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Carlo A. Pelanda
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L' Arena

2013-5-20

20/5/2013

Eurozona senza strumenti anticrisi

L’Eurozona è l’unica area del mercato globale che resta in crisi. Le euronazioni e le istituzioni che gestiscono in comune, tra cui la Bce, non hanno attuato politiche anticicliche contro la recessione ed in più hanno tolto denaro al sistema proprio mentre questo mancava. Come hanno fatto tutte le altre nazioni ha tirarsi fuori dai guai dopo l’interruzione della ripresa e ri-caduta in recessione (o contrazione della crescita in quelle emergenti) avvenute nella primavera del 2011 a livello globale? La Banca centrale statunitense (Fed) ha comprato quote rilevanti di debito americano, ha ridotto il costo del denaro quasi a zero e ha posto come obiettivo della politica monetaria la riduzione del tasso di disoccupazione (obiettivo sotto il 6,5%) e non il saggio di inflazione, pur questa tenuta sotto attento controllo. Il governo ha aumentato la spesa pubblica a sostegno dell’economia interna. Il tutto, poi, ha comportato una svalutazione competitiva del dollaro per favorire l’export. In sintesi, l’America ha mollato tutti i cordoni della borsa. Risultato: buona crescita e riassorbimento della disoccupazione, pur ancora lenti, con inflazione che resta contenuta e, sorpresa, una buona tenuta dei conti pubblici grazie al gettito crescente derivato dalla crescita. Il Giappone, che era in stagnazione dal 1992 e a rischio di depressione, sotto la guida del nuovo governo Abe ha inaugurato la più vasta politica re-flazionista nella storia economica: tutto e di più, senza limiti, per muovere l’economia. In pochi mesi Tokyo è passata ad una crescita fortissima. Il Regno Unito ha tagliato spesa pubblica e tasse in quantità sostanziali e la sua Banca centrale stampa moneta per comprare debito: la ripresa è stentata, ma migliore di qualsiasi altro cugino europeo. La Cina non è comparabile, ma sta reagendo alla crisi dell’export, perché l’Eurozona non tira e l’America non ancora abbastanza, cercando di pompare il fragile mercato interno con azioni non-standard: riesce a tenere la crescita attorno al 6,5% annuo pur non potendo più sperare nel 9% ed oltre tenuto negli ultimi anni. In sintesi, tutti questi hanno visto il rischio di impoverimento ed hanno reagito con la giusta medicina e in quantità adeguate per curare il male. L’Eurozona, invece, non solo ha lasciato le nazioni malate senza cure, ma perfino ha imposto loro un salasso. Tornare alla sovranità economica e monetaria per salvarsi? No, sarebbe il caos: bisogna rifare il modello europeo per farlo funzionare usando l’evidenza fattuale di come e dove non funziona.

(c) 2013 Carlo Pelanda
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