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Carlo A. Pelanda
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L' Arena

2006-12-14

14/12/2006

Ben venga l’europeizzazione delle ferrovie

Sia sincera la solidarietà per le famiglie dei due conduttori morti nell’incidente ferroviario, ieri, di Borghetto sull’Adige. Errore umano  tecnico che sia - lo accerteranno le commissioni di indagine del ministero per le Infrastrutture, di quello dei Trasporti e la Magistratura - alla fine non importa sul piano umano. Tutti noi ci troviamo esposti ai nostri errori combinati ai limiti della tecnologia. Non c’è l’uomo perfetto. Si può concepire un sistema tecnologico che lo sia, ma certamente questo resterà sempre vulnerabile a qualche evento non previsto.

 Ma, fatta questa riflessione sulla nostra fragilità, resta la considerazione pratica che, se non possiamo evitare incidenti, tuttavia siamo in grado di minimizzarne frequenza e  conseguenze via buona preparazione. Le reti di trasporto devono essere progettate e costruite prevedendo il caso peggiore e, conseguentemente, i modi per gestirlo con minor danno possibile. Pare razionale. Ma la lezione tecnica dell’incidente di Borghetto, come in tanti altri recenti, mostra che il nostro sistema infrastrutturale è stato disegnato e costruito con sicurezza insufficiente e senza “ridondanza”, cioè senza la possibilità di ripristinare velocemente i flussi interrotti. Per rimuovere i treni distrutti verrà chiusa per ben due giorni la linea ferroviaria del Brennero oltre che la strada statale Verona – Trento.  Non ci vuole un simulatore econometrico per immaginare il danno sistemico. I trasporti in ritardo o sospesi sulla linea che collega il mercato europeo a quello italiano implicano costi gravi per decine di migliaia di aziende, complessivamente parecchie centinaia di milioni al giorno. Possibile una tale enormità? Lo è. L’economia di oggi è fatta di interconnessioni. Se il sistema è vulnerabile ad un blocco allora il danno viene moltiplicato in relazione alla complessità del sistema e non solo in base all’impatto puntuativo. Infatti le conseguenze del blocco di due giorni toccano almeno mezza Europa, visto il tratto interrotto, non solo una piccola area. Proprio nel giorno in cui l’Italia fa i conti con l’ennesimo incidente ferroviario la Commissione  europea, per bocca del commissario Ue ai Trasporti Jacques Barrot, ha è proposto di “europeizzare le ferrovie” per aumentare gli standard di sicurezza e quelli di gestione rapida dei punti di blocco. E siamo perfettamente d’accordo. Il sistema delle reti non è più solo nazionale, ma europeo, il danno lo è altrettanto, allora sia un’autorità europea a garantire come evitarlo e ridurne l’impatto. Siamo perfettamente d’accordo, in particolare, noi che viviamo nelle aree di Verona, Brescia e Vicenza che sono i dintorni di uno dei più importanti snodi del traffico ferroviario e viario europeo. Il nostro traffico locale è mixato a quello internazionale e quindi un aumento della sicurezza ed efficienza di ripristino del secondo sarà un miglioramento della nostra sicurezza e viabilità specifica. Troppo astratto? Chiediamolo agli abitanti ed alle imprese posizionate nei pressi della strada statale che verrà bloccata per due giorni ed a quelli che in tutta l’area soffriranno di ritardi, blocchi e disagi. Anche qui un danno moltiplicato. Se “europeizzazione” vorrà dire più sicurezza ed efficienza, se metterà fine alle polemiche politiche sui problemi e produrrà soluzioni tecniche concrete, allora ben venga.

(c) 2006 Carlo Pelanda
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