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Carlo A. Pelanda
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Milano Finanza

2015-7-31

31/7/2015

Eurozona elastica vs sua compattazione selettiva

Le ricerche che ho fatto con Paolo Savona tra il 2000 ed il 2005 sulla relazione tra sovranità e ricchezza sono state ispirate dalla comune convinzione che nelle analisi e nei progetti di architettura internazionale non si potevano tenere separati i fattori (geo)politici ed economici e che la nazione restava l’unità di analisi principale. Questa impostazione si scontrava con il metodo denazionalizzante della costruzione europea e nella definizione degli standard di governance globale (si veda, in particolare, Sovranità & ricchezza, Sperling 2001). Infatti generammo il principio della “sovranità bilanciata” per rendere solida e non impoverente un’architettura internazionale, che nel caso della Ue implicava un viaggio di andata e ritorno della sovranità economica: cessione ad un agente europeo e poi ritorno della sovranità economica stessa ad una nazione in forma compatibile con il sistema complessivo. Per esempio, l’Italia cede la sovranità monetaria e di bilancio ad un agente europeo standardizzante, ma riceve da questi, con il consenso delle altre nazioni regolato da una procedura, un protocollo di applicazione delle euroregole calibrato sulla specificità nazionale. Prevedemmo la crisi del sistema europeo, in forma di rinazionalizzazione traumatica, se l’Eurozona non avesse adottato questo principio di flessibilità strutturale. Io da tempo avevo sviluppato la teoria delle “sovranità convergenti” come requisito per le alleanze e le integrazioni economiche internazionali e Savona ci inserì meccanismi tecnici per rendere equilibrata la relazione tra standard denazionalizzante e requisiti nazionali per rinforzare un sistema di sovranità convergenti, dando alla teoria dell’area monetaria ottimale un pilastro robusto di ingegneria politica. Ora l’architettura europea sta creando una situazione di sovranità divergenti perché non riesce a bilanciare regole comuni e specificità nazionali. La soluzione tedesca al problema è quella di creare due Europe, una che rispetta gli attuali euro standard rigidi ed un’altra vaga e di trasferire nella seconda le nazioni che soffrono l’euro con una procedura ordinata. Ciò spaccherà di più la regione e manterrà comunque instabile l’Eurozona residua. Pertanto, nel momento in cui l’Eurozona e la Ue si aprono alla revisione dei trattati, invito a considerare un modello che componga le nazioni in modo flessibile, secondo il principio delle sovranità bilanciate e convergenti, in modo che ciascuna possa stare comodamente nell’euro. Secondo me è possibile, tecnica e principi base da applicare ci sono.

(c) 2015 Carlo Pelanda
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