Il caso Haider - lasciando da parte ridicole demonizzazioni e superficiali antipatie o simpatie - va visto come caso di studio per la difficile costruzione di un equilibrio tra il globale e il locale. Il centro della questione, infatti, può essere tradotto nella seguente domanda: quanto un popolo può essere padrone a casa sua nel nuovo mondo sovranazionale? Gli elettori di Haider, irrilevante il piccolo numero di nostalgici tra loro, hanno risposto così: ho il diritto ed il dovere di esercitare la proprietà a casa mia per renderla ordinata, avere un giardino bellissimo, l'aria pulita, il lavoro abbondante e difendere tutto questo. Il 27% di austriaci che ha votato per questi motivi va visto come un fenomeno di regressione verso il passato o come sintomo di un futuro che sta iniziando?

Lasciatemi usare un banale esempio di idraulica che uso spesso nel mio corso di scenari globali. Poniamo che la globalizzazione - libera circolazione mondiale di capitali, merci, informazione e persone - sia come l'acqua. Se la faccio entrare nel mio campo in modo ordinato, né troppa né poca, e la indirizzo con opportuni sistemi di irrigazione, allora così incanalata mi porterà più ricchezza. Se, invece, qualcosa mi impedisce di importarne la quantità giusta dal fiume o di distribuirla esattamente dove serve, avrò o siccità o inondazioni che distruggeranno la ricchezza. Analogamente, se una qualsiasi comunità non é in grado di regolare le entrate dei flussi globali e di adattarli alla propria specificità questi si trasformano da risorsa in catastrofe. In sintesi, la formazione di comunità locali (nazionali, regionali, cittadine) dotate del potere di "filtrare" i flussi globali é uno dei principali requisiti affinché la mondializzazione si sviluppi senza intoppi. Tale principio di rafforzamento del "luogo" allo scopo di sostenere il "globo" é stato chiamato, in inglese: "glocal" (global-local), proprio per indicare l'idea che bisogna armonizzare il globale con il locale. Poiché non esiste una formula unica ed universale per farlo, allora la cosa più saggia é quella di lasciare, appunto, il più libere possibili le singole comunità di decidere i propri modi e tempi di partecipazione alla mondializzazione. Questa é la nuova logica "glocal": ogni luogo del pianeta deve trovare il modo di far parte del mercato globale in base alla propria specificità. Solo questo permetterà il consenso nei confronti della globalizzazione evitandone il collasso sotto le offensive protezioniste degli scontenti e degli impoveriti.

Con in mente queste considerazioni possiamo ridefinire lo haiderismo come uno dei primi esempi - entro l’eurozona - di "glocalismo" in forma politica forte. Per la relazione interno-esterno, l'elettorato austriaco ha percepito che il modello consociativo-socialista rendeva meno competitiva l'economia per eccesso di rigidità e tasse. Da qui il consenso per una liberalizzazione e defiscalizzazione forti del Paese per renderlo più concorrenziale in ambito europeo e globale. In relazione ai flussi esterno-interno, gli elettori hanno chiesto di restringere due canali. Su neanche dieci milioni di abitanti l'Austria ha più di un milione di immigrati poveri e non assimilati ai codici culturali locali. Come se noi ne avessimo quasi sei milioni. Insostenibile. E' ovvio che la popolazione residente abbia chiesto un controllo di tale flusso definendo quote annuali di immigrazione e regole per renderla compatibile alle capienze reali. Poi hanno chiesto di tutelare meglio il lavoratore austriaco di fronte alla concorrenza esterna. Anche questo é ragionevole. Le economie montane hanno degli svantaggi, per costo, in parecchi settori industriali. Inoltre i decenni passati sotto l'inefficienza dei governi di centrosonistra ha minato la competitività economica del sistema. Gli austriaci hanno bisogno di un periodo di transizione tutelata prima di aprirsi completamente alla concorrenza globale. E' l'unico modo per evitare pericolosi movimenti nazional-protezionisti nel futuro. In sintesi, tutta la questione Haider non é altro che un esempio di aggiustamento comunitario entro la nuova logica del "glocalismo". Da studiare come tale e non sotto la voce xenofobia, nazismo, estrema destra ed altre amenità demonizzanti.

Ma c’è un altro punto interessante per le riflessioni sull’eurofuturo. La coalizione di centrodestra austriaca è rabbiosamente attaccata anche perché rappresenta un'idea di Europa diversa da quella che lo statalismo gerarchico francese e le eurosinistre stanno realizzando. L'Europa dei popoli contro quella delle burocrazie centralistiche. La prima sarebbe come una sorta di Svizzera fatta di tanti cantoni, piena di diversità "glocali". La seconda sarebbe un luogo di regole omogenee gestite da un centro remoto. Europa flessibile contro quella rigida. Soprattutto, nell'Europa dei popoli sarebbe meno facile attuare politiche di sinistra e sindacali perché sarebbero di fatto impedite e superate dal "glocalismo" competitivo. Spero di aver chiarito entro quale contesto vada analizzato, con razionalità, il caso Haider, dintorni e demonizzatori.

