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Carlo A. Pelanda
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Libero

2014-3-9

9/3/2014

Dare idee professionali al governo dei dilettanti

Nell’editoriale di ieri Belpietro ha sfidato Renzi a trovare vere soluzioni per liberare l’Italia dalla gabbia europea, quelle finora accennate clamorose stupidaggini. Lo interpreto come un concorso: aiutare con suggerimenti un governo che ha mostrato dilettantismo, nei suoi primi passi, a concepire e fare una politica professionale di interesse nazionale. Qui offro una strategia in due mosse combinate. Il vincolo a contenere il deficit entro il 3% del Pil ogni anno non è in realtà una gabbia. Si tratta, infatti, di ben 45 miliardi di flessibilità. Al riguardo di questo parametro l’effetto gabbia è diverso: se ne pretende il rispetto ogni anno e non su periodi più lunghi. Ciò non permette che uno Stato finanzi in deficit temporaneo oltre soglia una detassazione stimolativa per poi rientrare entro il parametro del 3% entro un certo lasso di tempo (4-5 anni). Se l’Italia avesse la possibilità di accendere un deficit temporaneo di 4 anni entro il limite del 5% per ridurre strutturalmente le tasse di 80-90 miliardi complessivi, potrebbe rendere graduale e morbido, quindi politicamente fattibile, il taglio della spesa pubblica. Alla fine del quinquennio il deficit tornerebbe sotto il 3% grazie ad un incremento del Pil, per effetto crescita dovuto a tasse minori, combinato con un taglio de-proporzionale della spesa: 80-90 miliardi di meno tasse, 40 di minore spesa (fattibile) ed equilibrio di bilancio. Nel periodo di deficit straordinario ci dovrebbe essere un controllo della Commissione per ottenere un “bollino blu” sull’operazione, cioè una eurogaranzia affinché il mercato non trasferisca l’aumento temporaneo del deficit ad una stima di minore affidabilità del debito complessivo italiano, cosa che sarebbe catastrofica. Renzi dovrebbe insistere per un’operazione di questo tipo, considerando che l’Italia ha un potenziale industriale molto reattivo allo stimolo fiscale che rende credibile il buon esito dell’azione. Ovviamente Germania ed altri non lasceranno facilmente all’Italia il vantaggio di una maggiore competitività fiscale. Ma possiamo lavorarci sopra perché il punto è che questa richiesta sarebbe rispettosa della regola europea, nonché del vincolo al pareggio di bilancio prospettico. Ma per aprire trattativa su questo bisognerebbe rinegoziare,in parallelo, il trattato Fiscal Compact che dal 2015/16 impone di ridurre di 1/20 all’anno il debito (oltre 130% del Pil) fino al raggiungimento del 60% del Pil stesso. Al momento l’idea è quella di usare parte del patrimonio/risparmio degli italiani, cioè gavettoni di tassa patrimoniale. Monti e Letta hanno usato tale soluzione, su mandato tedesco, per ridurre il deficit. A Renzi toccherà ridurre il debito con la stessa soluzione, ma è certo che tale dose di rigore distruggerà l’economia italiana. La stessa Germania è preoccupata da questo esito che farebbe saltare l’euro. Infatti la Commissione ha segnalato che l’Italia è in uno squilibrio che andrebbe corretto tagliando spesa e tasse per riequilibrare le cose alzando il Pil. Quindi è un buon momento per proporre una soluzione vera, forte e sovrana: invece di usare il patrimonio privato contro debito, si usi quello pubblico. Come? Si prendano almeno 500 miliardi di patrimonio pubblico disponibile (800 miliardi circa), si impacchettino tutti entro una scatola (fondo sovrano) con missione di valorizzazione e poi si finanziarizzi il tutto. Cioè si emettano obbligazioni (quotate e con tripla A) con sottostante il rendimento del patrimonio più i proventi della sua futura (10, 20, 30 anni) vendita. Tali obbligazioni vengano offerte con un rendimento più elevato e premio finale (bullet) ai possessori di titoli di debito italiano per uno scambio. I titoli di debito così ritirati verrebbero annullati e con essi 500 miliardi di debito complessivo, riportandolo dai due trilioni di euro, come oggi, a uno e mezzo, cioè al 100% del Pil, circa. Poi per arrivare al 60% del Pil si usi la prima operazione detta sopra. Le due azioni combinate, ripeto, non sono vietate dalla regola europea e permettono un aggiustamento non-traumatico dell’economia italiana e suo rilancio. Se Renzi vuole fare sul serio questa è una strada percorribile, internamente bipartisan. Io andrei a concordarla prima con il Fmi (bollino bianco) e a New York e Londra con i grandi gruppi finanziari che dovranno accettare lo scambio debito/obbligazioni (bollino d’oro) per avere forza nella trattativa con Berlino/Bruxelles. O erede di Machiavelli o conferma che è solo un, pur energetico, vago ragazzetto. Decida.

(c) 2014 Carlo Pelanda
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