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Carlo A. Pelanda
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L' Arena

2005-5-3

3/5/2005

Un criterio per la difesa dell’italianità

Nelle cronache viene sempre più citata la difesa dell’italianità di banche ed aziende oggetto di desiderio da parte di acquisitori stranieri. Ma sono poche le spiegazioni semplici e chiare del perché, ed in quali casi sia giusto o sbagliato. Cerchiamo di capirlo.

 Quando un governo od un’autorità di controllo e tutela del sistema bancario ha ragione nel porre un blocco politico, diretto od indiretto, alla vendita a stranieri di importanti unità economiche nazionali, violando le regole del libero mercato? Solo in uno: quando vi è il rischio che l’acquisizione porti ad un danno evidente. Per esempio, se un soggetto straniero volesse comprare una nostra industria con lo scopo di chiuderla o ridurla a favore dei propri interessi è chiaro che sarebbe sacrosanta un’azione di barriera. Tali casi non sono teorici. Nel recente passato l’industria militare francese, con il supporto dello Stato, tentò di prendere il controllo di quella italiana allo scopo di ridurne la competitività e permettere a Parigi di diventare il soggetto principale europeo nel settore, con conseguenze non solo industriali, ma anche geopolitiche. Contrarie al nostro interesse nazionale sia economico sia politico. Infatti il governo italiano mise un blocco ed aiutò la nostra industria nazionale ad ingrandirsi internazionalmente fino a diventare oggi un concorrente di quella francese. Tale esempio mostra un criterio: se l’acquisto viene fatto per motivi non di puro mercato, e malevoli, allora è giusto opporsi con modi politici altrettanto estranei al mercato stesso. In sintesi, in un mercato  europeo dove si fanno guerre geoeconomiche di dominio - segrete, ma violente - i governi hanno l’obbligo di vigilare ed intervenire per l’interesse nazionale come sopra definito. Sembra chiaro e semplice. Ma se applichiamo tale criterio ai casi delle due banche agli onori delle cronache, Bnl ed Antonveneta, troviamo un problema di non facile inquadramento. Quale danno, infatti, potrebbe portare all’Italia il fatto che gli olandesi della Abn-Amro comprino la maggioranza della padovana Antoveneta e gli spagnoli della Bbva vogliano quella della Bnl? Un possibile danno pare che ci sia perché è evidente che la Banca d’Italia, pur nella correttezza formale, stia bloccando gli olandesi e, un po’ meno, gli spagnoli. Al punto da creare un conflitto tra Commissione europea, che tutela la forma della libertà del mercato, ed il governatore Fazio. Ma quale danno viene percepito come possibile? Gli stranieri certamente non vogliono chiudere le banche per comprare le quali stanno spendendo un mucchio di soldi. Quindi la Banca d’Italia ha annusato un pericolo non diretto, ma indiretto. Quale? Certamente desta sospetto che una banca olandese globale, già presente nella proprietà di Capitalia, voglia comprare una banca locale italiana, tra l’altro ad un prezzo francamente superiore al valore. E’ un’anomalia in termini di mercato che può destare il sospetto di manovre future di dominio ed ostili. Nel caso della Bnl la questione è diversa. Gli spagnoli erano già gli azionisti di riferimento e hanno chiesto, esasperati, di poter comandare di più per poter gestire con più efficienza una banca che non sta andando bene proprio per il disordine sul piano proprietario. Perché ostacolarli, allora? Forse per non creare il precedente di lasciare ad una banca straniera il controllo di una italiana, cosa che poi impedirebbe di dire di no ad altre. Se così, allora la difesa dell’italianità sarà difficilmente argomentabile perché solo ideologica. Questo è un punto che Fazio dovrà chiarire meglio, precisando i criteri di comportamento per le operazioni di banche straniere in Italia. Non vogliamo danni da loro, ma nemmeno che se ne vadano.

(c) 2005 Carlo Pelanda
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