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Carlo A. Pelanda
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Libero

2012-7-17

17/7/2012

La responsabilità dei liberali

La nazione è in emergenza e dobbiamo essere molto freddi nelle analisi e nelle scelte. Il mercato non ha tenuto conto del declassamento esagerato, forse viziato da motivi oscuri, del debito italiano da parte di Moody’s, ma mantiene un atteggiamento negativo sull’Italia. Un dato è quello chiave: il costo di rifinanziamento del debito. Per l’Italia, ora, questo è attorno al 6%, per la Germania all’1%. La differenza, “spread”, è quasi del 5%. Un’enormità. Entro il 2012 l’Italia dovrà rifinanziare almeno 200 miliardi di debito, cioè emettere nuovi titoli per pagare quelli giunti a maturazione. Da un lato, il governo ha calibrato la politica di bilancio per poter reggere costi aggiuntivi nel breve termine. Dall’altro, considerando la recessione e la conseguente riduzione del gettito fiscale, l’Italia potrebbe non reggere tali costi di rifinanziamento nel medio periodo. Per tale motivo il mercato pretende un elevato premio di rischio per comprare debito italiano. Infatti la spesa per interessi sta salendo verso i 90 miliardi annui. Se il mercato ci valutasse come la Germania, tale cifra sarebbe meno della metà. Ma cosa abbiamo in meno? Roma ha messo l’obbligo al pareggio di bilancio in Costituzione dal 2013 in poi mentre Berlino lo rispetterà dal 2016. Il debito italiano è al 120% del Pil, ma quello tedesco viaggia verso il 90%. La somma tra debito pubblico e privato italiani è inferiore a quella tedesca, calcolando che la Germania, imbrogliando, non inserisce nel debito pubblico statale circa 300 miliardi di spesa in deficit delle agenzie pubbliche. In sintesi, i conti italiani sono tendenzialmente più in ordine di quelli tedeschi. Certo, L’Italia viene valutata incapace di fare crescita e di ripagare con questa il debito. Ma i tagli alla spesa, che promettono un futura riduzione delle tasse e conseguente stimolazione economica, cominciano ad essere reali. Come mai il mercato non anticipa una maggiore fiducia all’Italia? Perché il debito è troppo elevato, l’Eurozona non lo garantisce, e non è ancora chiaro se dopo le elezioni 2013 ci sarà un governo capace di tagliare spesa e tasse. Per instaurare una profezia positiva l’Italia dovrà attutire queste incertezze. Il governo sta tentando di farlo, ma trova ostacoli. L’ostilità tedesca a costruire almeno un minimo di eurogaranzia contro i costi eccessivi dei debiti di Italia e Spagna non ha senso sul piano strategico. Se, infatti, queste due nazioni andassero in insolvenza il danno maggiore sarebbe per la Germania. Nel caso di scioglimento dell’euro vedrebbe ridotta la sua area di influenza, per dissoluzione della Ue, e la sua competitività economica fino alla destabilizzazione sociale. Ma ha senso sul piano tattico, pur con il rischio di spaccare tutto, per Merkel che vuole intercettare nelle elezioni del settembre 2013 il consenso del 55% del suo disinformato elettorato che non vuole finanziare eurogaranzie. Inoltre la Germania sta esagerando con pressioni manipolative – clamorosa quella in ambiente Fmi nell’estate 2011 - le difficoltà dell’Italia per condizionarla meglio. Da un lato, Monti otterrà un minimo di eurogaranzie forzando via ricatti la Germania a concederle , dall’altro saranno insufficienti per convincere i mercati se l’Italia non sarà credibile per la capacità di ridurre debito, spesa e tasse. Quindi, alla fine, una maggiore fiducia da parte del mercato dipende dal segnale che ci sarà in Italia un governo consistente dopo le elezioni nella primavera 2013. Se le previsioni porteranno ad una vittoria della sinistra il mercato sconterà pochi tagli alla spesa ed aumenti di tasse che porteranno l’Italia all’insolvenza. Quindi il segnale che serve per ridurre il costo del debito e salvare la nazione deve essere quello di probabile vittoria di una coalizione di centrodestra con primo ministro credibilissimo e progetto nazionale fortissimo. Siamo noi liberali i responsabili del destino dell’Italia, comportiamoci di conseguenza.

(c) 2012 Carlo Pelanda
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