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Carlo A. Pelanda
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Carlo Pelanda: 2017-5-23LaVerità

2017-5-23

23/5/2017

Opportunità e problemi nel cambio dello scenario mediterraneo

La recente svolta pro-sunnita e pro-saudita dell’Amministrazione Trump, corredata dall’ipotesi di un sistema panarabo di difesa comune contro il terrorismo e l’espansionismo sciita-iraniano, è un potenziale riconfiguratore dello scenario mediterraneo e dintorni che rende urgente valutarlo in base all’interesse nazionale italiano. Per quale motivo Roma dovrebbe prendere una posizione rapida su uno scenario ancora tratteggiato, considerando sia la difficoltà a far convergere i 50 Stati arabi o a maggioranza islamico-sunnita sia una possibile volatilità delle strategie di Washington? Per tre motivi: a) la dinastia saudita ha cambiato decisamente strategia in relazione al passato e la nuova persegue la posizione di centro modernizzatore e stabilizzatore dell’Islam sunnita con il sostegno degli Stati Uniti e ciò rende credibile il progetto; b) la strategia statunitense di rinnovamento dell’alleanza storica con i Saud, diversamente da quelle elaborate da Obama,  è stata formulata da professionisti che seguono logiche realistiche, con la capacità di tenere Trump su un binario di consistenza geopolitica, limitandone le posizioni umorali, c) il business statunitense irromperà in posizione privilegiata in tutta l’area e ciò pone a quello italiano un problema di concorrenza, con rischio di esclusioni, risolvibile solo con la ricerca di accordi geopolitici. Questi saranno meno facili di quanto possa sembrare e l’Italia dovrà essere molto attenta oltre che rapida.

Roma ha l’interesse a diventare partner primario dell’Iran, con cui le industrie italiane stanno perfezionando circa 25 miliardi di contratti, dove c’è un potenziale di centinaia di miliardi la cui conquista  trova Germania, Francia, Cina, Russia e altri in concorrenza. Una politica sfumata dove i Saud facevano una guerra per procura, cioè indiretta, all’Iran e gli Stati Uniti tenevano una posizione sostanzialmente equidistante facilitava il business italiano sia nell’area sciita sia in quella sunnita. La posizione di confronto diretto della seconda contro la prima e la presa di posizione anti-iraniana statunitense pongono a Roma un problema che può essere risolto solo accordandosi con gli Stati Uniti per ottenere flessibilità commerciale, cosa possibile offrendo una convergenza bilaterale a Washington molto più forte di quella corrente. La speranza strategica, nel caso, sarebbe poter operare in Iran con il consenso dell’America e dei Saud, dando in cambio qualcosa di rilevante per loro. La velocità è importante per evitare che la Germania anticipi l’Italia su questo punto. Interesse, problema e soluzione sono simili in relazione alla Russia. Il sistema panarabo sostenuto dall’America tenderà a impedire la formazione di un’area sciita-iraniana da Tehran al Libano, via Iraq e Siria, sotto protettorato russo e inasprirà le tensioni tra Washington e Mosca. Roma ha la priorità di attutire le sanzioni statunitensi ed europee verso la Russia, e viceversa, e il nuovo sviluppo potrebbe non facilitarlo. Anche in questo caso, pur complicato dalla competenza in materia dell’Ue dominata da Berlino e Parigi, Roma dovrebbe praticare rapidamente uno scambio bilaterale: più lealtà e convergenza con l’America in cambio di una flessibilità commerciale. Ma cosa l’Italia può scambiare nel bilaterale? Evidentemente una posizione di bilanciamento intraeuropeo delle eventuali divergenze atlantiche da parte di Francia e Germania, una maggiore riluttanza nell’assecondare l’influenza cinese e forse una posizione d’aiuto a Londra nel negoziato con l’Ue, cosa che permetterebbe a Washington di ergersi a protettore del Regno Unito (e così facilitare la conquista americana della piazza finanziaria londinese). Queste sono solo ipotesi, ovviamente, con un pizzico di fantapolitica, ma mostrano la realtà di un non facile rapporto con l’America per tutelare l’interesse italiano a mantenere i più ampi accessi al mercato globale per sostenere alti volumi di export senza i quali la crescita del mercato interno – compresso da tasse, costi del debito e politica economica poco stimolativa - non basterebbe. Forse sarebbe utile concordare con la Germania la posizione italiana, ma non con la Francia che teme di perdere l’influenza sull’Africa francofona e islamica se questa si riorganizzasse entro lo schema saudita-statunitense. Il governo sta agendo in modi diversi e spero li rivaluti, in tempo per il G7 di Taormina. A Roma non può sfuggire che un minore sostegno saudita all’estremismo wahabita/salafita e un controllo maggiore delle frontiere nell’Africa settentrionale ridurrebbero di molto i flussi migratori e il pericolo islamista in Italia. Invece di chiedere alla Francia un aiuto per la distribuzione dei migranti nell’Ue sarebbe meglio accordarsi con sauditi e americani per averne di meno.

(c) 2017 Carlo Pelanda
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