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Carlo A. Pelanda
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Libero

2010-11-2

2/11/2010

La crisi di sovranità impone di rafforzare il governo invece di indebolirlo

Ci sono due nuovi dati di geopolitica economica che la stampa non ha chiarito e che la politica non ha ben compreso: (a) l’Italia è ormai governata dalla Germania e, in subordine, dalla Francia, perché l’entità del suo debito, combinata con il disordine politico, mette a serio rischio l’euro; (b) per bilanciare l’emergere della Germania come potere singolo europeo, la Francia ha la necessità di prendere il dominio dei sistemi economici spagnolo ed italiano, strategia che Berlino contrasterà, ma con il rischio peggiore per l’Italia che i due facciano un accordo di spartizione, simile a quello concluso pochi giorni fa con Mosca e che ha escluso Roma dai progetti euro-russi più importanti. In sintesi, l’Italia ha ceduto sovranità economica ben oltre i limiti del “conferimento di sovranità” stessa regolato dai trattati europei e sta rischiando sia di farsi occupare sia di perdere potenza geoeconomica proiettiva.

Governo esterno. Prima di tutto va chiarito che la Germania ha interesse che l’attuale governo resti in carica per almeno due anni. Non per amore. Ma perché tale è il tempo tecnico richiesto per rodare il meccanismo di governo esterno “diretto” del nostro bilancio pubblico. Per inciso, il bravo ministro degli Esteri Frattini ha dichiarato, in inusuali apparizioni televisive, che deve rispondere a domande dall’estero preoccupate per le voci di elezioni anticipate e non certo della vita sessuale del premier. Chiaro segno che l’Europa teme l’instabilità e se ne infischia dell’immagine dell’Italia (anche sapendo che la Germania ed altri apparenti virtuosi sono in realtà un sistema consociativo opaco di tipo semimafioso come il nostro, le banche tedesche perfino peggio, con l’unica differenza che gli altri leader o scopano di meno o sono meglio protetti dai servizi segreti). Le cronache hanno riportato che Germania e Francia si sono opposte alla richiesta della Bce di applicare riduzioni automatiche dei debiti nazionali, cosa che sarebbe costata all’Italia tagli alla spesa di 40 miliardi annui, tali da affondarci sotto una marea di sangue nelle piazze. Ma non hanno ben descritto il vero accordo. Nella prima parte di ogni anno i governi nazionali prepareranno una bozza di legge di bilancio, la “finanziaria”, che verrà inviata a Bruxelles per correzioni e poi restituita alla nazione. Alle nazioni più indebitate verranno imposte condizioni più restrittive. In sintesi, abbiamo scansato l’obbligo di riduzione celere del debito in cambio dell’accettazione del vincolo a pareggiare il bilancio quanto prima (deficit zero). Ma tale accordo - il punto - implica un governo “diretto” esterno dell’Italia, la mano di Bruxelles, cioè Berlino, nei dettagli del nostro bilancio. Servirà un biennio per rodare questo meccanismo di governo esterno, poi sarà irrilevante qualsiasi maggioranza perché senza sovranità. Berlusconi e Tremonti non si sentano criticati perché non potevano far altro nelle contingenze. Ma si sentano criticati i politici e le élite intellettuali ed economiche che, agitandosi come galline senza testa, indeboliscono il governo invece di rafforzarlo proprio nel momento in cui c’è una crisi di sovranità. Comunque Berlino non lo lascerà cadere anche perché un Berlusconi debole è utile.

Conquista geoeconomica dell’Italia. Il governo debole favorisce la penetrazione straniera nei cardini della nostra economia. Chi scrive amerebbe essere invaso da investitori di libero mercato, ma teme compratori che siano strumenti di dominio da parte di altri Stati. Parigi, dagli anni ’90, punta a Finmeccanica, alle Assicurazioni Generali ed al settore energetico, recentemente al programma nucleare. Il governo Berlusconi 2001-06 respinse l’offensiva di Parigi, ma ora sta cedendo. Finora la Germania ha lasciato che inglesi ed americani aiutassero l’Italia a contrastare la Francia, ma ora sta tentando di controllare Unicredit e ciò segnala un ingaggio diretto. Berlino, tuttavia, preferisce accordarsi con Parigi lasciandole più roba in Italia in cambio del dominio incontrastato dell’Europa orientale. Le élite che influenzano la stampa italiana dovrebbero allarmarsi perché se non trovano una pezza tra poco l’avranno al culo, ma andrà peggio per i nostri lavoratori, per la nazione.

In conclusione, c’è un problema di indipendenza che dovrebbe suggerire a politici ed élite di compattarsi ed unire la nazione a sostegno del governo affinché possa difendere la sovranità residua, recuperare qualche spazio di autonomia e, almeno, stabilizzare il sistema. Per rilanciarlo, poi, ci vorrà un progetto nazionale (e liberale) del tutto nuovo.   

(c) 2010 Carlo Pelanda
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