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Lasciatemi usare un banale esempio di idraulica che uso spesso nel mio corso di scenari globali. Poniamo che la globalizzazione - libera circolazione mondiale di capitali, merci, informazione e persone - sia come l'acqua. Se la faccio entrare nel mio campo in modo ordinato, né troppa né poca, e la indirizzo con opportuni sistemi di irrigazione, allora così incanalata mi porterà più ricchezza. Se, invece, qualcosa mi impedisce di importarne la quantità giusta dal fiume o di distribuirla esattamente dove serve, avrò o siccità o inondazioni che distruggeranno la ricchezza. Analogamente, se una qualsiasi comunità non é in grado di regolare le entrate dei flussi globali e di adattarli alla propria specificità questi si trasformano da risorsa in catastrofe. In sintesi, la formazione di comunità locali (nazionali, regionali, cittadine) dotate del potere di "filtrare" i flussi globali é uno dei principali requisiti affinché la mondializzazione si sviluppi senza intoppi. Tale principio di rafforzamento del "luogo" allo scopo di sostenere il "globo" é stato chiamato, in inglese: "glocal" (global-local), proprio per indicare l'idea che bisogna armonizzare il globale con il locale. Poiché non esiste una formula unica ed universale per farlo, allora la cosa più saggia é quella di lasciare, appunto, il più libere possibili le singole comunità di decidere i propri modi e tempi di partecipazione alla mondializzazione. Questa é la nuova logica "glocal": ogni luogo del pianeta deve trovare il modo di far parte del mercato globale in base alla propria specificità. Solo questo permetterà il consenso nei confronti della globalizzazione evitandone il collasso sotto le offensive protezioniste degli scontenti e degli impoveriti.

Con in mente queste considerazioni possiamo ridefinire lo haiderismo come uno dei primi esempi - entro l’eurozona - di "glocalismo" in forma politica forte. Per la relazione interno-esterno, l'elettorato austriaco ha percepito che il modello consociativo-socialista rendeva meno competitiva l'economia per eccesso di rigidità e tasse. Da qui il consenso per una liberalizzazione e defiscalizzazione forti del Paese per renderlo più concorrenziale in ambito europeo e globale. In relazione ai flussi esterno-interno, gli elettori hanno chiesto di restringere due canali. Su neanche dieci milioni di abitanti l'Austria ha più di un milione di immigrati poveri e non assimilati ai codici culturali locali. Come se noi ne avessimo quasi sei milioni. Insostenibile. E' ovvio che la popolazione residente abbia chiesto un controllo di tale flusso definendo quote annuali di immigrazione e regole per renderla compatibile alle capienze reali. Poi hanno chiesto di tutelare meglio il lavoratore austriaco di fronte alla concorrenza esterna. Anche questo é ragionevole. Le economie montane hanno degli svantaggi, per costo, in parecchi settori industriali. Inoltre i decenni passati sotto l'inefficienza dei governi di centrosonistra ha minato la competitività economica del sistema. Gli austriaci hanno bisogno di un periodo di transizione tutelata prima di aprirsi completamente alla concorrenza globale. E' l'unico modo per evitare pericolosi movimenti nazional-protezionisti nel futuro. In sintesi, tutta la questione Haider non é altro che un esempio di aggiustamento comunitario entro la nuova logica del "glocalismo". Da studiare come tale e non sotto la voce xenofobia, nazismo, estrema destra ed altre amenità demonizzanti.

Ma c’è un altro punto interessante per le riflessioni sull’eurofuturo. La coalizione di centrodestra austriaca è rabbiosamente attaccata anche perché rappresenta un'idea di Europa diversa da quella che lo statalismo gerarchico francese e le eurosinistre stanno realizzando. L'Europa dei popoli contro quella delle burocrazie centralistiche. La prima sarebbe come una sorta di Svizzera fatta di tanti cantoni, piena di diversità "glocali". La seconda sarebbe un luogo di regole omogenee gestite da un centro remoto. Europa flessibile contro quella rigida. Soprattutto, nell'Europa dei popoli sarebbe meno facile attuare politiche di sinistra e sindacali perché sarebbero di fatto impedite e superate dal "glocalismo" competitivo. Spero di aver chiarito entro quale contesto vada analizzato, con razionalità, il caso Haider, dintorni e demonizzatori.

