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Carlo A. Pelanda
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L' Arena

2012-9-24

24/9/2012

La svolta verso un rigore più lasco

C’è una svolta nell’Eurozona: il rigore è in via di allentamento. I governi non lo dicono apertamente, ma lo ammettono indirettamente con l’espressione: dalla priorità del rigore a quella della crescita. Ciò spiega l’altrimenti inspiegabile ottimismo di Monti quando ha presentato lo scenario economico italiano 2012-14. Il Pil scenderà del 2,4% nel 2012 e continuerà ad essere negativo per lo 0,2% nel 2013, con una ripresina nel 2014 di poco più dell’1%. In realtà, come più volte anticipato su queste pagine, i dati correnti sono peggiori e, per il 2013, il Centro studi di Confindustria vede un brutto meno 0,5%. Il mio gruppo di ricerca calcola un peggiore meno 0,8% ed una stagnazione nel 2014. Il governo vuole infondere un ottimismo che eviti la critica di aver indotto un disastro? Da un lato, Monti, due settimane fa, è sembrato scusarsi quando ha ammesso che per motivi d’emergenza ha dovuto premere troppo sul lato fiscale con risultati controproducenti sulla crescita. D’altro lato, il governo può contare su un rilassamento prospettico del rigore imposto dal trattato europeo Fiscal Compact. In particolare, il requisito del pareggio di bilancio – incorporato nella nostra Costituzione con una revisione dell’Articolo 81 – entro il 2013 permetterà in realtà un deficit di circa l’1,8% del Pil. Infatti il requisito del pareggio è stato interpretato come “strutturale” (tendenziale) e non “contabile”. In soldi, significa avere una flessibilità di quasi 30 miliardi. Gli scenari di caso peggiore assumono che lo Stato dovrà compensare il minor gettito a causa della recessione con nuove tasse che manterranno il sistema in recessione pesante. Monti pensa che questo problema sarà minore grazie ad un allentamento dell’eurorigore. Perché? Merkel valuta che non potrà vincere le elezioni del settembre 2013 nel ruolo di imputata di una recessione europea, anche in Germania, e mondiale. America e Cina, infatti, hanno premuto come non mai per una ripresa nell’Eurozona che sostenga la domanda globale. Per rispettare il rigore la Francia dovrebbe fare tagli di spesa tali da invertire il programma socialista appena premiato dalle elezioni, destabilizzando la nazione e tutta la Ue. In sintesi, la Germania ha “mollato” di fatto, anche se non nelle parole, l’estremismo rigorista. Buone notizie per l’Italia, dunque? Il ritorno ad un minimo di realismo economico certamente la aiuterà. Ma c’è il rischio che l’allentamento del rigore riduca la pressione per il taglio di spesa e tasse senza il quale una vera ripresa sarà impossibile.

(c) 2012 Carlo Pelanda
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