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Carlo A. Pelanda
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Libero

2010-1-4

4/1/2010

Toccherà ai liberisti guidare il progresso

Buon anno liberisti. Siamo pochi, ma toccherà a noi ideare un nuovo modello che sostituisca quello statalista ormai insostenibile. La priorità di ridurre il debito rende impossibile continuare a finanziare in deficit vaste protezioni economiche. O non si ripaga il debito via insolvenza, o si distrugge il debito (nonché risparmi e redditi) via megainflazione oppure bisogna ri-trasferire la responsabilità economica dallo Stato agli individui, cioè ridurre il fabbisogno di protezioni finanziate con denaro fiscale. La politica è comprensibilmente spaventata: le prime due opzioni sono catastrofiche, la terza non trova consenso in una società che in maggioranza chiede sia tutele sia i vantaggi del libero mercato non vedendo l’incompatibilità tra i due desideri e non accorgendosi che l’era delle garanzie  redistributive è ormai finita. Infatti la politica sta cercando di mantenere sostenibile il modello attuale limando le garanzie per ritardarne il punto di collasso. Ma tale strategia manterrà il peso depressivo sulla crescita economica delle protezioni residue  e lascerà un numero crescente di persone senza sia lavoro sia protezioni. Ed alla fine, spaccando la società tra poveri e ricchi, porterà all’infattibilità del progetto di capitalismo di massa che è il pilastro concreto della democrazia. Le sinistre e le destre stataliste non hanno idee diverse dallo statalismo stesso e quindi non sapranno rinnovare il capitalismo democratico dandogli un nuovo modello. Per questo tocca alla destra liberale farlo in quanto portatrice di un’idea di progresso che rende massima la responsabilità dell’individuo e minimo il fabbisogno di protezioni statali. Ma per riuscirci dobbiamo rinnovare la teoria liberale dandole più concretezza tecnica. Pertanto chiedo qui, perché uno dei rari luoghi dove si concentrano lettori liberali in Italia, collaborazione ed attenzione per generare un nuovo modello di progresso liberale.

L’idea chiave riguarda l’individuazione di nuove garanzie “attive” che sostituiscano quelle “passive” del modello statalista. La principale “garanzia attiva indiretta” riguarda una forma liberalizzata del mercato che ne favorisca la crescita. Ma per renderla praticabile  e dotarla di consenso dobbiamo mettere ogni individuo in grado di avere un valore di mercato, cioè dargli una “garanzia attiva diretta” in forma di investimento sulla formazione delle sue competenze. In termini di diritti e doveri, pensando ad una nuova Costituzione, ogni cittadino avrà la responsabilità di provvedere a se stesso, ma il diritto di ricevere dalla comunità un investimento che ne costruisca la capacità di farlo. L’ipotesi è che un individuo ben formato e costantemente aggiornato abbia meno bisogno di tutele. Queste ed i loro costi potranno essere ridotti per gestire solo situazioni di bisogno assoluto o di emergenza, individuali o territoriali. Poiché sarà stata costruita un’uguaglianza sostanziale per tutti all’inizio della vita, allora le differenze nel seguito saranno imputabili al merito individuale, senza per altro escludere la sfortuna ed il diritto ad una seconda chance. Tale modello, quando realizzato,  permetterà una tassazione sia ridotta, per il minor fabbisogno di apparati, sia basata su un’unica aliquota sui redditi individuali, come conseguenza fiscale del principio di uguaglianza iniziale. La rappresentazione sintetica di società che ho in mente si basa su quattro forme di capitale trasfigurabili l’una nell’altra: politico (modello), sociale (competenza), intellettuale (tecnica, produttività) e finanziario. Ora il primo deprime tutti gli altri. Il progetto di progresso neoliberale punta a trasformare il capitale politico affinché più denaro finanzi la competenza sociale e quella tecnica aumentando così il denaro stesso, in modo diffuso. La rivoluzione cognitiva di massa costerà tantissimo per le funzioni di superistruzione e formazione continua, ma anche si risparmierà moltissimo denaro pubblico in termini di minori apparati. Inoltre, più competenza sociale permetterà di accedere all’economia trainata dalla conoscenza e a più produttività, ottenendo più crescita senza inflazione e, quindi, più gettito. Il modello neoliberale delle garanzie attive, qui solo pennellato, potrà essere inserito gradualmente su quello corrente di limatura dello Stato sociale e, dopo un decennio o più, sostituire del tutto il secondo. Discutiamone, amici liberisti, ma con la consapevolezza che ora tocca a noi prendere la  guida del progresso. 

(c) 2010 Carlo Pelanda
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