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Carlo A. Pelanda
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il Giornale

2006-11-12

12/11/2006

Il danno

Prodi sembra il pazzo: ha voluto unire fuoco ed acqua, sinistra lirica e riformista, dicendo che sarebbero stati un balsamo per l’Italia e ne è uscito solo vapore, caos. La cinica pazzia di Prodi va liquidata con queste battute perché non merita di più. La lucida follia del Prof. Vincenzo Visco, invece, merita attenzione perché è quella che rischia di produrre il danno peggiore alla nazione: la rottura del rapporto di fiducia tra Stato e cittadini.

 Quando Visco ha realizzato che il governo non poteva far altro che produrre caos si è posto il problema di come tenere in piedi la baracca. E la risposta è stata più tasse e più polizia fiscale per dare allo Stato i soldi che sarebbero venuti a mancare a causa dell’assenza di crescita e di rigore. Con in maggioranza il partito della spesa irresponsabile e dello statalismo, infatti, non c’è alcuna speranza di far quadrare i conti e stimolare lo sviluppo via efficienza. Se l’inefficienza non può essere ridotta via riforme, allora questa va finanziata spremendo tutto quello che c’è e anche di più. Riconosciamo a Visco che c’è una logica nella sua strategia di terrorismo fiscale. Gli possiamo anche riconoscere la disperazione di dover lavorare in un governo di incapaci e disordinati avendo lui la responsabilità di dover finanziare porci e proci. Ma gli va detto chiaramente che sta facendo una pazzia: sta forzando e stravolgendo il contratto fiscale della nazione oltre misura per finanziare il disordine. Qui c’è la rottura. Dovremo pagare più tasse per mantenere le feste comuniste in qualche comune. Dovremo pagare il medico con il bancomat per essere tracciabili anche per spese di pochi euro in modo che neanche un cent sfugga per mantenere i clienti elettorali di qualche partitino. Io non so dire se Visco si accorga di quale danno stia facendo alla nazione o se se ne infischi per la priorità detta sopra. Ma per non sbagliare gliela semplifico così. Nel Nord dove è più densa la borghesia produttiva e rivoluzionaria sta diventando punto di onore civico pagarsi l’un altro con bei bigliettoni da 500 euro. Per inciso, l’evasione fiscale maggiore avviene nel Sud, nel Nord è molto diminuita grazie all’approccio fiduciante tenuto da Tremonti. Ma nel Nord torna la ribellione. Ci si scambiano informazioni tecniche su come fare il nero nonostante Visco. E, credeteci, non sono contento di dover scrivere queste cose. Perché il giorno che toccherà a noi governare dovremo fare una fatica quadrupla a convincere i cittadini  ad avere fiducia nello Stato. Un tecnico di Visco mi ha detto che l’apparato di controllo sarà tale da non lasciare sfuggire nulla. Io piango quando sento delle idiozie del genere. Esiste una scienza del controllo che ne mostra i limiti di fattibilità e di costo. Inoltre il controllo concepito da Visco ha una natura illegittima sul piano costituzionale (che invito a controllare) e repressiva su quello sostanziale: indagine preventiva e totale come si fa agli imputati, ma senza che ci sia stato recapitato un avviso di garanzia. La gente lo sente e si prepara ad evadere anche senza necessità, per ribellione, per libertà. Ci considerate criminali, lo Stato è nemico? Bene, ci organizziamo. In sintesi, la rottura del contratto fiscale distrugge la coesione della nazione. Le tasse vanno pagate tutte quando sono eque ed i soldi pubblici spesi in modo utile. Quando non lo sono e i denari vengono buttati via la legge non vale più, non ha forza. Lo Stato ideale deve aderire a quello reale. Chi viola questa regola è un pazzo. C’è una corrente di pensiero che risale a Platone, prosegue per Hegel, passa per le dottrine giacobine, ed arriva fino allo Stato leninista dove si ritiene che l’etica pubblica possa essere indipendente dalla realtà e dal sentire della gente. Ma nella storia ha avuto successo il realismo, una filosofia che nasce con Aristotele, si ritrova nel contrattualismo di Kant e alimenta i concetti delle democrazie liberali. A sinistra leggono i libri dell’autoritarismo idealista e ciò li rende pazzi pericolosi perché manco si accorgono dei danni che fanno. Noi sì e ci ribelliamo per evitarli.  

(c) 2006 Carlo Pelanda
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