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Carlo A. Pelanda
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Libero

2013-4-2

2/4/2013

Fiducia all’Italia

Troppi stanno abbandonando l’Italia convinti che non potrà mai più essere terra di opportunità. La situazione corrente li giustifica. Ma sbagliano l’analisi prospettica: (a) non vedono che si è messo in moto un processo di rinnovamento della politica; (b) non vedono l’enorme potenziale di competitività territoriale ed industriale che è rimasto intatto nonostante la crisi; (c) non vedono le possibili soluzioni ai problemi che oggi sembrano irrisolvibili quando la politica nazionale sarà cambiata; (d) non vedono che il peso depressivo dell’Eurozona a conduzione tedesca sull’Italia dovrà essere per forza attutito. Infatti il mio gruppo di ricerca ed altri che servono fondi internazionali di investimento stanno segnalando che nell’arco di due o tre anni, dopo un periodo di caos, l’Italia diventerà un’area di opportunità eccezionali. Ciò stona con i dati del presente che mostrano una politica autoreferenziale, una burocrazia che impedisce qualsiasi attività, la prevalenza di forze antisviluppo, una repressione fiscale distruttiva e un impoverimento rapido della classe media. Gli analisti che usano tecniche di proiezione lineare per gli scenari futuri vedono un’Italia condannata al declino o, nel migliore dei casi, una ripresa lentissima, cioè una non attraente stagnazione endemica . Ma quelli che adottano modelli più raffinati vedono ben altro. Proprio la crisi da impoverimento sta modificando il consenso: prima, come è tipico, lo porta verso forme di protesta irrazionale, ma poi lo convoglierà verso una domanda di nuova governance razionale. La crisi dello Stato sta portando le prassi istituzionali dal vecchio parlamentarismo dominato dai partiti gestionali – governance orizzontale - verso un nuovo presidenzialismo, cioè alla governance verticale della nazione con partiti elettorali e non più gestionali-oligarchici. Ci vorrà un tempo di transizione, con momenti caotici, ma alla fine questo è l’esito più probabile: il ripristino della rappresentanza degli interessi reali ed una forma di governo con veri poteri per fare le cose. La nuova politica troverà un’Italia certamente impoverita, ma con l’industria esportativa e tecnologica intatta. La Valle del Po ha una concentrazione di tecnologia e capacità innovative più elevata della California. Già ora l’industria manifatturiera italiana si difende dalla crisi del mercato interno aumentando la sua presenza in quello globale, riuscendoci. Questo nucleo di forza sarà il cardine su cui ricostruire il resto, velocemente. La logica dell’investimento è quello di comprare a poco e poi vendere a molto contando su una crescita rapida dei valori. L’Italia è in un momento perfetto per comprare, la miglior opportunità al mondo per il capitale di investimento. Al riguardo dell’effetto depressivo dell’Eurozona la previsione è che senza cambiamenti l’euro salterà. Se salta, l’Italia andrà in boom perfino maggiore, ma dopo un periodo di caos più lungo e pericoloso. Per non saltare dovrà cambiare in senso espansivo e pragmatico, questa la probabilità prevalente già a partire da dopo le elezioni tedesche del settembre 2013. Ma la grande opportunità italiana riguarda lo sfruttamento futuro del petrolio e del gas su cui galleggia. Una politica razionale e verticale lo avvierà superando le resistenze di minoranze de-sviluppiste. Ciò permetterà anche di garantire il debito nazionale di due trilioni di euro con un prodotto finanziario basato sui rendimenti futuri delle estrazioni, togliendo questa zavorra al sistema economico. Sembra quasi facile rilanciare l’Italia, ma ovviamente non lo sarà e bisognerà che tanti giovani di talento nel business e nella politica, ricercatori geniali ed imprenditori audaci spingano la transizione verso le opportunità. Proprio per questo va loro segnalato che è conveniente dare fiducia all’Italia invece che abbandonarla. Io, da sempre all’estero, sono tornato per investire qui.

(c) 2013 Carlo Pelanda
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