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Lasciatemi usare un banale esempio di idraulica che uso spesso nel mio corso di scenari globali. Poniamo che la globalizzazione - libera circolazione mondiale di capitali, merci, informazione e persone - sia come l'acqua. Se la faccio entrare nel mio campo in modo ordinato, né troppa né poca, e la indirizzo con opportuni sistemi di irrigazione, allora così incanalata mi porterà più ricchezza. Se, invece, qualcosa mi impedisce di importarne la quantità giusta dal fiume o di distribuirla esattamente dove serve, avrò o siccità o inondazioni che distruggeranno la ricchezza. Analogamente, se una qualsiasi comunità non é in grado di regolare le entrate dei flussi globali e di adattarli alla propria specificità questi si trasformano da risorsa in catastrofe. In sintesi, la formazione di comunità locali (nazionali, regionali, cittadine) dotate del potere di "filtrare" i flussi globali é uno dei principali requisiti affinché la mondializzazione si sviluppi senza intoppi. Tale principio di rafforzamento del "luogo" allo scopo di sostenere il "globo" é stato chiamato, in inglese: "glocal" (global-local), proprio per indicare l'idea che bisogna armonizzare il globale con il locale. Poiché non esiste una formula unica ed universale per farlo, allora la cosa più saggia é quella di lasciare, appunto, il più libere possibili le singole comunità di decidere i propri modi e tempi di partecipazione alla mondializzazione. Questa é la nuova logica "glocal": ogni luogo del pianeta deve trovare il modo di far parte del mercato globale in base alla propria specificità. Solo questo permetterà il consenso nei confronti della globalizzazione evitandone il collasso sotto le offensive protezioniste degli scontenti e degli impoveriti.

Con in mente queste considerazioni possiamo ridefinire lo haiderismo come uno dei primi esempi - entro l’eurozona - di "glocalismo" in forma politica forte. Per la relazione interno-esterno, l'elettorato austriaco ha percepito che il modello consociativo-socialista rendeva meno competitiva l'economia per eccesso di rigidità e tasse. Da qui il consenso per una liberalizzazione e defiscalizzazione forti del Paese per renderlo più concorrenziale in ambito europeo e globale. In relazione ai flussi esterno-interno, gli elettori hanno chiesto di restringere due canali. Su neanche dieci milioni di abitanti l'Austria ha più di un milione di immigrati poveri e non assimilati ai codici culturali locali. Come se noi ne avessimo quasi sei milioni. Insostenibile. E' ovvio che la popolazione residente abbia chiesto un controllo di tale flusso definendo quote annuali di immigrazione e regole per renderla compatibile alle capienze reali. Poi hanno chiesto di tutelare meglio il lavoratore austriaco di fronte alla concorrenza esterna. Anche questo é ragionevole. Le economie montane hanno degli svantaggi, per costo, in parecchi settori industriali. Inoltre i decenni passati sotto l'inefficienza dei governi di centrosonistra ha minato la competitività economica del sistema. Gli austriaci hanno bisogno di un periodo di transizione tutelata prima di aprirsi completamente alla concorrenza globale. E' l'unico modo per evitare pericolosi movimenti nazional-protezionisti nel futuro. In sintesi, tutta la questione Haider non é altro che un esempio di aggiustamento comunitario entro la nuova logica del "glocalismo". Da studiare come tale e non sotto la voce xenofobia, nazismo, estrema destra ed altre amenità demonizzanti.

Ma c’è un altro punto interessante per le riflessioni sull’eurofuturo. La coalizione di centrodestra austriaca è rabbiosamente attaccata anche perché rappresenta un'idea di Europa diversa da quella che lo statalismo gerarchico francese e le eurosinistre stanno realizzando. L'Europa dei popoli contro quella delle burocrazie centralistiche. La prima sarebbe come una sorta di Svizzera fatta di tanti cantoni, piena di diversità "glocali". La seconda sarebbe un luogo di regole omogenee gestite da un centro remoto. Europa flessibile contro quella rigida. Soprattutto, nell'Europa dei popoli sarebbe meno facile attuare politiche di sinistra e sindacali perché sarebbero di fatto impedite e superate dal "glocalismo" competitivo. Spero di aver chiarito entro quale contesto vada analizzato, con razionalità, il caso Haider, dintorni e demonizzatori.

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2000-2-14

14/2/2000

Macché nazismo, l’haiderismo è sintomo della nuova cultura "glocale"

Il caso Haider - lasciando da parte ridicole demonizzazioni e superficiali antipatie o simpatie - va visto come caso di studio per la difficile costruzione di un equilibrio tra il globale e il locale. Il centro della questione, infatti, può essere tradotto nella seguente domanda: quanto un popolo può essere padrone a casa sua nel nuovo mondo sovranazionale? Gli elettori di Haider, irrilevante il piccolo numero di nostalgici tra loro, hanno risposto così: ho il diritto ed il dovere di esercitare la proprietà a casa mia per renderla ordinata, avere un giardino bellissimo, l'aria pulita, il lavoro abbondante e difendere tutto questo. Il 27% di austriaci che ha votato per questi motivi va visto come un fenomeno di regressione verso il passato o come sintomo di un futuro che sta iniziando?

