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Carlo A. Pelanda
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il Giornale

1999-9-30

30/9/1999

Tra il demonio e la palude

Questo ennesimo incidente nucleare non ci voleva. Scuote la fiducia della gente di tutto il mondo sulla forma di energia piu' pulita ed allo stesso tempo potente che conosciamo. E, in prospettiva, capace di evolvere verso livelli di sicurezza assoluta. Sembra paradossale dirlo a commento della contaminazione radioattiva avvenuta nell'impianto nipponico di Tokaimura (100 kilometri a nordest di Tokyo). Non e' stato un incidente gravissimo. Tre operatori stavano mescolando le sostanze che costituiscono il carburante per un reattore nucleare. Per un errore umano hanno messo troppo uranio e c'e' stata una reazione contaminante, pur essendo rimasto il materiale fissile ben contenuto entro le scatole di sicurezza. Dei tre due sono gravi, centocinquanta cittadini dell'area sani, ma evacuati. Non e' stato, appunto, un incidente epocale. Anche quello avvenuto nel marzo del 1997 in Giappone - un incendio in un altro impianto di trattamento dei carburanti nucleari - che ha contaminato ad un livello molto basso 37 operatori e' stato minimo. Ma ha scatenato una tempesta di reazioni negative al riguardo della tecnologia nucleare. Quello nuovo sara' causa di un uragano perfino peggiore sui media. Anche perche' il Giappone e' forse il paese dove si spendono molti fondi per studiare la nuova generazione di reattori nucleari a sicurezza totale. Se falliscono anche li', scrive un americano su una chat line di Internet, vuol dire che Dio 'sta roba proprio non la vuole. E negli Stati Uniti l'industria nucleare, una volta forte ed espansiva, sta contraendosi da anni perche' il dissenso sociale produce costi insopportabili. Il verde tedesco, sempre su Internet, si limita ad un "ve l'avevamo detto". In Italia saranno soddisfatti coloro che nel 1998 proposero il referendum di abolizione del nucleare, vinto con maggioranza di circa l'80% - anche perche' in pacchetto con altri che tiravano il voto a favore - sull'onda emotiva del disastro di Chernobyl (1986). Per altro siamo alla portata dell'enorme sistema nucleare francese (che genera ben il 65% dell'energia elettrica totale di quella nazione). Parigi, che teme la denuclearizzazione per motivi sia di grandeur sia di paura di dipendere troppo dal petrolio, tenta un controllo del sentimento popolare. Ma ci riesce sempre di meno. La Germania governata di rossoverdi e' ormai sulla via della denuclearizzazione. E il caso giapponese, piccolo che sia, appesantira' ancor di piu' il dissenso sociale contro l'energia atomica, dappertutto. Bisogna arrendersi? Non ancora.

L'energia data dalla fissione nucleare, ed in futuro dalla fusione, e' l'unica possibilita' che realmente abbiamo di produrre energia senza riempire l'ecosfera di emissioni, dai cicli del petrolio e del carbone, che inducono l'effetto serra. Cioe' amplificano riscaldamento del pianeta, lo scioglimento dei ghiacci, l'innalzamento dei mari. Con una prospettiva da qui ad un secolo di dover ricollocare 2/3 della popolazione mondiale dalle coste e bacini fluviali sommersi o impaludati. Se prima sopravvivono ai fenomeni climatici piu' intensi dovuti alla maggiore quantita' d'acqua nell'aria. Senza l'energia nucleare, inoltre, dipendiamo troppo dai cartelli del petrolio, con la complicazione che molti paesi produttori sono fonte di conflitti e disordine internazionale. Cosa che poi ci costringe ad impegnarci in guerre o per difendere un prezzo basso del petrolio (Irak) o per intervenire dove altri le stanno facendo per prendere il dominio di questa fonte energetica (area centro-asiatica). Ricattati continuamente dai padroni dell'oro nero. Che, tra l'altro, prima o poi finira'. Dopo aver sporcato tutto, tra cui i nostri polmoni. Questo scenario e' troppo critico per abbandonare l'opzione di soluzione nucleare, pur cosi' drammaticamente problematica per sicurezza, simbolismi e consenso.

Dove sta il problema? Nel 1979 a Three Miles Island (Usa) ci fu un'emergenza di massa nucleare. In realta' niente usci' dalla centrale (l'incidente fu autocontenuto dai sistemi di sicurezza). Ma le autorita' e i media fecero un pasticcio. Poiche' la radioattivita' non si vede ne' puzza, la gente dipese dalle fonti di informazioni. E fu panico nonostante che nulla fosse accaduto. Chernobyl non fu un incidente. Fu un esperimento irresponsabile andato male. I tecnici staccarono volutamente i sistemi di sicurezza per sperimentare chissa' che cosa. E questo, non un fallimento dei pur arretrati sistemi di sicurezza, causo' il successivo disastro. Amplificato a dismisura per le stesse ragioni del caso precedente. In sintesi. I reattori sono gia' abbastanza sicuri (nessuno e' esploso per incidente) e possono esserlo di piu' nel futuro. Infatti gli incidenti avvengono in fasi o di preparazione del materiale nucleare o di gestione dei rifuti. Quindi sui lati, e non sul centro, della tecnologia atomica. Con appropriati investimenti il problema puo essere risolto. Ma senza consenso e razionalita' questi non arriveranno mai. Cosi' la palude sommergera' i municipi fieri di dirsi denuclearizzati.

(c) 1999 Carlo Pelanda
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