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Carlo A. Pelanda
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L' Arena

2012-3-12

12/3/2012

Valorizzare il patrimonio per ridurre il debito è la priorità

I dati mostrano che se non riusciremo ad abbattere un'aliquota rilevante del debito pubblico entro i prossimi 2 o 3 anni, allora il peso della spesa per interessi (tra i 70 ed i 90 miliardi annui) e la conseguente necessità di mantenere alta la tassazione per coprirla soffocherà ogni tentativo di aumentare la crescita. Il governo, invece, ritiene che saturando il potenziale di gettito della nazione, cioé far pagare a tutti le tasse, e limando la spesa pubblica, si riuscirà a sostenere la spesa per interessi senza compromettere la crescita. E per questo non mette in priorità un'operazione patrimonio contro debito per ridurre il secondo. Chi scrive, invece, ritiene che il governo sottovaluti l'effetto depressivo del drenaggio fiscale. Da un lato è vero, usando la teoria contabile, che aumentando di 3 o 4 punti di Pil il gettito via polizia fiscale si potrebbe arrivare all'equilibrio di sistema. Dall'altro, usando la teoria economica, questa politica depressiva ha un'elevata probabilità di avviare una spirale amplificata di decrescita con impatto strutturale irreversibile, in particolare sui potenziali industriali del Nord. In sintesi, l'equilibrio contabile via aumento delle tasse ci porterà ad un impoverimento irreversibile. Questa è la differenza di analisi tra la visione contabile del governo e quella dell'analisi economica realistica. Già si vede nei dati, appunto, che le buone intenzioni della prima ci stanno portando verso la depressione. Alternative? Nel lungo termine sarà necessario cambiare l'intero modello economico italiano per dargli più potenziali di crescita, azione che però prenderà almeno un decennio e avrà conseguenze troppo tardive. Nel breve-medio termine l'unica azione che potrà invertire la tendenza depressiva sembra quella di usare il patrimonio pubblico per abbattere il debito allo scopo di ridurre la spesa per interessi e grazie a questo le tasse, spostando così più capitale dallo Stato al mercato per rivitalizzarlo. Non solo vendendo immobili e partecipazioni pubbliche, cosa difficile in una fase bassa di mercato. Ma trasferendo il patrimonio disponibile ad un fondo specializzato con le missioni di censire i beni pubblici, valorizzarli, venderli ad opportunità e nel frattempo finanziarizzarli, per esempio emettendo obbligazioni convertibili in liquidità con cui abbattere parte del debito. Anche Comuni e Regioni dovrebbero dotarsi di un fondo specializzato per migliorare la redditività del loro patrimonio e per eliminare l'indebitamento, così minimizzando l'aumento delle tasse locali. Diteglielo. 

(c) 2012 Carlo Pelanda
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