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Carlo A. Pelanda
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il Giornale

2000-10-26

26/10/2000

Lezione americana: il liberalismo è più sociale del socialismo

La sinistra europea, da sempre, usa il caso statunitense come prova del paradigma che un sistema liberalizzato, dove si può assumere e licenziare con facilità e lo Stato sociale è fiscalmente leggero, producono un’eccessivo e moralmente inaccettabile squilibrio: il ricco diventa più ricco ed il povero più povero. E ciò giustifica, per questi signori, la demonizzazione del liberalismo economico. Per loro sfortuna, i dati recentemente rilasciati dall’ufficio statistico del governo americano (Census Bureau) mostrano con chiarezza l’esatto contrario. La crescita economica della nazione, oltre ad essere robusta da anni grazie all’efficienza del mercato non vincolato da pesi eccessivi, ha creato la piena occupazione, aumentato la ricchezza media, e – qui il punto – l’ha anche spalmata su tutta la popolazione. Vediamo i dati.

In America, nel 1999, il reddito mediano delle famiglie – cioè il punto da dove metà della popolazione guadagna di più e l’altra di meno - è stato di $ 40.816 (quasi 90 milioni di lire). Salito di ben il 2,7% dal 1998. Altri dati mostrano che gli incrementi di reddito, in media, hanno superato l’inflazione o comunque non andati sotto. E, soprattutto, si sono diffusi con buona omogeneità: in tutti i 50 stati dell’unione la ricchezza è cresciuta. E’ una prova solida della diffusività sociale e territoriale della crescita. La mediana dei redditi delle famiglie nere, area etnica tra le piu’ storicamente svantaggiate in America, ha raggiunto il record storico (in alto) di $ 27. 910 (circa 60 milioni di lire equivalenti). La povertà è scesa in tutti i gruppi sociali che vi erano intrappolati. Dei 32,2 milioni (più di 270 la popolazione totale) di persone che nel 1998 vivevano con un reddito inferiore alla metà di quello nazionale, nel solo1999 ben 2,2 milioni sono passati alla classe media. Il tasso di povertà, infatti, è diminuito per il terzo anno consecutivo: nel 1999 è sceso all’11,8% mentre nel 1998 era al 12,7%. Il gap di ricchezza tra i bianchi ed i neri e ispanici ancora esiste, ma si sta riducendo di molto. Questo dato è moderato da un altro meno buono: il 20% piu’ ricco della popolazione ha incassato il 49,4% dell’intero reddito nazionale (49,2% nel 1998) mentre il 20% più povero ne ha preso solo il 3,6%, lo stesso dell’anno precedente. Ma perfino uno tra i più critici istituti di ricerca della sinistra americana, il "Center on Budget and Policy Priorities", ha dovuto ammettere, a denti stretti, che da anni il gap tra ricchissimi e poverissimi, almeno, non aumenta. Grazie, appunto, ad una crescita che riesce a diffondersi dappertutto, anche se da qualche parte solo in piccoli rivoli.

Va subito detto che la crescita elevata, continua e diffusa dell’ultimo decennio non va accreditata all’Amministrazione Clinton ed alla sinistra. Questi, saggiamente o furbescamente, non ha osato toccare neanche con mezzo dito l’economia o alzato tasse o cose del genere. Anche perchè la Camera dei deputati, a maggioranza repubblicana pro-mercato, mai glielo avrebbe lasciato fare. Ma va riconosciuto alla sinistra centrista statunitense il merito suo proprio di aver capito che le idee populiste, stataliste, tassiste, distruggono la crescita. Infatti Clinton le ha gettate nel cestino. Mi piacerebbe poter fare questo riconoscimento anche alla sinistra europea. Ma al momento non ce ne sono i motivi. In Italia, poi, è notte con luna rossa.

Nell’Europa dello Stato protezionista, governato dalle sinistre o da loro e dai sindacati pesantemente influenzato, c’è, fondamentalmente, stagnazione da almeno 10 anni La disoccupazione resta sul 10% (eurozona). Per sfangare po’ di crescita malsana, quest’anno, i governi hanno dovuto ricorrere alla svalutazione competitiva dell’euro, risoltasi in un boomerang. In particolare, la quantità di poveri è aumentata, la classe media si è appiattita verso il basso (del potere di spesa), il ricco è diventato meno ricco ed il povero molto più povero. I fatti sono chiari e limpidi: l’Europa sociale crea poveri, l’America oltre che a produrre una grande crescita, riesce a diffonderla socialmente.

Con questo non si vuol dire che bisogna importare in Europa il modello americano pari pari per risolvere i problemi della prima. Il risultato eccezionale detto sopra ha avuto anche motivi contingenti e fortunati. Per esempio, i redditi sono saliti molto più dei salari. Ciò indica che parecchia ricchezza, soprattuto nella classe media, sia venuta da un ciclo finanziario (Borsa ed altro) e dalla grande forza attrattiva del superdollaro, fattori non necessariamente duraturi. Tuttavia, anche con questa considerazione cautelativa risulta evidente che tra statalismo e liberalismo è il secondo che vince in termini di maggiore capacità di creare e diffondere ricchezza. E’ ora che anche in Europa si valutino i fatti della realtà e da essi si impari.

(c) 2000 Carlo Pelanda
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