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Carlo A. Pelanda
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El Pais

2017-6-23

23/6/2017

Il mercato atlantico resta una priorità per Berlino, Washington e Londra

In occasione di una conferenza agli industriali tedeschi, Merkel ha annunciato che proporrà agli Stati Uniti la ripresa dei negoziati per un mercato euroamericano. Commentatori e analisti non hanno dato rilievo al fatto perché, probabilmente, lo ritengono linguaggio elettorale di fronte a una platea preoccupata per eventuali restrizioni all’export verso un’America che sta valutandole. Inoltre, le trattative per il Partenariato transatlantico per gli investimenti e il commercio (Ttip) tra Ue – che è delegata dalle nazioni per i negoziati tecnici – e Stati Uniti avviate nel 2013 sono ferme, pur non cancellate dall’Amministrazione Trump, come invece è successo per il Partenariato transpacifico (Tpp) tra 12 nazioni, in base al rifiuto di trattati multilaterali vincolanti. In realtà l’accordo bilaterale Ue-Usa ha più probabilità di essere (ri)avviato di quanto gli analisti credano. Da un lato, Berlino ha l’interesse a dominare l’Ue per moltiplicare la propria forza nazionale attraverso il controllo degli accessi a un vasto mercato regionale e così perseguire con status di potenza G3, cioè pari a Cina e America, una politica mercantilistica sul piano globale necessaria a sostenere il primato del suo sistema industriale. Dall’altro, non può permettersi lo status di terza potenza mondiale per mancanza di forza militare, pur ora cercando di esplorare un sistema di Difesa europea che la costruisca, e di abbandonare la Nato perché senza il sostegno statunitense sarebbe ricattabile da Russia e Cina. Poi gli analisti di Berlino sono consapevoli che il mercato americano per l’export tedesco è quello più profittevole e sicuro, considerando la futura instabilità della Cina e quella endemica della Russia. Pertanto, pur recentemente portando l’Ue verso posizioni non allineate con l’America, la Germania ha l’interesse primario a essere il terminale europeo di un’alleanza sistemica con l’America. E i disallineamenti detti vanno visti come tentativo di prendere forza negoziale nei confronti di Trump più che come vere divergenze. A ciò va aggiunto che è interesse oggettivo statunitense tedesco e inglese re-inserire Londra in Europa attraverso un accordo a tre. Infatti, le diplomazie sono in esplorazione. L’interesse statunitense è chiaro: senza un accordo con gli europei l’America perderebbe la leadership mondiale e il potere di signoraggio indiretto del dollaro. In conclusione, è molto probabile che nel prossimo futuro i negoziati euro-anglo-americani ripartano, solo incerto il quando. La mia scommessa è: a metà 2018 o primi del 2019.

(c) 2017 Carlo Pelanda
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