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Carlo A. Pelanda
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Libero

2012-4-24

24/4/2012

Il governo ora deve fare sul serio

Il governo sta facendo filtrare che è in procinto di varare un piano di tagli alla spesa e, finalmente, un’operazione patrimonio contro debito. Perché lo ritengo credibile? Ho ricevuto negli ultimi giorni telefonate da colleghi anglofoni desiderosi di fare un doppio controllo sulle cose dette dagli esponenti del governo italiano a Washington, in occasione degli incontri di primavera del Fmi e della riunione dei ministri finanziari del G20. Ci sono quindi indizi concreti che il governo stia per fare sul serio e non per finta. Dovrà farlo per forza perché la recessione amplificata da tasse depressive sta rendendo pessimista il mercato sulla possibilità dell’Italia di sostenere il debito. Inoltre, la previsione del Fmi che l’Italia raggiungerà il pareggio di bilancio promesso nel 2017, e non nel 2013 come si è impegnata per trattato, è stata in realtà una bocciatura secca di Monti alla quale il nostro governo deve necessariamente reagire velocemente mostrandosi pro-crescita ed allo stesso tempo stabilizzante. Appunto, dovrà tagliare spesa, tasse e debito. Sul taglio della spesa si alternano voci che vanno tra i 6 ed i 20 miliardi strutturali, troppo vaghe ancora. Ma c’è un fatto che svela la realtà della situazione. Giarda, delegato dal governo ad impostare la revisione della spesa, ha chiesto che venga creato un team che svolga la missione. Se confermata, la notizia è raccapricciante perché fa intendere che questo bravo signore ha finora lavorato da solo per cercare dove e come tagliare. E’ da brivido scoprire che un’operazione così essenziale non sia stata organizzata creando un team dedicato di valutazione, sostenuto da un modello computerizzato che incroci funzioni e spesa, predisposto per simulazioni. Ma il punto è che la ricerca di cosa tagliare pare stia avvenendo senza un obiettivo di riduzione prefissato. Le revisioni della spesa hanno senso se c’è questo obiettivo in quanto è difficile trovare un criterio di utilità senza. Ogni spesa ha una sua utilità diretta ed indiretta, volendo. Solo l’obiettivo prefissato di taglio obbliga a definire le priorità essenziali e ciò che non lo è. Quindi Giarda non dovrebbe chiedere solo di essere affiancato da un team, ma anche che il governo definisca quanto bisogna tagliare. Il mio calcolo è che possiamo tagliare il 15% della spesa, cioè circa 110 miliardi strutturali, in un triennio senza far troppo male e minimizzando l’impatto deflazionistico temporaneo tipico delle riduzioni di spesa. Ma i tagli hanno effetto stimolativo solo se comportano la riduzione equivalente delle tasse. Il mio calcolo è che 70 miliardi di tagli fiscali sarebbero sufficienti ad un bel rimbalzo della crescita, lasciando altri 40 in riserva per rendere certa la capacità di rifinanziare il debito in una fase di recessione e nell’intervallo tra la riduzione fiscale e la ripresa del Pil così indotta. Tale manovra sarebbe favorita, ed il suo effetto stimolativo amplificato, da operazioni che permettano di pagare con obbligazioni basate sul patrimonio pubblico invece che con nuovo indebitamento a carico del bilancio statale una parte dei titoli di debito che giungono a maturazione. Il nuovo Direttore del Tesoro è molto competente e mi astengo dal ripetere le formule tecniche qui più volte suggerite in attesa delle sue. Ma non mi aspetto meno di 150 miliardi in un biennio, il mio calcolo base renderebbe possibili 250-300. In conclusione, visto che il governo dovrà fare per forza tagli alla spesa ed operazioni patrimonio contro debito invito a premerlo affinché le attui nelle quantità giuste, spiegandole agli italiani in trasparenza e non solo accennandole a porte chiuse a Washington. E per trasparenza sarebbe anche carino pubblicare su Internet il censimento del patrimonio pubblico italiano, suddividendolo tra disponibile e indisponibile, nonché tra immobili, partecipazioni e concessioni, nazionali e locali. Ma c’è?

(c) 2012 Carlo Pelanda
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