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Carlo A. Pelanda
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Libero

2012-1-3

3/1/2012

L’Italia è a rischio di insolvenza ma la Bce ci sta salvando

Molti analisti prevedono che nel 2012 il mercato pretenderà un premio di rischio crescente per comprare titoli di debito italiano nonostante il rigore. Se ciò si avverasse l’Italia dovrebbe dichiarare l’insolvenza per insostenibilità del costo di rifinanziamento del debito. Cosa potrà evitarlo?

Il mercato, ora, sconta: (a) l’effetto depressivo della manovra per il pareggio di bilancio fatta solo alzando le tasse; (b) la bozza di trattato europeo, previsto per marzo, dove all’Italia potrebbe essere richiesto di abbattere ogni anno rilevanti aliquote del debito; (c) l’insufficienza del Fondo europeo salvastati; (d) l’opposizione tedesca a salvataggi e politiche espansive, sia fiscali sia monetarie, euro-solidali; (e) il fatto che nel 2012/13 vi sarà un picco globale di offerte di titoli di Stato (l’Italia per quasi 600 miliardi) che penalizzerà le emissioni di minore qualità; (f)  che l’Italia subisca un ulteriore declassamento dalle agenzie di rating; (g) che entro qualche mese verrà formalizzata l’insolvenza della Grecia - al 60%  prevede il Fmi – fonte di contagio per l’Italia; (h) una tendenza recessiva globale che peggiora tutto; (i) che la profezia di insolvenza la accelererà, l’evento ora atteso tra agosto ed ottobre. Per invertire tale profezia  bisogna intervenire su ciascuno dei punti detti, come segue. Il mercato è rimasto deluso dal fatto che Monti non abbia usato le settimane di dicembre, irripetibili per convergenza del consenso, per unire la Fase 1 (rigore) con la 2 (sviluppo). Inoltre è rimasto basito quando ha visto che invece di tagliare la spesa ha alzato le tasse. Monti può ancora raddrizzare questa percezione, diventando più incisivo nei tagli alla spesa, nella riforma del mercato del lavoro e  accelerando l’operazione straordinaria patrimonio contro debito. Se lo farà, presto, le agenzie di rating dovrebbero prenderne atto e sospendere il declassamento. Poi dovrà ottenere da Merkel un tempo più lungo di quello ora ipotizzato per far rientrare il nostro debito entro il 60% del Pil. Se per riuscirci servirà ricattare, e Monti non trova i modi, suggerisco di minacciare l’uscita dell’Italia dall’euro. Infattibile? Sarebbe fattibile se decidessimo di ancorare la nuova lira al dollaro convertendola al tasso di cambio tra dollaro ed euro, con il sostegno di una linea di credito americana  per 2 trilioni garantita dal nostro patrimonio pubblico. L’America valuterebbe l’opzione e Merkel lo sospetta. Poi Monti dovrà insistere per non formalizzare l’insolvenza greca, evitando il contagio di sfiducia sull’Italia. Il fondo salvastati è ridicolo, ma è sufficiente per assorbire, garantire e sterilizzare tutto il debito greco (e portoghese). Queste azioni servirebbero a migliorare la posizione dell’Italia, sono necessarie, ma non porteranno, nel 2012, una crescita sufficiente per convincere il mercato che l’Italia riuscirà a sostenere il  debito. Pertanto l’inversione della profezia di insolvenza dipende anche dalla volontà della Bce di assorbire titoli di debito. La Bce, per statuto, non può comprare titoli di eurodebito. Ma può riceverli dalle banche come garanzia di un prestito. Recentemente ne ha lanciato uno illimitato triennale al sistema bancario al costo dell’1% contro la garanzia di titoli di solo media qualità. Potrà erogare trilioni, volendo, mettendo in grado le banche sia di comprare montagne di titoli, anche declassati, sia di aumentare il credito evitandone la restrizione, causa principale del rischio di euro-depressione. La teoria recita che le iniezioni di liquidità non risolvono i problemi strutturali. Ma se la liquidità è illimitata il mercato dovrà prendere atto che la scommessa sull’insolvenza dell’Italia sarà contrastabile. Per questo il costo di rifinanziamento si ridurrà diventando sostenibile. Se ciò verrà confermato, e penso lo sarà, e se Monti farà almeno qualcosa nella direzione detta, allora saremo salvi.

(c) 2012 Carlo Pelanda
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