ITALIANO


 VITA
  Biography    Gallery     Interview    Awards     CPTV

 PUBLICATION

  Books     Essays     Res. Reports
  Arrticles since 1998

 LETTERS

  Write to CP
  Read Letters    Archives

 SEARCH


Carlo A. Pelanda
menu
fb Tw g+ print

L' Arena

2010-5-25

25/5/2010

La soluzione esterna

Da un lato c’è la crisi dell’Eurozona – che in essenza è la crisi di insostenibilità dei modelli statalisti -  ma dall’altro l’economia globale è in boom e le esportazioni italiane ne stanno traendo vantaggio più di quanto fosse previsto. Non solo. Si osserva che le nostre imprese stanno conquistando posizioni nell’area mediterranea. Ciò fa ipotizzare che l’Italia potrà ottenere dall’export, pompato dalla svalutazione competitiva dell’euro, e dal dominio commerciale del Mediterraneo un livello di crescita del Pil tale da bilanciare l’impatto deflazionistico dei tagli alla spesa pubblica ed il soffocamento dovuto alla marcescente inefficienza del suo modello economico. In sintesi,  l’Italia appare in grado di praticare con successo la soluzione esterna ai suoi problemi interni.

 Non mi piace scrivere queste cose. La preferenza sarebbe quella di un mercato interno capace di crescere grazie alla configurazione liberalizzata, poche tasse e molta concorrenza, meno dipendente dall’export. Ma è un sogno. Il sistema interno è così denso di costi, di incompetenti che possono solo vivere con un salario pubblico e di arretratezze da rendere molto lunga e conflittuale l’eventuale riforma di efficienza competitiva. Pochissimi politici, inoltre, la invocano, svelando la natura del sistema politico italiano: competono due statalismi, cioè due sinistre – come scrisse Ricossa negli anni ‘90 – e non una sana destra liberale contro una sinistra socialista. In breve, se vogliamo crescere dobbiamo farlo “andando fuori”. Nemmeno mi piace invocare la svalutazione competitiva, che comporta rischi di inflazione importata ed altri grossi problemi. Ma cosa altro può fare da leva all’export delle nostre imprese che fanno fatica ad essere efficienti sul piano dei costi per i pesi (fiscali, regolamentari, sindacali, logistici, burocratici) del modello? Qualche giorno fa scrissi qui che per bilanciare l’impatto del rigore con più crescita l’unica era quella di svalutare di brutto l’euro. Questo sta crollando di suo in quanto moneta ciofeca non sostenuta né da patrimonio politico né da modelli economici nazionali efficienti (che infatti finanziano da un ventennio i loro welfare a debito invece che con crescita) e la Bce tenta di frenarne la velocità di caduta. Spiace invocarlo, ma lasci andare giù la moneta, tanto ormai l’euro non potrà più essere valuta di riserva internazionale per un bel po’. Non mi piace nemmeno sottolineare che il governo italiano sta facendo cose eccezionali, poco note, per sostenere la penetrazione delle nostre imprese sia nel mercato globale sia in quello mediterraneo. E non mi piace perché quando gli Stati spingono le aziende nazionali, e combattono tra loro guerre commerciali, il libero mercato globale sparisce. Ma tutti gli Stati sono regrediti al mercantilismo ed i lettori devono sapere che il nostro non si sta facendo mettere sotto da alcuno, combatte e si dota degli strumenti per essere vincente. Per esempio, la Sace che assicura il credito agli esportatori, si è riconfigurata diventando un supporto straordinario per le nostre imprese più audaci, e ne abbiamo tante. L’Italia che “va fuori” funziona, rinforziamola e questa sosterrà il resto che non funziona dando tempo per cambiarlo. Spiace dover contrapporre questa soluzione esterna/nazionale a quella esterna/europea, illuminata, di Mario Monti che ha invocato l’accelerazione del mercato unico per dare più crescita alle euronazioni in difficoltà. Ma la storia regredisce e non ammette sogni.  

(c) 2010 Carlo Pelanda
FB TW G+

(c) 1999 Carlo Pelanda
Contacts: public@carlopelanda.com
website by: Filippo Brunelli