ma lo sforzo fu superiore alla capacità: troppo piccola per sostenere i costi di un ingaggio così vasto. Obama vinse per questo. Riprese la strategia del National Interest, variandola come “lead from behind” (guida da dietro….) ma applicandola in modo disordinato: semplicemente si ritirò, con risultati destabilizzanti a livello globale, gravissimi quelli nel Mediterraneo. Inoltre propose, nel 2009, alla Cina una infattibile relazione G2, nel contorno dell’irrilevante G20, scaricando il G7, cioè l’alleanza storica con europei e Giappone. Ovviamente fallì. Ai primi del 2013 la “burocrazia imperiale” americana impose all’incompetente Obama una strategia di riparazione: formare un mercato comune del Pacifico (TTP) e dell’Atlantico (TTIP) come strumenti per rafforzare l’alleanza con le democrazie asiatiche ed europee. La Germania vuole il TTIP, ma è ricattata da Russia e Cina che vedono nel TTIP stesso e TTP, dai quali sono escluse, la loro morte. Berlino è debolissima: ricattabile da Mosca per l’energia e da Pechino sul piano dei contratti commerciali privilegiati senza i quali l’industria tedesca andrebbe in flop. Inoltre, Obama continua a dare segni di vaghezza e di priorità al Pacifico considerando secondaria la relazione con gli europei. Berlino lo percepisce e tentenna. Va aggiunto che le correnti isolazioniste sono forti in America, non rendendo automatico il consenso per il TTIP, e che in Francia prevale il protezionismo. In sintesi, c’è un rischio crescente di fallimento del progetto di mercato integrato euroamericano e, conseguentemente, della stessa Alleanza atlantica. Tale situazione, contraria all’interesse italiano, giustifica avvertimenti e segnalazioni sulla stampa. A Merkel, brava nella tattica, ma senza visione strategica: se il TTIP fallisse la Ue si spaccherebbe. Regno Unito, Italia, Spagna e Polonia formerebbero un’alleanza separata con l’America e lascerebbero la Germania isolata e debole. Ma proprio per questo bisogna segnalare agli altri europei che è necessario aiutare la debole Berlino, che sta cedendo, a resistere ai ricatti. Il modo migliore per farlo è di predisporre l’entrata graduale della Russia nel mercato euroamericano affinché trovi interesse a convergere, togliendo pressione ad ovest. Mentre la strategia statunitense è di ripristinare a basso costo strategico l’impero americano via TTIP e TTP, escludendo la Russia, una più fattibile ed efficace sarebbe quella di portare la Russia in Occidente, immaginando un nuovo nucleo dell’impero occidentale in forma di aquila tricipite: Washington, Bruxelles e Mosca, cioè la ri-convergenza, anche religiosa, fra le tre Rome. A cui integrare, poi, le democrazie asiatiche e così, credibilmente, poter condizionare la Cina. Nella missione di ricompattazione dell’Occidente l’Italia è rilevantissima per la possibilità di essere mediatore affidabile tra tutti gli attori coinvolti. Si apre un periodo delicato di 2-3 anni per organizzare i precursori della missione: aspettare la sostituzione dell’incapace Obama (2016), nonché quella di Putin con un leader più razionale ed attento alla democrazia interna, allo scopo di far emergere il nuovo concetto di impero occidentale condiviso, Nova Pax, in sostituzione della ormai esaurita Pax Americana. In questi 2-3 anni l’Italia, oltre a cucire quanto detto sopra, dovrebbe eseguire tre azioni specifiche: (a) contribuire, sul lato Ue, a rendere flessibile il trattato TTIP per facilitarne il consenso; (b) rafforzare le relazioni bilaterali con Germania e Regno Unito per mediare meglio e condizionare la Francia, (c) più impegnativo, ingaggiarsi unilateralmente, perché sola, nel Mediterraneo per difendere la propria sicurezza, come sta tentando in Libia. Per questo concludo con un omaggio al nostro coraggioso personale diplomatico rimasto a Tripoli, gli altri occidentali scappati.

(c) 2014 Carlo Pelanda
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