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Carlo A. Pelanda
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Libero

2014-2-2

2/2/2014

Tocca alla Bce salvarci

L’inflazione nell’Eurozona per il 2014 è ora stimata attorno allo 1,1% e quella prevista nel 2015 è solo di poco superiore (1,3%). Poiché la Bce ha l’obiettivo di tenere l’incremento annuo di inflazione vicino al 2% annuo - non troppo sopra, ma nemmeno sotto – tali proiezioni implicano la necessità di azioni straordinarie di re-flazione rapida, anche con il consenso della tipicamente restrittiva componente tedesca della Bce stessa. Infatti Mario Draghi, da qualche settimana, sta facendo filtrare propositi “espansivi” con una serenità maggiore del solito ed il mercato si aspetta annunci importanti nella settimana entrante. Da un lato, va annotato che nell’Eurozona bisogna aspettare i morti per strada per ottenere una politica monetaria realistica e reattiva. Dall’altro, ora che il rischio di deflazione - impoverimento sistemico - ha preso evidenza non dovrebbero esserci opposizioni per una reflazione d’emergenza. Non si può escludere che qualche tedesco o finlandese nel direttorio della Bce insista sul fatto che il rischio di deflazione non sia poi così intenso e che si possa aspettare. Ma le recenti previsioni della Bce in materia di deflazione sono risultate sbagliate mentre quelle del Fmi erano più azzeccate, segnalando che i calcoli della prima potrebbero sottostimare il problema. Su questa base incerta, ed essendo la tendenza in molte euronazioni comunque verso la deflazione (riduzione dei prezzi) pur non ancora vera deflazione strutturale, con l’eccezione della Grecia, sarebbe molto pericoloso tardare reflazioni e/o renderle troppo poco incisive. In sintesi, nel caso qualcuno blocchi manovre espansive in nome del principio di prudenza monetaria, lo stesso principio, in questo caso, potrà, e dovrà, essere usato per argomentare lo sblocco. Come mai tanta enfasi sull’azione della politica monetaria? Perché non è prevedibile che nei prossimi 18 mesi gli eurogoverni possano usare strumenti fiscali e di bilancio per dare un forte impulso alla crescita, pur potendo e volendo tutti attutire il rigore, e quindi restano solo gli strumenti monetari. Da un lato, la politica monetaria non può sostituire quella economica e se lo fa produce il solo risultato di finanziare l’inefficienza, prolungandola. Dall’altro, la poca capacità degli eurogoverni di stimolare la crescita, cosa che sta mettendo a rischio l’intero mercato mondiale per mancanza di tiraggio della domanda globale, rende necessario affidare alla politica monetaria un compito sostitutivo. Non è sano, ma gli stessi governi, quello tedesco per primo, chiedono disperatamente di essere sostituiti dalla Bce per ottenere un risultato stimolativo che non vedono alla loro portata perché implicherebbe cambiamenti su cui non c’è consenso. La stessa cosa è successa in America: un Obama incerto, comunistoide ed incapace si è affidato totalmente alla Fed per tirare su l’America. La Bce non potrà essere così aggressiva, per limiti di statuto, ma qualcosa potrà fare. Ridurre il costo del denaro, i tassi, a quasi lo zero? Se servisse ad abbassare il cambio dell’euro sul dollaro potrebbe avere un effetto stimolativo, altrimenti, dato il livello già molto basso dei tassi, tale misura sarebbe poco efficace. Di impatto ben maggiore sarebbe una inondazione di liquidità a costo zero, attorno al trilione e mezzo di euro, al sistema bancario, ma alla condizione – come già sperimentato dalla Banca d’Inghilterra - di condizionare almeno parte di tali trasferimenti all’erogazione di credito a famiglie ed imprese. E’ la mancanza di credito, particolarmente in Italia, una delle principali cause di stagnazione e tendenza deflazionistica. In tale linea di pensiero sarebbe più pratico dare alle banche più tempo per mettere a posto i loro bilanci ed i requisiti di capitale: appare controproducente, infatti, ridurne le disponibilità in un momento in cui dovrebbero dare più soldi al sistema. In conclusione, la reflazione fino al 2% entro metà 2015 potrebbe avvenire via: (a) abbassamento del cambio contro dollaro; (b) impulsi massivi di liquidità a breve; (c) facilitazioni regolamentari. Gli uomini delle banche centrali temono, correttamente, che salvare con strumenti monetari l’eurobaracca poi induca i politici a rinviare le riforme di efficienza. Vero, ma l’alternativa è la catastrofe. Pertanto la sostituzione della politica da parte di chi governa il ciclo del capitale nelle eurocontingenze è inevitabile. Poi vedremo, intanto salviamo.

(c) 2014 Carlo Pelanda
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