ENGLISH VERSION


 VITA
  Biografia    Gallery     Interviste    Premi     CPTV

 PUBBLICAZIONI

  Libri    Saggi    Ricerche
  Articoli dal 1998

 LETTERE

  Scrivi a CP
  Leggi le lettere    Archivio

 CERCA


Carlo A. Pelanda
menu
fb Tw g+ print

il Giornale

2006-3-6

6/3/2006

Il significato sistemico dell’abolizione dell’Ici

La stampa che fiancheggia la sinistra ha tentato di oscurare o minimizzare l’impegno di cancellazione immediata dell’Ici sulla prima casa fatta da Berlusconi. E lo ha fatto perché ha visto in questa proposta concreta un grave pericolo simbolico per la sinistra stessa: con estrema chiarezza viene posta al ceto medio la questione se far vincere il partito delle tasse o quello che le riduce. Mentre tutta la campagna elettorale dell’Unione e dei suoi fiancheggiatori ha messo in priorità il nascondimento del suo progetto sostanzialmente tassista allo scopo di far votare contro i propri interessi almeno una parte del ceto medio. E qui sta tutto il punto: chiarire le cose in modo tale che la classe media possa capire esattamente per cosa vota in modo da connettere scelta e proprio interesse. In tal senso la proposta di abolizione dell’Ici, oltre ad un valore sostanziale per le tasche, ha quello simbolico di richiamare la gente a riflettere su cosa esattamente si vota, appunto o il partito delle tasse e  quello che le toglie.

Ma nell’enfasi sull’abolizione dell’Ici c’è un messaggio ancora più generale. Il sistema fiscale italiano è sostanzialmente iniquo perché il cittadino è chiamato a finanziare molte spese pubbliche del tutto inutili. E la differenza tra quantità di denaro che viene versata e quella che ritorna ai cittadini in forma di servizi, sicurezza, investimenti di sviluppo, ecc., è enorme. E tale differenza si chiama “spreco sistemico”. In particolare, il ceto medio produttivo deve pagare un plus di tasse per finanziare apparati, privilegi, inefficienza. Non solo spreco, quindi, ma questa quota è la misura quantitativa di una vera e propria iniquità. Oggi il carico fiscale complessivo è attorno al 40% della ricchezza nazionale. Se togliessimo gli sprechi e le spese inutili, probabilmente, basterebbe un 30% per finanziare servizi, sicurezza, sviluppo e obbligo di solidarietà per i più bisognosi. Tale calcolo è complicato dalla natura totalmente pubblica del sistema sanitario e, per l’Italia, probabilmente  dovremmo portare la soglia di equità sul 30 - 33%. Einaudì la pose al 25%. Helmut Kohl disse che al 50% si tratta tecnicamente di comunismo. In sintesi, il ceto medio italiano è chiamato a pagare una sovrattassa di circa il 10% della ricchezza nazionale di cui non si capisce l’utilità, ma si conosce la storia. Concessioni alle teorie stataliste della sinistra e della componente assistenzialista del vecchio potere democristiano negli ultimi decenni. Di fatto la “tassa storica del centrosinistra”, dal 1963. Negli ultimi cinque anni è successo che la volontà politica del centrodestra di eliminare tale quota si è scontrata con problemi di fattibilità: interessi incrostati, dissensi di massa, ecc. Per cui la riforma dell’iniquità di sistema dovrà essere per forza lenta, passo dopo passo. In questo contesto, Berlusconi ha certamente voluto segnalare all’elettorato del ceto medio che, pur nelle difficoltà, resta immutato l’impegno iniziale del centrodestra nel portare il prima possibile ed il più possibile il contratto fiscale vicino ai parametri di equità Sarà in cinque o dieci anni, non possiamo ancora scenarizzarlo per le troppe incognite, ma il punto è che alla fine ce la faremo. E tale volontà viene dimostrata abolendo, tra le tasse, quella che è moralmente la più iniqua: l’Ici sulla prima casa, luogo di riproduzione della famiglia, valore naturale alla base di qualsiasi altro valore economico. E’ un segnale che il centrodestra manterrà la via del ribilanciamento del contratto fiscale inserendo passo dopo passo sempre più equità. E qui si fondono i due segnali: votate secondo interesse, il fondamento di una democrazia liberale, e valutate se la sinistra che vuole alzarle lo rappresenta meglio del centrodestra che si impegna a ridurle in relazione alle possibilità, ma attento ad eliminare in anticipo le iniquità più vistose. E questo messaggio è proprio quello che la propaganda di sinistra vuole oscurare. Io metterei entro questo quadro di significati l’enfasi con cui Berlusconi ha comunicato l’abolizione dell’Ici. C’è molto di più, ha fatto un immenso piacere sentirlo. Mobilitante.

(c) 2006 Carlo Pelanda
FB TW G+

(c) 1999 Carlo Pelanda
Contacts: public@carlopelanda.com
website by: Filippo Brunelli