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Carlo A. Pelanda
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Libero

2010-8-10

10/8/2010

Il binario europeo

I politici stanno riflettendo sull’opportunità di nuove elezioni o meno. Vorrei suggerire loro un criterio di valutazione.

 I governi dell’Eurozona, nei prossimi anni, dovranno tutti fare una sola politica per evitare che l’euro salti: ottenere il pareggio di bilancio e tentare di pompare più crescita nei mercati interni. L’Italia sarà monitorata con particolare attenzione a causa del suo debito smisurato e della poca crescita endemica. Quindi il problema non è andare ad elezioni, ma quello del loro esito. Devono uscirne una maggioranza ed un governo capaci di percorrere il “binario europeo” senza deragliare. Oppure capaci di portare la nazione fuori dall’euro se diventa impossibile restarci o, se l’euro stesso collassa, attutire l’impatto negativo della crisi finanziaria conseguente e massimizzare quello positivo di liberazione dall’eurogabbia e di recupero della sovranità monetaria. Con una complicazione: più l’Italia mostrerà disordine e più gli altri Stati europei interessati a mantenere l’euro tenteranno di governarla dall’esterno per tenerla in ordine. Complicazione doppia perché non è escluso che chi vuole far finire l’euro senza farsi imputare, per esempio la Germania, induca disordine in Italia per creare l’incidente di dissoluzione della moneta unica. Ovviamente la Francia contrasterebbe tali mosse, ma tentando di dominare le risorse italiane per pareggiare il potere della Germania. Tutti questi scenari hanno in comune la necessità di governi italiani fortissimi sorretti da maggioranze solidissime per gestire situazioni o di cambiamento di modello economico o, perfino, di difesa dell’integrità e sovranità nazionale. Tra questi è, al momento, più probabile lo scenario eurocontinuista, cioè la tenuta dell’euro perseguita via l’azzeramento dei deficit pubblici. La Germania, nel 2009, ha messo in Costituzione l’obbligo di pareggio nel bilancio federale entro il 2016 ed in quelli locali entro il 2020. Significa: o tutti gli altri fanno lo stesso oppure l’eccesso di rigore tedesco aumenterà i costi di rifinanziamento del debito degli Stati meno rigorosi, fino a costringerli ad uscire dall’euro, la Germania pronta a tornare al marco supersolido e in posizione di vantaggio in ambedue i casi. Al momento gli altri Stati hanno scelto di restare nell’euro germanizzato e quindi di perseguire il pareggio di bilancio. Ma mentre la Germania può bilanciare la deflazione interna prodotta dai tagli grazie al suo megaexport, gli altri non hanno tale capacità. Quindi dovranno far crescere di più il mercato interno via liberalizzazioni ed allo stesso tempo tagliando protezioni. Cosa che porterà i governi dell’eurozona in conflitto contemporaneo sia con i sindacati sia con gli interessi protetti. L’Italia ha più export, secondo solo alla Germania, ma molto più debito e quindi dovrà mostrare comunque più rigore degli altri. Io non credo che la Francia possa reggere un rigore così pesante. Non credo che nemmeno la Germania stessa ci riuscirà. Ma nei prossimi due o tre anni tenteranno di farlo e l’Italia dovrà seguirli: tagliando altre decine di miliardi di spesa annua e riducendo tutele. Da un lato questo “binario europeo” comporta un benvenuto obbligo esterno di ridimensionare lo statalismo e di aumentare le liberalizzazioni, ma viene applicato in tempi troppo brevi per essere assorbito dalla società abituata all’assistenzialismo. Pertanto solo un governo di superqualità e supercredibilità potrà minimizzare i conflitti interni inevitabili, senza deragliare. Sia che si scelga di continuare con questa maggioranza sia che si punti a nuove elezioni sia chiaro cosa un governo italiano dovrà fare nel prossimo futuro. Roba seria, non politichese. Pensateci.

(c) 2010 Carlo Pelanda
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