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Carlo A. Pelanda
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Carlo Pelanda: 2017-5-30LaVerità

2017-5-30

30/5/2017

Il vantaggio dell’Italia come presidio atlantico nell’Ue

Qual è la miglior strategia d’interesse nazionale per l’Italia dopo la divergenza fra Trump e Merkel e l’appello della seconda per un’Europa post-atlantica?  

Per prima cosa, è razionale aspettare qualche mese per valutare quanto la frattura sia realmente profonda, considerando il lavoro di ricucitura delle rispettive diplomazie. Sul lato statunitense bisogna vedere se l’americanismo eccessivo espresso da Trump sarà ridotto da chi nella sua Amministrazione e dintorni non vuole favorire, attraverso la svolta neutralista di un’Ue germanizzata, il dominio della Cina sulla regione euroasiatica. Su quello tedesco bisogna capire se Merkel abbia espresso una posizione anti-americana come reazione solo comunicativa a un’umiliazione oppure abbia colto l’occasione per inaugurare una strategia di potenza nazionale. In questa fase di chiarimento delle vere posizioni, che durerà probabilmente fino all’autunno, per l’Italia è conveniente mantenere la posizione finora espressa dal governo Gentiloni, cioè di convergenza sia con l’asse franco-tedesco sia con l’America e un ruolo di mediazione oppure dovrebbe modificarla? Il rischio principale per l’Italia nei prossimi mesi è di subire dazi da Washington che sta valutando ritorsioni contro il rifiuto di importare merci americane da parte dell’Ue, legittimate dalla condanna dell’Ue stessa in sede di Organizzazione mondiale del commercio (Wto). In questa materia Roma dovrà scansare non solo il pericolo per le merci italiane, ma anche per alcune categorie di quelle tedesche dense di componenti italiane. E, al momento, si trova in una posizione migliore di Berlino per trattare con l’America, anche a favore di Berlino stessa. Inoltre, nei prossimi mesi bisognerà convincere l’Amministrazione Trump a cercare il riequilibrio delle relazioni commerciali euroamericane via nuovi accordi e non attraverso barriere tariffarie. In sintesi, l’interesse economico italiano converge con quello tedesco, ma diversamente dalla Germania può essere sostenuto da una lealtà atlantica di cui l’America non può non tener conto. Per tale motivo, nel breve, il governo Gentiloni dovrebbe continuare la linea di mediazione, ma astenersi da segnali di eccessiva sudditanza a Berlino e a Parigi e di convergenza verso l’idea di Europa post-atlantica. Macron sarà certamente tentato dall’idea di una Difesa europea centrata sul potenziale nucleare francese con il pieno consenso di Berlino: questo è un tema che l’Italia dovrà rinviare per prendere rilievo pro-Nato, e quindi avere forza negoziale per mediare compromessi euroamericani. Qualcuno potrebbe dire che l’Italia è troppo debole e disordinata per tentare una posizione del genere oppure che, alla fine, le potenze si metteranno d’accordo tra loro senza bisogno della mediazione italiana. Plausibile, ma ciò non modifica l’interesse strategico dell’Italia a muoversi come mediatore in nome di un’Europa pro-atlantica, mantenendo buone relazioni, ma non di sudditanza, con Berlino e Parigi.

Anche perché la posizione anti-tedesca di Trump potrebbe essere l’espressione umorale di una nuova strategia “più profonda” che non vuole più riconoscere alla Germania il ruolo d’interlocutore privilegiato dell’America, che ne favorisce il dominio sugli europei e, soprattutto, lo status di potenza G3 all’Ue germanizzata e con mani libere, quindi capace di allearsi con America o Cina a seconda delle contingenze, cosa che toglierebbe forza globale all’America stessa. Dopo l’uscita di Londra dall’Ue non c’è una nazione che possa bilanciare il potere tedesco dall’interno, costringendo Washington a depotenziare direttamente Berlino e a dissuadere gli alleati dei tedeschi. In tale scenario, se si confermasse, la posizione di miglior vantaggio dell’Italia sarebbe proprio quella di mediatore pro-atlantico inserito nel nucleo europeo. Tale posizione renderebbe meno probabile un attacco dalla piazza londinese, in via di dollarizzazione, al debito italiano per far saltare l’euro. E darebbe all’America motivi per sostenere il ruolo dell’Italia nell’Ue. Per altro, un’Eurozona senza l’Italia depotenzierebbe l’impero franco-tedesco costringendolo a facilitarla per tenerla inclusa. La strategia di nazione strutturata entro l’Europa, ma come presidio atlantico, è certamente di maggior vantaggio per l’Italia, ma non per Germania e Francia. Pertanto c’è il rischio che nelle prossime elezioni vi sia un confronto tra partiti americano e franco-tedesco, con interventi diretti esterni. I partiti e i leader dovrebbero difendere la propria autonomia da ambedue le pressioni perché se perdessimo la sovranità residua a questo livello, poi Roma non sarebbe più un soggetto di strategia: le altre potenze parlerebbero con chi ci comanda, noi camerieri, e non con noi. Attenzione a questo punto.

(c) 2017 Carlo Pelanda
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