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Carlo A. Pelanda
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Libero

2013-7-28

28/7/2013

Accelerare la ripresa è possibile

L’economia italiana è nel “momento di inversione”, cioè in una situazione dove la tendenza recessiva rallenta in alcuni settori e, appunto, tende ad invertirsi in altri, i secondi sempre di più. Da qui in avanti sono possibili tre tendenze: (a) ripresa lenta, quasi stagnazione; (b) ripresa accelerata e forte via stimoli incisivi; (c) ricaduta in recessione per disordine politico interno o shock esterni. La prima possibilità è considerata la più probabile dalla maggioranza degli scenaristi che stanno inquadrando un Pil positivo nel 2014, mediamente, attorno allo 0,5% e sul 1,2% nel 2015. La terza non è esclusa, per la crisi bancaria latente, per l’instabilità politica e per fattori esterni di ripresa lenta ed accidentata della domanda globale, ma al momento ha bassa probabilità. La seconda non è nemmeno considerata dagli analisti perché nessuno al mondo ritiene che un governo italiano possa cambiare gli aspetti più depressivi del modello economico e rendere sostenibile il debito aumentando la crescita. Per inciso, questo è il motivo principale per cui le agenzie di rating non solo hanno declassato l’Italia, ma hanno anche comunicato che probabilmente lo faranno nuovamente nel prossimo futuro. Il mio gruppo di ricerca – che si distingue da altri per la metodologia sistemica, e non-lineare, nelle analisi di scenario - vede, invece, possibile la seconda opzione. Non perché valuti che la politica italiana, nel breve, sia in grado di fare qualcosa di incisivo, ma perché ha trovato che basterebbe poco per ottenere molto. L’economia italiana, diversamente da altre, ha un livello di reattività elevatissimo, pur concentrato nel solo Nord. Infatti l’inversione della recessione non sta avvenendo grazie a qualche politica economica stimolativa, anzi è in corso “nonostante” politiche depressive, ma grazie al fatto che chi è sopravissuto alla crisi di deflazione del mercato interno è riuscito a trovare un adattamento a condizioni infernali. I commenti si concentrano sui morti, ma i miei ricercatori hanno trovato più rilevante cercare di capire come mai tanti siano sopravissuti a tasse vampiresche, blocchi burocratici, costi sistemici de-competitivi, infrastrutture primitive, cadute a picco dei volumi d’affari, ecc. E la risposta è che si tratta di un sistema peculiare, forse unico al mondo, che riesce a mettere in campo soluzioni informali efficaci a fronte di condizioni formali inabilitanti. Tale analisi sulla peculiarità italiana non è nuova, la iniziò l’Economist negli anni ’80. Ma sarebbe nuovo includere la forte reattività del sistema nei calcoli e nella selezione delle politiche stimolative. Ho provato ad abbozzare una simulazione con moltiplicatori degli stimoli coerenti con l’attribuzione di più forti capacità al sistema, calcolando anche cosa il governo possa fare con risorse vincolate al pareggio di bilancio: (a) impiego immediato di almeno 30 miliardi invece di 5, scarsi e forse, per ripagare parte del debito (complessivamente oltre i 100) delle amministrazioni pubbliche nei confronti delle imprese fornitrici, utilizzando cassa di tesoreria, eventualmente con formule di leva finanziaria con carico di debito su enti fuori perimetro statale; (b) fondo a garanzia pubblica, inizialmente di 15 miliardi, per ricapitalizzare le banche con tale necessità e così aumentare il loro potenziale di credito, ma costruito in modo da non costituire (troppo) debito statale, per esempio via emissione di obbligazioni convertibili; (c) non aumentare tasse e rivedere, demoltiplicandolo, l’impatto dell’aumento dei valori catastali sui costi delle transazioni immobiliari (al momento una tassa patrimoniale nascosta ed un disincentivo alla compravendita nonché alle nuove costruzioni). Solo con tali misure - predisposte ora per applicarle a settembre/ottobre - la caduta del Pil 2013 sarebbe meno tragica (ora la tendenza è verso – 1,9%) e, soprattutto, il sistema economico in ripresa entrerebbe nel 2014 in accelerazione, fino a poter sperare in un +2,7% circa nel prossimo anno, a condizioni esterne non peggiori. In conclusione, con poca e ben mirata roba si può ottenere un buon risultato, rapidamente, grazie alla forte capacità moltiplicativa degli stimoli da parte del sistema economico italiano. Per fare crescita solida dal 2015 in poi sarà inevitabile mettere mano al modello oppure, se un governo italiano non ci riuscirà, farsi tristemente governare dall’esterno, cioè dal programma Bce-Ue-Fmi, per ridurre spesa e tasse tra gli 80 ed i 100 miliardi strutturali, nei 5-7 anni successivi, nonché abbattere un’aliquota del debito pubblico complessivo. Roba, questa sì, dura e difficile. Ma passare dal momento di inversione della crisi ad una accelerazione della ripresa nel breve termine, in questa Italia, è, francamente, possibile. Caro governo il vento sta tornando: se non puoi cambiare rotta, almeno metti più vela.

(c) 2013 Carlo Pelanda
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