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Carlo A. Pelanda
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il Giornale

2007-2-19

19/2/2007

La farsa di Vicenza

Nonostante la totale opposizione dell’estrema sinistra la base statunitense di Vicenza resterà e verrà allargata. I leader comunisti neo e post lo sapevano benissimo mentre sfilavano alla testa di tutte le maschere dell’antioccidentalismo. E’ stata un farsa? Certamente, ma è più rilevante vederla come test della nuova relazione tra sinistra estrema e moderata. 

L’esistenza dell’Unione si basa sulla possibilità di trovare un punto di accordo tra le due sinistre. Prodi è il garante che ciò sia possibile e il suo titolo per essere leader si basa esattamente su questo. Inizialmente ha tentato di trovare una convergenza tra estremi e moderati in modo da comporli, per esempio il linguaggio del programma elettorale. Ma presto tale impostazione si è rivelata infattibile, pur potendo contare nei voti di fiducia sull’appello a restare uniti contro il pericolo che torni il demonio Berlusconi,  perché l’ala radicale deve mostrare al proprio elettorato che fa cose  antagoniste e classiste per non perderlo. Ma quelle stesse cose non possono essere la linea di un governo che sta in Occidente, nella Nato e nell’eurozona. E Prodi sa che se esce da questo perimetro non potrà governare. Pertanto è passato dalla strategia di composizione a quella di “convergenza asimmetrica”. Su certe materie il governo decide anche contro l’estrema sinistra, ma le concede ampio spazio di divergenza verbale, come appunto a Vicenza, e si impegna a darle compensazione in altri settori. Quali sono le materie che il governo ritiene debbano essere decontaminate dalla sinistra estrema, le altre che possono essere tinte di rosso e, soprattutto, le compensazioni? Queste ultime sono le più facili da capire. Il governo ha annunciato che non ridurrà le tasse, nonostante il buon momento della crescita globale e tedesca che tira quella italiana, e le risorse aggiuntive finanzieranno i partiti estremi e le loro politiche. Un alto prezzo? Altissimo, circa 2 punti di Pil cioè sui 30 miliardi,  ma pagato per lo più da chi non vota a sinistra, e che in cambio lascia libertà al governo di ridurre il debito pubblico e di tenere nel binario di sostenibilità il sistema pensionistico come richiesto dalla Ue, di attutire altre richieste estreme, e, in particolare, di poter mantenere la politica estera entro il perimetro occidentale. Prodi, nella strategia precedente, la aveva portata ai margini. Ora non c’è più spazio per andare oltre e ha dovuto dare segnali di rientro: per tot di occidentalismo pago x su altra materia. In tal modo - è notizia ufficiale -  restiamo in Occidente. La nostra politica Nato, da decenni, è la seguente: vogliamo esserci, non possiamo combattere per motivi di consenso interno, ma possiamo fornire la logistica a chi combatte sul serio. Gli alleati non chiedono di più. Infatti terremo aperte le basi americane da cui partono le missioni di guerra, forniremo aerei di trasporto e “droni” da ricognizione per le truppe combattenti in Afghanistan. Adotteremo il cacciabombardiere americano F35, accordo appena siglato, che implica la totale interoperabilità dei nostri sistemi d’arma con quelli Nato. Combatteremo, a modo nostro. Per questo Bush ha ringraziato l’Italia qualche giorno fa.  

(c) 2007 Carlo Pelanda
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