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Carlo A. Pelanda
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Libero

2011-12-27

27/12/2011

Per la crescita serviranno misure non-standard

Monti ha sbagliato nel separare la fase 1 (rigore) e 2 (crescita) e nel basare la prima solo sull’aumento delle tasse. Avrebbe dovuto, invece, tagliare la spesa pubblica per 40 miliardi strutturali senza aumenti fiscali e varare in parallelo, sincronizzando i pacchetti di fase 1 e 2, misure altrettanto strutturali di stimolazione alla crescita. Ci sarebbe stato comunque un impatto deflazionistico, ma minore di quello in atto, e la traiettoria verso il pareggio di bilancio sarebbe stata più credibile. Il mercato, infatti, ha peggiorato la valutazione di affidabilità del debito italiano perché teme che il rigore causerà una caduta del Pil eccessiva e che il pareggio verrà perseguito via ulteriori drenaggi fiscali che poi porteranno, via spirale di decrescita, alla insostenibilità dei costi del debito. Per questo continua a pretendere un premio elevatissimo di rischio per comprare titoli di debito italiano. La profezia di insolvenza dell’Italia alimenta il processo che ne crea le condizioni. Al momento, senza mutamenti, siamo circa a 10 mesi teorici dal momento in cui l’Italia dovrà chiedere l’insolvenza parziale del debito per insostenibilità del costo di rifinanziamento.  Il governo dovrà ora invertire al più presto tale profezia, rendendo credibile che l’Italia potrà fare più crescita nel futuro. Monti ne è consapevole, sa che ha sì e no tre mesi per la missione di Fase 2. Ma poiché ha fatto un errore grave di strategia e non c’è tempo per trovare un altro governo sia così cortese da ascoltare qualche consiglio.  

Monti può rivolgersi al meglio del pensiero economico residente in Italia, egli stesso un esperto, e non ha bisogno dei miei consigli sulle misure standard per fare crescita. Ma quelle sulle azioni non-standard potrebbero essere utili: (a) trasferimento del patrimonio disponibile dello Stato in un Fondo sovrano, articolato per comparti (immobili, partecipazioni azionarie, concessioni, ecc.) che possa valorizzare meglio di adesso i beni, non necessariamente vendendoli, ma finanziarizzandoli o emettendo obbligazioni  o offrendo azioni/quote dei comparti, con un premio incentivante, per pagare titoli di debito in scadenza, riducendo così lo stress debitorio con risorse extrabilancio, stimabili in almeno 400 miliardi in un biennio;  (b) offrire tasse zero per un ventennio, e poi a non più del 10%, ad alcuni settori industriali non ancora o poco sviluppati oppure inesistenti in Italia, pertanto senza distorsioni nella concorrenza: produzione di film, in cambio della fine degli aiuti pubblici al settore, manifatturazione di computer, velivoli e mezzi spaziali completamente robotizzati, ecc.; (c) permettere a Sace (l’assicuratore pubblico per l’export) di diventare anche Banca specializzata nel finanziamento delle esportazioni per aumentarne i volumi; (d) rendere obbligatorio l’uso della piattaforma Consip a tutte le amministrazioni pubbliche, compreso il sistema sanitario, per le gare di approvvigionamento allo scopo di ridurne i costi via economia di scala; (e) perseguire una forma dell’eurotrattato in discussione che obblighi tutte le euronazioni al pareggio di bilancio sincronico dal 2016 in poi, come la Germania, così evitando all’Italia di doverlo fare nel 2013 con strette eccessivamente deflazionistiche; (f) esercitare una moral suasion riservata per abbassare, pur temporaneamente, il cambio dell’euro e così aiutare il turismo e l’export a bassa tecnologia per contenere la recessione nel 2012, ovviamente sollecitando un accordo euro-dollaro che fissi oscillazioni del cambio sostenibili per ambedue. La mia previsione, spero di sbagliare, è che Monti non riuscirà ad essere molto incisivo nelle misure standard di crescita e di taglio della spesa per veto dei partiti e che quindi sarà necessario ricorrere di più a quelle non-standard, qui un esempio di quelle con grande efficacia, immediata. 

(c) 2011 Carlo Pelanda
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