Lasciatemi usare un banale esempio di idraulica che uso spesso nel mio corso di scenari globali. Poniamo che la globalizzazione - libera circolazione mondiale di capitali, merci, informazione e persone - sia come l'acqua. Se la faccio entrare nel mio campo in modo ordinato, né troppa né poca, e la indirizzo con opportuni sistemi di irrigazione, allora così incanalata mi porterà più ricchezza. Se, invece, qualcosa mi impedisce di importarne la quantità giusta dal fiume o di distribuirla esattamente dove serve, avrò o siccità o inondazioni che distruggeranno la ricchezza. Analogamente, se una qualsiasi comunità non é in grado di regolare le entrate dei flussi globali e di adattarli alla propria specificità questi si trasformano da risorsa in catastrofe. In sintesi, la formazione di comunità locali (nazionali, regionali, cittadine) dotate del potere di "filtrare" i flussi globali é uno dei principali requisiti affinché la mondializzazione si sviluppi senza intoppi. Tale principio di rafforzamento del "luogo" allo scopo di sostenere il "globo" é stato chiamato, in inglese: "glocal" (global-local), proprio per indicare l'idea che bisogna armonizzare il globale con il locale. Poiché non esiste una formula unica ed universale per farlo, allora la cosa più saggia é quella di lasciare, appunto, il più libere possibili le singole comunità di decidere i propri modi e tempi di partecipazione alla mondializzazione. Questa é la nuova logica "glocal": ogni luogo del pianeta deve trovare il modo di far parte del mercato globale in base alla propria specificità. Solo questo permetterà il consenso nei confronti della globalizzazione evitandone il collasso sotto le offensive protezioniste degli scontenti e degli impoveriti.

Con in mente queste considerazioni possiamo ridefinire lo haiderismo come uno dei primi esempi - entro l’eurozona - di "glocalismo" in forma politica forte. Per la relazione interno-esterno, l'elettorato austriaco ha percepito che il modello consociativo-socialista rendeva meno competitiva l'economia per eccesso di rigidità e tasse. Da qui il consenso per una liberalizzazione e defiscalizzazione forti del Paese per renderlo più concorrenziale in ambito europeo e globale. In relazione ai flussi esterno-interno, gli elettori hanno chiesto di restringere due canali. Su neanche dieci milioni di abitanti l'Austria ha più di un milione di immigrati poveri e non assimilati ai codici culturali locali. Come se noi ne avessimo quasi sei milioni. Insostenibile. E' ovvio che la popolazione residente abbia chiesto un controllo di tale flusso definendo quote annuali di immigrazione e regole per renderla compatibile alle capienze reali. Poi hanno chiesto di tutelare meglio il lavoratore austriaco di fronte alla concorrenza esterna. Anche questo é ragionevole. Le economie montane hanno degli svantaggi, per costo, in parecchi settori industriali. Inoltre i decenni passati sotto l'inefficienza dei governi di centrosonistra ha minato la competitività economica del sistema. Gli austriaci hanno bisogno di un periodo di transizione tutelata prima di aprirsi completamente alla concorrenza globale. E' l'unico modo per evitare pericolosi movimenti nazional-protezionisti nel futuro. In sintesi, tutta la questione Haider non é altro che un esempio di aggiustamento comunitario entro la nuova logica del "glocalismo". Da studiare come tale e non sotto la voce xenofobia, nazismo, estrema destra ed altre amenità demonizzanti.

Ma c’è un altro punto interessante per le riflessioni sull’eurofuturo. La coalizione di centrodestra austriaca è rabbiosamente attaccata anche perché rappresenta un'idea di Europa diversa da quella che lo statalismo gerarchico francese e le eurosinistre stanno realizzando. L'Europa dei popoli contro quella delle burocrazie centralistiche. La prima sarebbe come una sorta di Svizzera fatta di tanti cantoni, piena di diversità "glocali". La seconda sarebbe un luogo di regole omogenee gestite da un centro remoto. Europa flessibile contro quella rigida. Soprattutto, nell'Europa dei popoli sarebbe meno facile attuare politiche di sinistra e sindacali perché sarebbero di fatto impedite e superate dal "glocalismo" competitivo. Spero di aver chiarito entro quale contesto vada analizzato, con razionalità, il caso Haider, dintorni e demonizzatori.

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