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Carlo A. Pelanda
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Libero

2012-7-10

10/7/2012

Monti è inevitabile

Piaccia o non piaccia Monti è inevitabile. E’ l’unico leader che appare in grado di convincere il mercato finanziario internazionale che l’Italia sarà capace di tagliare spesa pubblica e tasse, mantenendo il pareggio di bilancio, e quindi di ripagare nel tempo il proprio debito sia con crescita sia con rigore. In un think tank frequentato dai più influenti attori di mercato, la settimana scorsa, mi sono sentito chiedere non chi governerà l’Italia dopo le elezioni della primavera 2013, ma precisamente se Monti vorrà e riuscirà a farlo. Questo mi fa dire che Monti è considerato inevitabile. Se la sinistra vincesse, i più grandi soggetti finanziari globali scommetterebbero sull’insolvenza dell’Italia per l’improbabilità di una riforma sostanziale. Lo stesso succederebbe se vincesse la destra con un leader debole, condizionato da promesse populiste. Una grande coalizione, qualora fattibile, darebbe il messaggio che cambierebbe poco nel modello italiano. Pertanto la configurazione politica che meglio appare in grado di conquistare la fiducia del mercato che compra e determina il prezzo dei titoli di debito mi sembra sia: centrodestra con Monti come candidato premier. Devo confessare una certa sorpresa perché in riunioni analoghe un paio di mesi fa, sia in America sia a Londra, mi sentii chiedere come mai Monti avesse così clamorosamente fallito. Ricordo che allora risposi consigliando di aspettare a valutare, in realtà non sapendo cosa dire anch’io di un governo che sembrava capace solo di alzare tasse e di praticare il terrorismo fiscale. Cosa è cambiato? Monti ha mostrato di saper ricattare Merkel e di non aver timore nel definire tagli ai dipendenti pubblici. In particolare, ha dato un segnale che il pareggio di bilancio dovrà essere ottenuto tagliando spesa e non alzando le tasse. Queste due mosse hanno colpito gli osservatori, modificando in molti la valutazione sull’Italia. Se riformata e ben condotta è una nazione industrialmente molto forte che potrà tornare alla crescita. Ma, perfino più importante nel mondo anglofono, Monti ha dato la sensazione che Roma potrebbe limitare lo strapotere tedesco forzando la Germania a costruire un sistema europeo più equilibrato. Mentre Berlino vuole gli Stati uniti d’Europa configurati come moltiplicatore per la potenza nazionale tedesca, l’idea di Europa perseguita da Monti è quella di un sistema bilanciato dove tutte le nazioni possano trovarsi a loro agio e godere di un mercato unico veramente funzionante. E’ un’idea di Europa più vicina a quella inglese ed americana che non a quella tedesca. Poiché Parigi è ormai ascara di Berlino, Madrid in ginocchio e Londra fuori, resta solo Roma con la forza teorica di poter condizionare Berlino dall’interno. Un Monti che ha mostrato di volerlo fare realmente ha certamente colpito il mercato che parla inglese e che muove la maggior parte dei flussi finanziari mondiali. In sintesi, il mercato e l’Occidente hanno eletto Monti come leader non solo per suo orientamento tecnico, ma anche per quello geopolitico. Gli italiani, ed i partiti che ne organizzano il consenso, faranno lo stesso? Parecchi esperti sostengono che mai potrà vincere da noi un’offerta politica che implichi tagli di spesa forti. Io, invece, osservo che i lavoratori dipendenti sono stufi di pagare tasse che li affamano e che voteranno un’offerta che le abbassi tagliando i costi pubblici. Tale sentimento popolare impedirà anche ai sindacati di mobilitare perché tra i loro rappresentati c’è un conflitto di interessi tra chi vive di mercato e chi di Stato. Non vorranno spaccarsi. Nessun timore: Monti prepari un progetto nazionale fortissimo di riforma, il centrodestra lo chiami come leader e si riorganizzi per dargli una maggioranza parlamentare di qualità. Quando tale progetto prenderà forma lo spread calerà e la profezia sull’Italia si invertirà da negativa a positiva. Non sarà facile, ma non esitate ed accelerate.

(c) 2012 Carlo Pelanda
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