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Carlo A. Pelanda
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Libero

2010-8-3

3/8/2010

Margine zero per il disordine

I politici della maggioranza devono sapere che la situazione dell’Italia non permette giochi di potere che comportino disordine nelle istituzioni e che indeboliscano il governo, sia sul piano della credibilità economica verso l’esterno sia su quello della capacità di difendere gli interessi nazionali.

Ripresa globale. E’ in fase di rallentamento, anche se probabilmente non si trasformerà in nuova recessione, perché l’America cresce poco e traina in modo insufficiente le economie nazionali che dipendono dall’export, con un effetto a catena che ricadrà anche su di noi, secondi in Europa per dipendenza dall’export alla sola Germania. Per inciso, la lentezza delle ripresa americana è dovuta al fatto che i consumatori spendono meno del solito, oltre che per l’incertezza della disoccupazione elevata, perché devono ricostruire il risparmio massacrato dalla crisi finanziaria e conseguenze recessive. La crescita potrebbe accelerare grazie agli investimenti, gli attori economici molto liquidi e pronti ad investire, ma quell’incapace di Obama sta rendendo incerte le condizioni di sistema sul piano fiscale, così inducendo un ritardo nelle decisioni espansive. Non solo. Il socialista di Chicago persegue politiche di spesa in deficit che sono inefficaci per stimolare l’economia e destabilizzano la finanze pubbliche, cosa che promette una svalutazione competitiva del dollaro a danno nostro e della stabilità globale. Ciò significa, anche se non sarà tempesta, che l’Italia potrà sperare meno nel traino esterno alla crescita che negli ultimi mesi la ha tirata fuori, benino, dalla recessione e che la sua ripresa economica dovrà essere più “governata” per far girare meglio il mercato interno.

Costo di rifinanziamento del debito. L’emergenza non è finita. Basta anche un piccolo dubbio al riguardo del rigore da parte del mercato per fargli pretendere un premio crescente per acquistare titoli di debito italiani, al punto da costringerci all’insolvenza e/o all’uscita dall’euro. Non solo. Poiché il rigore da solo non basta e ci vuole anche più crescita per rendere credibile che il debito verrà ripagato, il mercato vuole vedere anche un governo che sia credibile nel spingere la seconda, punto precedente. Il tutto vuol dire che chi pensa di cambiare governo o di incapacitarlo o di  andare ad elezioni al buio nei prossimi tre anni non ha capito la situazione ed è un irresponsabile.

Penetrazione straniera in Italia. La Francia, fin dal 1993, tenta di conquistare le risorse economiche di Italia e Spagna per pareggiare il potere geoeconomico crescente della Germania. Parigi ha investito risorse enormi per influenzare la nostra politica, penetrare i nostri servizi segreti e magistratura nonché il sistema bancario ed industriale. In alcuni settori, grandi sistemi ed energia nucleare, l’Italia è terra di scontro tra Francia, Germania ed America. Se si indebolisce il governo, che già sta faticando ad arginare i francesi, l’Italia sarà governata totalmente, e non solo parzialmente come ora, dall’esterno, non credo con nostro beneficio. Finmeccanica è l’oggetto più ambito da Parigi perché conquistandola avrebbe il dominio europeo dell’industria della Difesa. Non è escluso che le turbolenze recenti in politica siano anche dovute a questo motivo strategico.

Quando c’era l’impero americano la politica italiana poteva fare casino e debito perché alle cose serie ci pensava zio Sam. Il criterio di selezione delle carriere non era la capacità di governo, ma quella di intrallazzo. Tuttora i partiti si trovano per lo più con leader e personale che appartengono a quell’era e con quella mentalità.  Ma ora l’Italia è sola e nei guai in un mondo tempestoso e non c’è più spazio per robe politichesi. Lo sappiano i politici che in agosto devono trovare un modo per mantenere forte il governo. E i lettori che li giudicano. 

(c) 2010 Carlo Pelanda
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