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Carlo A. Pelanda
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il Giornale

1999-10-22

22/10/1999

La verità che i sindacati italiani nascondono

La confederazione dei sindacati statunitensi (Afl-Cio) ha commissionato nei mesi scorsi una ricerca per valutare l’impatto delle sue organizzazioni affiliate sulle prestazioni delle imprese. Qualche settimana fa i risultati sono stati presentati in occasione di un raduno nazionale. Risultati: (a) le aziende con una forte presenza sindacale crescono molto meno di quelle senza; (b) lo sviluppo economico delle aree territoriali ad alta concentrazione di imprese sindacalizzate è molto più basso di quelle dove invece tale densità è minore. Incuriosito, dopo qualche peripezia, ho recuperato parte della base dati della ricerca. In questa si vede perfino meglio e più nettamente il fenomeno depressivo strutturale causato dalla presenza del sindacato. E’ fonte di arretratezza endemica. Ostacola sistematicamente l’innovazione tecnologica e l’evoluzione dell’efficienza produttiva delle imprese. Ma non è finita. Sempre più incuriosito, sono andato a vedere i comportamenti dei fondi americani di investimento finanziario gestiti direttamente da organizzazioni sindacali. Di norma queste mettono i soldi in aziende sindacalizzate (c’è un listino nazionale). E lo fanno proprio per condizionare più strettamente, cioè con la leva del capitale, le imprese affinché queste si pieghino ai diktat (non licenziare, compra solo americano, non delocalizzare, ridurre al minimo l’outsourcing, ecc.). Bene, facendo così parecchi di questi fondi non hanno fatto un soldo mettendo a repentaglio le risorse pensionistiche dei lavoratori che ad essi si sono affidati per solidarietà laburista. Tale dato coincide e conferma quello detto sopra. Ma la soluzione del problema è divertente ed interessante. Ad un certo punto questi fondi, per non crollare, si sono messi ad investire (anche) nelle odiate aziende dove l’efficienza capitalistica è massima ed il sindacato minimo. E hanno ripreso a guadagnare.

Prima di tutto sento doveroso riconoscere ai sindacati statunitensi – perfino più duri di quelli europei sul piano delle vertenze aziendali – il fatto che non cercano di nascondere la realtà. Anche se questa è devastante per il loro movimento. Onore all’avversario (anche se non si arrende ancora del tutto all’evidenza). Voglio mettere in luce tale punto per far risaltare meglio la mancanza di ricerche analoghe da parte dei sindacati italiani (ed europei continentali in generale). Anzi, per essere precisi, ho trovato che di ricerche ne fanno parecchie. In queste i dati economici paurosi del declino industriale ed economico del nostro Paese non sono nascosti. Ma non c’è il minimo segno che i nostri laburisti abbiano cercato di valutare e rendere oggetto di discussione aperta il loro impatto sulla crescita economica. E’ un errore di impostazione conoscitiva oppure una precisa scelta di occultamento? Ispirato dal clima spionistico di questi giorni mi sono messo a "coltivare" un ricercatore (mio ex-studente) che lavora per uno dei sindacati. Questo aveva bisogno urgente di dati raffinati e simulazioni sullo scenario economico. Te li do – gli ho detto – se mi fai avere copia dei dati riservati che i capoccia della tua organizzazione leggono e commissionano. Mi arrivano per e-mail con il messaggio "per l’amor di Dio non farmi beccare". Lo rassicuro, figuriamoci se brucio una talpa così preziosa. Ed è venuto fuori che i sindacati hanno un’immagine molto precisa del disastro economico italiano. E che sono, soprattutto, perfettamente consci delle loro responsabilità. Cosa hanno deciso? Di far prevalere il principio della propria sopravvivenza sull’interesse dei lavoratori. Come? Rendere ancor più pervasivo il sindacato (tipo, appunto, il forzare la sindacalizzazione per legge anche nelle microimprese) e, solo dopo aver consolidato la loro capacità di ricatto, mollare qualcosa in relazione ai requisiti di efficienza competitiva delle imprese. Ma non troppo, anzi pochissimo. E, ovviamente, nascondendo a costo di farsi fucilare il fatto – di cui hanno perfetta consapevolezza – che la loro strategia, se ha successo, comporterà una depressione endemica del sistema economico. Li preoccupa? Certo. Ma non per l’impoverimento (più deboli significa più tessere sindacali). Si rendono conto che se il mercato europeo resta sindacalizzato e, allo stesso tempo, aperto alla concorrenza globale, poi la crisi sarà totale. E questa non la vogliono perché massacrerebbe anche loro. Cosa ti hanno trovato? Che se si chiudesse in modo protezionistico nei confronti dell’esterno tutto il mercato interno europeo, questo sarebbe sufficientemente grande da permettere un’economia socialista. Ovviamente sarebbe un errore catastrofico. Ma, in effetti, ci metterebbe qualche anno a risultare tale nei fatti.

In sintesi, la strategia dei sindacati italiani, e di quelli tedeschi e francesi, è di isolare l’Europa per gestirne la stagnazione piuttosto che contribuire a renderla competitiva. Questo va svelato. Ma non bisogna mai fare il processo alle intenzioni, pur criminali. Si deve sempre ancorare un giudizio ai fatti oggettivi. Qualcuno, per favore, faccia in Italia la stessa ricerca di impatto sindacale nel presente attuata negli Stati Uniti. Il risultato sarà talmente istruttivo da bloccare la strategia futura di questi sciagurati.

(c) 1999 Carlo Pelanda
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