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Carlo A. Pelanda
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Libero

2011-11-15

15/11/2011

Il lato europeo della missione Monti

La missione del governo Monti è quella di ricostruire la fiducia dei mercati sull’Italia. Le attenzioni si concentrano sulla parte italiana di tale missione. Ma c’è un’altra parte che riguarda l’architettura dell’Eurozona, altrettanto importante. La crisi di fiducia sull’Italia, infatti, è stata innescata dal veto tedesco di salvare la Grecia garantendone il debito  vie azioni europee. L’ipotesi di un’insolvenza al 50% della Grecia ha costretto gli analisti a rivedere lo scenario su tutti gli eurodebiti, alzando il rischio di quelli delle nazioni economicamente più deboli perché con poca base industriale (Portogallo, Spagna oltre alla Grecia stessa) o con debito troppo elevato, pur industrialmente forti (Italia e Francia). L’Italia potrà certamente rimettersi in ordine sul piano della finanza pubblica, per esempio rendere credibile il pareggio di bilancio nel 2013 necessario per dare il segnale che l’enorme debito almeno non aumenterà. Ma sul piano della crescita, senza la quale il pareggio di bilancio dovrebbe essere ottenuto attraverso drenaggi fiscali depressivi, ci sono problemi. Anche nel migliore dei casi – liberalizzazioni e flessibilità del mercato del lavoro – ci vorrà un tempo tecnico prima che la rimozione dei blocchi alla crescita riesca a spingerla, pur scontando un aumento degli investimenti interni grazie alla nuova prospettiva. Scenario aggravato dalla tendenza stagnante dell’Eurozona nel 2012, e probabilmente recessiva in Italia, per contrazione della domanda globale. Pertanto c’è il rischio che lo sforzo nazionale di rigore – immane perché forzato in tempi brevissimi –  non sia accompagnato, ed il suo effetto deflazionistico bilanciato, da una crescita sufficiente. Ciò accenderebbe nuovamente il rischio del debito e, soprattutto, la crisi bancaria. Per questo problema non ci sono soluzioni nazionali. Ma la Germania insisterà nell’applicare il suo principio ordinatore per l’Eurozona: ogni nazione deve arrangiarsi da sola.  Mi chiedo se Monti potrà e vorrà usare la propria credibilità personale sul piano europeo per porre questo problema e spingere la ricerca per una eurosoluzione.

Quali soluzioni sono disponibili? Tutti gli analisti concordano sul fatto che non bastano iniezioni di liquidità e che sia necessario dotare al più presto l’Eurozona di un centro di politica economica unica, intanto con la missione di bilanciare gli squilibri entro l’area (unione fiscale). Moltissimi, poi, concordano sulla necessità di modificare lo statuto della Bce affinché aggiunga altre due missioni a quella di difesa della moneta dall’inflazione: stimolazione della crescita via politica monetaria e funzione di prestatore di ultima istanza, cioè facoltà di stampare denaro – per esempio comprando titoli di Stato – in casi d’emergenza. Queste due azioni andranno fatte comunque perché senza un tale cambio di architettura dell’Eurozona l’euro non potrà reggere ed è destinato a dissolversi entro pochi anni. Ma la Germania non è disposta nemmeno a discuterle, certamente non prima delle elezioni del 2013, perché l’elettorato tedesco è ostile al trasferimento di denaro fiscale all’Europa – pur godendo si un megasurplus esportativo entro l’Europa stessa – né vuole rischiare un pelo di inflazione in più che sarebbe conseguenza eventuale delle nuove facoltà della Bce. Cosa resta fattibile, allora, a breve per fare più crescita in un ambiente economico caratterizzato da deflazioni da rigore nei mercati interni europei e da una fase di stagnazione nel mercato globale? L’unica è svalutare l’euro, portando quasi a zero i tassi, per stimolare l’export e l’attrazione di turismo ed investimenti nei Paesi mediterranei, così comprando tempo per riaggiustare l’Europa. Per farlo di vorrà un accordo complesso tra europei e Germania e tra  Ue ed America. Suggerisco a Monti, nel fargli sinceri auguri, di mettere questo tema in priorità. 

(c) 2011 Carlo Pelanda
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