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Carlo A. Pelanda
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LaVerità

2017-9-25

25/9/2017

Una Germania meno euroconvergente

Il “germanismo” condizionerà di più la linea del futuro governo Merkel: quali conseguenze? Da un lato, in tutte le democrazie è osservabile una crescita elettorale di nazionalismo e protezionismo, più consistente nei Paesi esposti a pressioni migratorie e/o in quelli dove la classe media sta perdendo ricchezza e lo imputa – in realtà sbagliando - al mercato aperto. Dall’altro, a parte i picchi registrati nel Regno Unito e negli Stati Uniti nel 2016 – ora in regressione – il consenso all’offerta “la nostra nazione prima di tutto” nelle democrazie tende ad assestarsi tra il 25% e il 15% dell’elettorato, un po’ di più in Polonia e Ungheria. Non è una quantità destabilizzante, ma tende a condizionare le maggioranze e la linea dei governi. Infatti, il germanismo morbido del Partito liberale (Fdp) e quello duro di Alternativa per la Germania – che ha ricevuto voti dai ceti impoveriti o in ansia  -  certamente influenzerà la linea del prossimo esecutivo. Anche in caso di grande coalizione tra democristiani e socialisti? Probabilmente sì perché ambedue i partiti temono di perdere elettori verso destra. Berlino sarà ancor meno disponibile di oggi a cedere sovranità per aumentare l’integrazione europea e, soprattutto, ad accettare di garantire i debiti di altre nazioni, in particolare quelle meridionali. E’ prevedibile, infatti, che intensificherà la posizione tradizionale di pretendere che ogni euronazione si metta in ordine da sola senza condivisioni o aiuti europei. Sono improbabili scossoni all’edificio europeo fin qui costruito, ma anche ulteriori passi integrativi, per esempio l’unione bancaria  e l’avvio di una politica economica comune. Pertanto la pur minoritaria ri-nazionalizzazione della politica tedesca comporterà uno sviluppo del modello europeo più verso la configurazione di “sovranità convergenti” che verso quella di “sovranità condivise”, la seconda espressione cara a Draghi: resterà più di un’alleanza tra nazioni, ma diventerà meno di un’unione. Da un lato, non è una novità perché questa tendenza è in atto dal 2005 dopo il fallimento del progetto costituzionale europeo. Dall’altro, una Germania ancor meno europeizzabile è una novità che mette a rischio la stabilità europea e l’euro. Il governo Merkel tenterà certamente di evitare tale rischio perseguendo un compromesso tra nazionalismo ed europeismo, ma dovrà concedere di più al primo ponendo agli altri europei il problema di come gestire la rinascita della secolare Questione tedesca.

(c) 2017 Carlo Pelanda
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