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Carlo A. Pelanda
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Libero

2012-3-6

6/3/2012

Aiutiamo la Grecia

E’ fallita la gestione del caso greco come concepita dalla Ue guidata dalla Germania. Un dato è certo: il criterio tedesco non funziona ed è anche distruttivo. Ma è incerta la soluzione: (a) basterebbe  un ammorbidimento delle follie depressive imposte dai tedeschi; (b) oppure bisogna cambiare radicalmente l’intervento di salvataggio?

Queste alternative implicano che la Grecia debba restare nell’euro a tutti i costi. Valutiamo. La soluzione del caso greco, in teoria, sarebbe semplice: torna in sovranità monetaria, svaluta la neodracma per rendere competitiva la sua economia, dichiara un’insolvenza al 75%  del suo debito  chiedendo aiuto al Fmi per gestire il caso e per recuperare al più presto la credibilità internazionale, nel frattempo salvando il suo sistema bancario. Un decennio fa l’Argentina fece una cosa simile con successo. Ma i greci finora non hanno voluto accettare questa opzione. Per orgoglio nazionale, principalmente, e per non subire il trauma della conversione che ridurrebbe il valore dei risparmi e delle pensioni. La loro decisione merita rispetto. Anche perché è nostro interesse che la Grecia resti nell’eurosistema. L’Eurozona dovrebbe diventare un luogo dove economie deboli e forti possano coesistere e le prime trovarvi una leva per rafforzarsi. L’uscita della Grecia affermerebbe il principio - prevalente in Germania - che l’Eurozona è un luogo solo per economie fortissime dove le più deboli o con guai o diventano forti con mezzi propri e senza aiuti oppure se ne vanno. L’Italia non può accettare tale principio. Non perché la nostra economia sia debole e ciò faccia temere la nostra esclusione futura. Ma perché ci interessa un’Europa inclusiva dove molti di più possano entrare nell’area monetaria, formare un mercato integrato che diventi motore di sviluppo per noi come per gli altri. Se non è inclusiva, cioè organizzata per contenere economie diverse, l’Europa non ci interessa in quanto l’unico vantaggio a fronte del cedimento della sovranità monetaria e di bilancio è il mercato unico con nostro accesso privilegiato e senza concorrenza valutaria sleale. Pertanto non è solo la Grecia che deve cambiare dandosi più rigore, ma anche la Ue dovrebbe farlo per dare opportunità di sviluppo alla Grecia stessa, così come a Spagna, Portogallo, ed ai nuovi che potrebbero entrare nell’euro. Inoltre la Grecia è un alleato Nato e la coesione di questo sistema di difesa comune è di importanza vitale per l’Italia. Non ultima è la considerazione pratica che una Grecia a moneta svalutata ci porterebbe un eccesso di concorrenza in settori per noi rilevanti, per esempio il turismo. In sintesi, la Grecia deve restare. Come? Ammorbidire il modello di rigore imposto dai tedeschi, e che ha causato già tre anni di megarecessioni, lo manterrebbe comunque depressivo. L’insolvenza, di fatto, al 70% del debito greco ne lascerebbe un ammontare comunque non ripagabile per compressione dei potenziali di crescita. Alternative? Assorbire tutto il debito greco di 386 miliardi di euro entro un Fondo di compensazione, garantito dagli europei che ci stanno e dall’America, senza mandarlo in insolvenza. Tale Fondo chiederà agli investitori di allungare la scadenza dei titoli, e di ridurre gli interessi ad un punto sopra l’inflazione, in cambio della garanzia solidale e certa che verrà ripagato nell’arco di 30 anni, cosa che permette la finanziarizzazione immediata dei titoli ristrutturati. Sollievo per gli investitori, ma anche per Atene. Libera dal costo degli interessi annui, la Grecia avrà risorse per investire su un nuovo sviluppo, nella libertà delle sue scelte democratiche e con controlli solo normali e non umilianti sul rigore di bilancio. La Germania non dovrebbe essere invitata nel club e gli europei che ci stanno dovrebbero creare il fondo con l’America attraverso un trattato intergovernativo, euroamericano. Senza Berlino l’intervento sarà certamente un successo.

(c) 2012 Carlo Pelanda
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