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Carlo A. Pelanda
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Libero

2012-10-9

9/10/2012

L’euro diventa roba vera

I governi dell’Eurozona, per renderla funzionante e sostenibile, la stanno strutturando in modi che spaccano l’Unione Europea rendendo irrilevanti le istituzioni comunitarie e marginali le nazioni non-euro. Dobbiamo valutare se questa sia una buona o cattiva notizia. Non facile, ci torneremo sopra più volte. Per intanto, va segnalata una buona notizia per l’interesse nazionale italiano. Il nuovo “Meccanismo europeo di stabilità” (ESM) è un fondo finanziario con missione salvastati, di cui sono soci i 17 paesi dell’Eurozona, che prenderà le decisioni a maggioranza e non all’unanimità, con diritto di veto da parte di Francia, Germania ed Italia. Tale impianto inserisce l’Italia nel direttorio a tre dell’Eurozona. Va ricordato fu espulsa da quello europeo nei primi anni ’60 quando De Gaulle teorizzò la costruzione dell’Europa come strumento di moltiplicazione della forza nazionale francese e propose un relazione diarchica alla Germania. Che accettò per potenziare la sua strategia di riunificazione. Dopo di allora l’Italia, pur fondatrice della Comunità nel 1957, non riuscì più a rientrare nel tavolo di comando, un po’ per suo disordine crescente e molto perché Parigi la considerava troppo filo-atlantica. Il diritto di veto dei tre è dovuto, in apparenza, al fatto tecnico che Berlino, Parigi e Roma sono i principali contributori del fondo, che verrà caricato di 80 miliardi veri (poi base per ottenere la disponibilità di 700-800 attraverso indebitamento sul mercato privato). Ma, in realtà, il fondo ESM è stato concepito per essere un centro politico. I suoi interventi potranno andare ben oltre la missione di comprare debito delle nazioni che ne fanno richiesta perché in difficoltà. Per esempio, pur non ancora scritto, nulla gli impedirà di finanziare sistemi bancari in stress, fare operazioni di garanzia finanziaria non-standard, ecc. In sintesi, il fondo potrà diventare il primo nucleo di politica economica dell’Eurozona, con la missione di bilanciare gli effetti negativi dell’unione monetaria, che finora mancava. Inoltre, stabilito il meccanismo di finanziamento a leva del fondo, dotato di garanzie degli Stati soci, la sua potenza di fuoco potrà essere molto maggiore dei 700-800 miliardi oggi previsti e, di fatto, diventerà un organismo capace di emettere eurobond con tripla A. Per questo il fondo è uno strumento politico e non solo tecnico. Il punto: (a) Francia e Germania hanno ceduto sovranità monetaria e di bilancio ad un agente europeo perché ne avevano un controllo politico tale da permettere loro di attutire l’impatto della cessione stessa, per esempio truccando i bilanci senza timore di essere imputati dagli Stati meno potenti, questi invece costretti a rispettare i parametri come schiavi; (b) l’Italia, poiché fuori dal direttorio, non ha potuto flessibilizzare la cessione di sovranità, pagando un costo depressivo pauroso per l’adesione all’euro; (c) ma la sua entrata nel direttorio di uno ESM disegnato per essere il futuro - o componente principale del - centro di comando dell’Eurozona potrà modificare favorevolmente questa situazione. Al punto di rendere l’euro un business e non più un grave problema per l’Italia. Ovviamente dovremo seguire gli sviluppi per vedere se questa possibilità, oggi non esclusa nel disegno dello ESM, diventerà realtà. Ma bisogna sottolineare che solo la possibilità stessa è sintomo di un cambiamento da parte della Germania: Berlino si è resa conto che o si forma un governo politico dell’Eurozona con ampi strumenti di intervento per il bilanciamento economico dell’area o questa salterà. Dobbiamo tenerne conto per ricalibrare il nostro interesse nazionale, anche pensando che l’Italia ha una posizione storica e geopolitica perfetta per mediare tra Eurozona ed Ue, nonché tra questi e Londra e Washington. Quindi ci conviene rimettere in ordine velocemente la nazione per darle la credibilità utile a cogliere queste opportunità future.

(c) 2012 Carlo Pelanda
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