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Carlo A. Pelanda
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L' Arena

2011-12-12

12/12/2011

L’europrotezione migliora ma resta incompleta

Nell’eurosummit della scorsa settimana le nazioni della Ue, con l’eccezione del Regno Unito, hanno accettato di approvare entro breve (marzo) l’obbligo al pareggio di bilancio, con vincolo costituzionale o equivalente, e la sorveglianza esterna europea affinché sia rispettato. Sarà un vantaggio economico per l’Italia?

Tale scelta non è una novità, ma un perfezionamento restrittivo del modello europeo già esistente basato sulla disciplina di bilancio di ogni singola nazione  per evitare la necessità di una Confederazione europea ed il rischio che i soldi di uno Stato virtuoso siano utilizzati per finanziare uno che lo sia di meno, requisito  da sempre imposto dalla Germania. E dalla Francia per il motivo opposto, cioè per non farsi limitare la sovranità  di bilancio  e così poter ricorrere al deficit senza punizioni contando sul suo ruolo privilegiato di co-leader europeo. Ma Parigi ora sta perdendo credibilità sui mercati – con una tendenza simile o perfino peggiore di Roma - a causa dei suoi deficit e debito elevati ed ha ceduto di più al criterio tedesco per farsi proteggere da questo. Vietare, anzi limitare entro lo 0,5% del Pil, il deficit annuo mette un limite alla crescita del debito. L’idea è che se gli eurodebiti, pur enormi ed ai limiti della sostenibilità, compreso quello tedesco, non aumenteranno, allora il mercato dovrà riconoscere loro una maggiore affidabilità. Nella situazione di emergenza attuale, in effetti, tale idea è un pezzo della soluzione. Ed è di massimo vantaggio contingente per l’Italia che senza vincolo costituzionale al pareggio e senza una manovra che lo renda credibile il prima possibile (2013) sarebbe condannata certamente all’insolvenza per l’impossibilità di sostenere il premio di rischio richiesto dai compratori di titoli di debito nelle aste di rifinanziamento (per 290 miliardi nel 2012, oltre 300 nel 2013). Ma, detto questo, il mercato non si accontenterà certo del pareggio per ridare fiducia all’euro ed all’Italia. Il rigore senza crescita, infatti, annulla il primo e riapre il rischio di insolvenza prospettica. Per inciso, questo è il  motivo per cui le agenzie di rating stanno valutando il declassamento di tutte le euronazioni e delle loro banche, aggravato dal fatto che in un 2012 recessivo si applichi una stretta pro-ciclica che ridurrà ancor di più la crescita. Per lo stesso motivo il rischio Italia rimane elevato e quello della Francia cresce. Infatti il cedimento di Parigi e Roma al criterio tedesco è stato deciso per avere in cambio da Berlino la disponibilità a mobilitare più liquidità a difesa dei titoli di debito in via di deprezzamento. Merkel non ha concesso apertamente quanto richiesto da Roma e Parigi, per non essere rovesciata dagli elettori tedeschi, ma lo ha fatto di nascosto. La Bce, a cui è vietato per statuto comprare direttamente titoli di debito degli Stati membri, ha avuto il permesso di prestare  200 miliardi (in realtà moltiplicabili via formule finanziarie) al Fondo monetario (Fmi) che  potrà farlo in vece sua. In teoria il mercato dovrebbe accorgersi che sta entrando in campo una grande potenza di fuoco a difesa dell’eurodebito. Ma, in pratica, un po’ l’incompletezza dell’architettura europea che resta tale ed un po’ l’opacità macchinosa della difesa potrebbero indurlo a persistere nella fuga dall’euro e/o nella speculazione contro. Non lo sapremo per parecchi mesi e ciò rende più difficile accettare i sacrifici del rigore in cambio di una eurotutela ancora non ben definita. Ma l’Italia non ha alternative ed i sacrifici vanno fatti comunque prima di vedere il premio.  

(c) 2011 Carlo Pelanda
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