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Carlo A. Pelanda
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Libero

2012-10-23

23/10/2012

Per amor d’Italia congelate questo governo

Sul piano della politica economica il governo Monti, pur degno di rispetto lo stile sobrio del premier, è tra i peggiori dell’Italia post-bellica. Ha fatto veri e propri disastri: (a) sottovalutazione dell’impatto depressivo della (re)pressione fiscale e conseguente stima sbagliata dei suoi effetti sul Pil 2012, inizialmente proiettato a meno 1,5% e poi caduto in realtà a meno 2,5%, forse oltre; (b) riforma del lavoro (Legge Fornero) che sia ostacola gli accessi all’occupazione, infatti non ci sono assunzioni, sia impedisce alle aziende in difficoltà di ristrutturarsi perché il costo per il licenziamento del personale in esubero è proibitivo; (c) aumento eccessivo dei costi fiscali degli immobili, e generazione di una incertezza prospettica al loro riguardo, che ha depresso i valori e, soprattutto, bloccato il settore delle costruzioni civili, questo settore portante dell’intero sistema economico, nonché ad alta intensità di manodopera, proprio in fase di recessione; (d) distruzione di altri settori che ha comportato la perdita di decine di migliaia di posti di lavoro, per esempio quello nautico caricato di una tassa che voleva raccogliere circa 200 milioni e ne ha ottenuti molti meno, inducendo miliardi di perdite nelle aziende produttrici ed in quelle del turismo portuale; (e) aumento dell’Iva che ha ridotto i consumi, aumentato l’inflazione ed ha peggiorato le capacità di spesa per le famiglie con minor reddito. Ora il governo ha proposto all’esame del Parlamento dei veri orrori depressivi: (f) una tassa sulle transazioni finanziarie (Tobin Tax) che avrà l’effetto di far migrare in altre piazze gli operatori italiani, mettendo in grave crisi anche la Borsa di Milano mentre servirebbe rafforzarla affinché le migliori imprese italiane possano trovare via quotazione i capitali per finanziare la loro internazionalizzazione; (g) un ulteriore incremento dell’Iva che aumenterebbe l’effetto negativo di quello precedente e annullerebbe il beneficio della piccola riduzione dell’Irpef per i redditi più bassi. Il Parlamento è in tempo per evitare almeno questi ultimi errori ed orrori depressivi e sembra orientato a farlo. Ma il governo impone, citando correttamente la nuova norma costituzionale che impone il pareggio di bilancio ed il Trattato europeo Fiscal Compact (convergenza fiscale) che obbliga l’Italia a raggiungerlo entro il 2013, che i saldi della manovra prevista dalla legge di stabilità restino invariati. L’unico modo per ottenerlo senza alzare l’Iva e cancellando la riduzione delle detrazioni fiscali, nonché la Tobin, è quello di tagliare più spesa. Ma come fa un Parlamento ad avere i dati tecnici, in pochi giorni, per tagliare spesa in modo razionale quando tali dati sono in possesso, e la loro analisi una prerogativa di fatto degli uffici esecutivi specializzati, del governo? Danno e beffa. Per reagire, suggerisco al Parlamento di rinviare tutta la materia all’impreciso ministro dell’Economia con l’istruzione, rafforzata da una mozione dissuasiva che ritengo possibile al Senato, di studiare un modello di invarianza dei saldi basato sul solo taglio alla spesa. Per inciso, il governo inizialmente è parso voler aggiustare il bilancio adottando un tale modello, idea poi modificata dal riemergere del partito della spesa e da una incapacità di controllarlo da parte di Monti. Ma, fatto questo, il governo dovrebbe essere chiamato a svolgere solo funzioni di ordinaria amministrazione fino alle elezioni, lasciando ad uno legittimato dal voto democratico le scelte sistemiche. In prossimi articoli cercherò di mostrare quale altra politica meno recessiva sarebbe stata giusta e possibile e di capire, con equilibrio analitico, come mai un governo sia riuscito a fare tante fesserie distruttive. In questo c’è l’appello ad interromperle via congelamento dell’esecutivo, non lasciandogli libertà d’azione incondizionata nemmeno in caso d’emergenza finanziaria. Non vorrei, infatti, che si ripetesse, come nel 2011, la strategia di creare artificialmente un’emergenza per esercitare il potere interrompendo la democrazia.

(c) 2012 Carlo Pelanda
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