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Carlo A. Pelanda
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El Pais

2017-5-22

22/5/2017

Il G7 in Italia come luogo di mediazioni

Qual è l’obiettivo dell’Italia perseguibile attraverso il G7, in generale e in particolare nel summit di Taormina? La geopolitica è un fattore chiave per l’economia di una nazione perché ne determina gli accessi al mercato internazionale, in particolare quelli “privilegiati”. Quando il sistema mondiale era dominato dagli standard di libero mercato imposti e presidiati dal dominio mondiale dell’America era sufficiente una buon convergenza politica con essa per accedere dappertutto. Ora tale dominio si è ridotto, lasciando spazio a nuove potenze regionali, ciascuna alla ricerca di una sfera d’influenza geoeconomica. La Cina persegue il dominio di tutta la regione euroasiatica attraverso il finanziamento di infrastrutture e la conquista di snodi nei flussi commerciali. L’America cerca di condizionare il sistema mondiale concedendo o negando l’accesso al proprio enorme mercato interno e di mantenere il primato assoluto nei settori della tecnologia e delle armi, i due interconessi, motivo principale, per esempio, della ri-convergenza tra Washington e Arabia saudita, la seconda cliente per centinaia di miliardi. Conseguentemente l’America raffredderà le relazioni con l’Iran che è nemico dei sauditi. La Russia produce solo armi, petrolio e sistemi nucleari ed è in concorrenza con Cina e America, motivo che ne spinge la politica estera a stringere le relazioni con i clienti Iran, India, Vietnam, ecc., cercando di tenerli in divergenza con America e Cina stesse. Ecc. Questi giochi stanno rendendo più difficili le politiche mercantilistiche di Germania, Giappone e Italia – simili per contributo determinante dell’export al Pil - che si basano su un neutralismo marcato pur entro l’alleanza con l’America, perché sarà sempre più complicato armonizzare la partecipazione a questa alleanza e la necessità di poter accedere a tutto il mercato globale per sostenere alti volumi di export. Per l’Italia, in particolare, è interesse geoeconomico vitale facilitare l’accesso delle sue imprese in Russia, Iran (accordi per 25 miliardi in via di conferma) e Cina e altre nazioni in frizione con gli Stati Uniti pur nella priorità di mantenere relazioni privilegiate con l’America. Tale interesse è simile per Roma, Berlino, Tokyo, Ottawa e, pur con differenze, Londra e Parigi e ciò rende il G7 un luogo più adatto dell’Ue e del G20 per convincere Trump, oltre che ad attutire la dissuasione protezionista, ad armonizzare i requisiti di coesione dell’alleanza con quelli di flessibilità commerciale dei partecipanti. Questo l’obiettivo.

(c) 2017 Carlo Pelanda
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