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Carlo A. Pelanda
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Libero

2012-3-20

20/3/2012

Ci vuole un Monti 2 per uscire dalla crisi

I più recenti dati Istat segnalano una pesante contrazione del mercato interno. Se questa tendenza non verrà invertita allora l'Italia rischia una caduta di oltre il 4% del Pil nel 2012. Il governo ha la priorità di dimostrare che nel 2013 l'Italia raggiungerà il pareggio di bilancio e ha calibrato entrate ed uscite per riuscirci, ma scontando una recessione di entità minore. Pertanto o trova un modo di stimolare più crescita nel breve termine o dovrà alzare nuovamente le tasse. Le anticipazioni relative alla bozza di riforma fiscale fanno intendere che alzerà le tasse perché non crede di riuscire ad ottenere più crescita in pochi mesi. Se così, inevitabile lanciare l'allarme: proprio il terrorismo e la (re)pressione fiscali sono la causa principale della crisi dei consumi e, in parte, degli investimenti e se queste continueranno, perfino inasprite, l'economia italiana andrà kaputt. Una caduta di Pil tra il 4 ed il 5% avrebbe infatti un impatto tale da distruggere, e non solo temporaneamente deprimere, una parte del sistema di creazione della ricchezza, rendendo non facilmente reversibile la spirale degenerativa. Il punto: ci vuole una buona idea realistica o saranno, per la prima volta dal dopoguerra, guai seri. Quale? Bisogna prendere atto che la configurazione di governo tecnico sostenuto da una maggioranza ecumenica, che ha funzionato per qualche settimana, non riesce a sortire effetti di riforma strutturale né tantomeno di stimolazioni immediate. In particolare, il governo si sente investito della sola missione di equilibrare i saldi fino alla primavera del 2013, ma non si sente responsabile delle conseguenze del come in quanto dopo questa data il suo personale farà altri mestieri. Per tale motivo, vista la difficoltà di fare cambiamenti incisivi quali una vera flessibilità del mercato del lavoro e veri tagli alla spesa inutile, oltre a riallocazioni d'emergenza nel bilancio, per esempio per pagare creditori dello Stato, cosa che alzerebbe il Pil 2012 in maniera significativa, si orienta ad alzare tasse dirette ed indirette infischiandosene delle conseguenze depressive. Forse è ingiusto dire così nei confronti di Monti che sta cercando di essere più incisivo. Ma tenta di esserlo cercando il consenso di interessi troppo diversi ed ovviamente il compromesso risultante non può né potrà essere efficace. Quindi una soluzione è rendere responsabile Monti delle conseguenze dei modi con cui cercher? il pareggio di bilancio. Ed il modo è quello di forzarlo a chiamare una maggioranza riformista in Parlamento, cioè politica, e a candidarsi, con la nuova formazione o confederazione di partiti, alle elezioni politiche del 2013. Ci sono pro e contro in questa soluzione, per esempio una minor propensione al rigore per non scontentare troppi in vista di elezioni, ma prevalgono i pro. Tra cui quello di poter comunicare al mercato che valuta l'affidabilita prospettica dell'Italia che Monti guiderà il governo per anni sorretto da una maggioranza centrista riformista. Quando tra poco andrà all'estero per perorare più investimenti in Italia è certo che le imprese ed i fondi finanziari interessati e ce ne sono perché nel recente convegno globale di questi a Berlino l'Italia è stata valutata sufficientemente impoverita per poter comprare a basso prezzo, ma sufficientemente evoluta per trasformare l'impoverimento in competitività e crescita rapida - gli chiederanno proprio questa cosa. Facciamola o come confederazione dei popolari riformatori (cartello) o, meglio, come nuovo Partito popolare, includendo anche i centristi riformatori ora, a disagio, nel PD. Così avremo un partito nettamente socialista da una parte e uno centrista con sfumature liberiste dall'altra e Monti candidato premier. Penso sia l'unico modo per attutire la folle repressione fiscale, evitare il collasso del sistema nel prossimo biennio e per darci un progetto nazionale per il futuro.

(c) 2012 Carlo Pelanda
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